da Dr. Alberto Di Muria
Farmacista di Famiglia
“Dottore, mi dia qualcosa per questa stanchezza. Niente di particolare, sarà il periodo.” A dirmelo era un uomo di cinquantatré anni. Avrei potuto prendere un prodotto dallo scaffale e rispondere alla sua richiesta. Gli ho invece fatto qualche domanda. Dormiva male. Dopo pranzo si sentiva pesante. L’intestino era diventato irregolare. Ogni tanto aveva mal di testa e collo contratto. Per lui erano piccole cose completamente separate. Forse, invece, erano pezzi della stessa storia. È una delle cose che il banco della farmacia mi ha insegnato: il corpo non vive a compartimenti. Sistema nervoso, intestino, sonno, metabolismo, alimentazione e stress comunicano continuamente. Questo non significa cercare una malattia dietro ogni piccolo fastidio. Significa imparare a fare una domanda in più. Il sintomo è il punto in cui il corpo alza la voce. Ma spesso ha cominciato a parlarci molto tempo prima. Ecco perché, prima di chiedermi cosa prendere, raccontami da quanto tempo succede, come dormi, come mangi, cosa è cambiato e che periodo stai attraversando. Qualche volta servirà un integratore, altre basterà modificare alcune abitudini e altre ancora sarà importante rivolgersi al medico. E poi c’è una cosa alla quale tengo particolarmente: sapere cosa è successo dopo il consiglio. Perché il rapporto non dovrebbe terminare quando una persona esce dalla farmacia. Non voglio essere soltanto il farmacista al quale chiedi cosa prendere. Voglio essere il farmacista al quale puoi raccontare cosa ti sta succedendo. È questa, per me, la differenza tra consegnare un prodotto e prendersi cura di una persona.
ENTRO IN FARMACIA PER UN PICCOLO DISTURBO: MA COSA STA CERCANDO DI DIRMI IL MIO CORPO?