il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Va avanti il progetto Hy Solar Kit: intervista al prof. Gianfranco Rizzo

Filippo Ispirato

Sta andando avanti in maniera sempre più concreta l’Hysolar Kit, nato e sviluppatosi a Salerno grazie ad un gruppo di lavoro composto da diversi ingegneri e professori del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno (Ivan Arise, Vincenzo Marano, Cesare Pianese, Gianfranco Rizzo, Gina Scorziello e Marco Sorrentino).

L’Hysolar Kit è un progetto che prevede lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di un kit che permette di convertire la propria automobile, alimentata a benzina o diesel, in un veicolo ibrido-solare, che consente di ridurre le emissioni inquinanti ed i consumi senza ridurne la sicurezza o le performance.  Del kit solare ibrido e delle sue caratteristiche tecniche ne abbiamo giàparlato in un precedente articolo del 02/08/2013; andiamo adesso a vedere da vicino, attraverso un’intervista al Prof. Gianfranco Rizzo, responsabile del progetto, a che punto è arrivato il progetto e quali sono i suoi sviluppi futuri.

1. Prof. Rizzo ultimamente è stato dato ampio risalto alla vostra iniziative su diverse testate giornalistiche e in alcuni programmi televisivi, tra cui uno speciale dedicato su Sereno Variabile. A che punto siete nel processo di sviluppo del progetto dell’HySolarKit?

Innanzitutto stiamo continuando la ricerca su diversi aspetti del progetto, in particolare quelli legati alle modalità di energy management e controllo del sistema (ad agosto presenteremo due paper al congresso IFAC a Città del Capo in Sudafrica). Dovremmo passare dall’attuale primo prototipo, funzionante ma non ottimizzato, ad una versione vicina a quella che potrà essere poi industrializzata. Stiamo in parallelo lavorando agli aspetti più propriamente manageriali ed alla struttura aziendale, che potrà presumibilmente vedere l’affiancamento della attuale azienda di spin-off con altri partner. Ci stiamo lavorando anche tramite la partecipazione a diversi concorsi (l’ultimo il boot-camp di Milano di Intesa San Paolo). 2. Come intendete finanziare il progetto per iniziare la fase di produzione? Tramite i canali di finanziamento tradizionali o facendo ricorso anche a canali di finanza alternativa?

Proviamo tutte le strade: progetti regionali, europei, finanziamenti universitari (che purtroppo sono limitati), finanziamenti da partner industriali o finanziari. La crescente diffusione del nostro progetto non potrà che aiutare questa ricerca.

3. Siete già partiti con il crowdfunding? Se si qual è al momento la risposta di cittadini ed imprese?

Stiamo per partire con Eppela.com: a breve potremo verificare la risposta. Per adesso abbiamo avuto molte attestazioni di stima ed apprezzamenti dal mondo accademico, imprenditoriale, da associazioni a tutela dell’ambiente e dal popolo dei social network; siamo ora in attesa che il sistema di finanziamento del crowdfunding prenda il via con i primi contributi.

4. Chi volesse, da singolo cittadino o da impresa, finanziare il progetto attraverso il crowdfunding, cosa dovrà fare?

Innanzitutto collegarsi al sito Eppela.com o al nostro sito www.hysolarkit.com. Abbiamo previsto diverse modalità di compartecipazione, tra cui delle micro donazioni o forme di compartecipazioni che includano anche la possibilità di “scommettere” con noi sul progetto, avendo diritto ad uno sconto pari al doppio della somma versata, al momento dell’acquisto del kyt solare ibrido per la propria auto. 5. Avete altre idee in campo per sostenere la produzione dell’HySolarKit?

Essenzialmente attraverso la diffusione delle informazioni sul progetto e la conseguente ricerca di partner industriali e finanziari. Abbiamo già diversi contatti, di cui alcuni ad uno stadio avanzato.

6. Quando è previsto l’inizio della fase di vendita al dettaglio, è già disponibile sul mercato?

Dovremmo passare dall’attuale primo prototipo ad una versione vicina a quella che potrà essere industrializzata, ed quindi sviluppare la struttura aziendale. Può essere necessario circa un anno di lavoro, ma anche meno disponendo di risorse e/o partner adeguati.

7. Avete avuto già delle commesse dall’estero? Non commesse vere e proprie, ma un forte interessamento ad essere nostri partner in un progetto da presentare ad Horizon 2020.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.