il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

La musica sveglia il tempo

Note di Solidarietà, domenica 11 settembre nel decennale della tragedia delle Torri Gemelle, a San Marzano con la Valle del Sarno Pop Orchestra, diretta dal M° Antonio Florio

Come tutti i grandi eventi storici, l’attentato alle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 ha segnato profondamente l’inconscio collettivo, ponendo così la necessità di essere rielaborato attraverso produzioni culturali che ne medino il significato. Domenica 11 , nella Piazza Umberto I di San Marzano sul Sarno, alle ore 21,30 , sarà la Valle del Sarno Pop Orchestra, diretta dal M° Antonio Florio, ad onorare la memoria delle vittime innocenti cadute in quel tragico scontro tra civiltà, con un concerto di solidarietà.  Il comune di San Marzano sul Sarno con il patrocinio del Piano di Zona dell’Agro, un vero e proprio piano regolatore delle strutture e dei servizi sociali,
un patto sociale attraverso il quale le istituzioni presenti sul territorio uniscono le forze per aiutare i meno fortunati ad uscire dall’area della marginalità per rientrare nella sfera della normale convivenza civile, si è quindi affidato ad una giovane e valente orchestra, composta di circa quaranta elementi, fiore all’occhiello della Civica Associazione Musicale. Uno spettacolo, al quale sono state invitate le cooperative sociali operanti nel terzo settore, che rappresenta il primo passo per la nascita del progetto Abreu, ovvero quel sistema sociale e musicale messo a punto in Venezuela da Josè Antonio Abreu, sostenuto e ammirato dai più grandi musicisti del mondo, a cominciare da Claudio Abbado, che è riuscito a produrre “una resurrezione”, strappando i giovani alle bande criminali, riscattandoli da una situazione di miseria materiale e spirituale, dando loro la forza per lottare per il proprio futuro e per quello delle persone vicine.  La formazione, guidata dalla bacchetta del sassofonista Antonio Florio, proporrà nella prima parte del programma le più amate colonne sonore firmate da grandissimi quali Morricone, Vangelis, Piovani e Zimmer, per poi evocare il particolare sound della Glenn Miller Orchestra, e ritornare alla musica da film con temi quali New York, New York di Kander ed Ebb o Moon River di Mercer e Mancini. Il finale, invece vedrà accomunati la tradizione musicale partenopea, il rock del chitarrista messicano Carlos Santana e i ritmi cubani di Perez Prado che infiammeranno la platea. Tre i brani che caratterizzeranno il tributo alle vittime di “Ground Zero”: un particolare arrangiamento in chiave moderna, firmato dall’indimenticato Luciano Fineschi dell’ introduzione del poema sinfonico di Richard Strauss “Also sprach Zarathustra”, e due pagine di Duke Ellington “Echoes of Harlem” e “Caravan”. “La musica sveglia il tempo” è il titolo di uno degli ultimi lavori letterari di Daniel Barenboim e nell’essenza di questi tre brani ritroviamo quel filo rosso di speranza che sembrò spezzato quell’ 11 settembre di dieci anni fa. Affontando per sommi capi -e con inevitabile banalizzazione – il contenuto del testo nietzschiano- che, nella sua complessità, è stato spesso variamente e anche equivocamente interpretato – si deve osservare che in esso vengono proposti tre temi fondamentali: la morte di Dio – concetto ripreso dalla Gaia Scienza – ovvero il progressivo distacco dell’occidente da Dio, che equivale alla sua uccisione, e comporta anche il crollo dell’impalcatura di credenze e certezze che hanno accompagnato l’umanità per 2000 anni; quindi l’idea del superuomo -anzi dell’oltreuomo, Übermensch- ovvero l’Uomo Nuovo che supera questo vuoto di valori perché ha reciso i legami col trascendente e ha scoperto il valore della propria natura corporea e terrena, grazie a una forza creatrice che gli permette di sostituire ai vecchi doveri la propria volontà; infine l’eterno ritorno, per cui il crollo delle certezze della metafisica riguarda anche la concezione giudaico-cristiana della finalità dell’universo, che invece non ha un inizio e una fine, non ha un senso intrinseco, ma è essenzialmente eterno ritorno all’identico. La via di Richard Strauss è aggiunta in esergo alla sua pagina: “La musica ha sognato per troppo tempo, adesso vogliamo svegliarla. Eravamo sonnambuli: vogliamo diventare sognatori svegli e coscienti”. La libertà che sognava la generazione di musicisti a cui apparteneva Strauss fu riconosciuta nel jazz, al quale la musica colta europea guardò, ed ecco che per il secondo affresco, Antonio Florio si affiderà a due gemme dell’ opera di Duke Ellington, che è per intero attraversata da due metafore: un luogo e un viaggio: il luogo è certamente il cortile di Harlem, che sarà rievocato in  Echoes of Harlem, un particolare “cortile”, questo, in cui è racchiusa la variopinta e affaccendata moltitudine umana, il melting pot americano, come in fuga prospettica, sovrastata dal solo di trombone, richiamante atmosfere tristi, remote evocazioni di un passato doloroso, capace di ricavare dallo strumento toni e lamenti della voce umana e di contro Caravan, un brano del 1937,  firmato da Juan Tizol, trombonista portoricano, un tributo allo  spirito esotico delle carovane del deserto, portatrici della filosofia e dell’intera cultura d’Oriente.

 

 

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