il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cento anni d’amore: Raffaele e Francesca

Da Wedding planner Gaia

Davvero un singolarissimo e simpaticissimo “regalo” per gli 85 anni di
matrimonio hanno scelto tramite la nostra Agenzia – siamo nati da poco ma siamo
già operativi su tutto il territorio nazionale, isole comprese tramite nostri
colleghi del settore – figli e nipoti di una coppia simpaticissima di nonnini
centenari. Quel filmino girato non solo in bianco e nero ma anche “muto” è
stato fatto restaurare e sarà proiettato oggi pomeriggio in una sala
cinematografica romana noleggiata per intero per l’occasione.
Raffaele Faiella, classe 1912, originario di Salerno, e Francesca Telesca,
classe 1914, originaria di Matera, si erano scambiati il fatidico “si” il 30
luglio 1929 dopo che la ragazzina era rimasta incinta ed il Tribunale di Napoli
aveva autorizzato le nozze dei minorenni… dopo dieci anni l’Italia sarebbe
entrata in Guerra e Pasquale sarebbe partito al fronte. E così dopo ben 85 anni
di vita insieme nella quale ne hanno viste davvero tante di cose benne e brutte
: una Guerra Mondiale, cadere regimi e monarchie, l’avvento della televisione
nelle case, la legge sul divorzio e l’aborto, l’elezione di ben 5 Papi, due
campionati del Mondo di calcio vinti e tante altri avvenimenti storici…oggi
hanno potuto rinnovare le promesse matrimoniale con la presenza dei loro tre
figli e di nipoti e pronipoti.
E come regalo di anniversario non il solito pranzo con la solita torta ma una
intera sala cinematografica romana nella quale rivivere con la propria
discendenza le emozioni di 85 anni prima quando lui aveva solo 17 anni e lei
solo 15…l’età media che oggi hanno i loro pro-nipoti in un mondo totalmente
diverso dal loro ma probabilmente con gli stessi sogni e le stesse aspettative
romantiche.

1 Commento

  1. Caro direttore Bianchini,
    è una “lettera d’amore e di gratitudine” che ho scritto a Francesca. Sono soltanto un vecchio scugnizzo nato settantacinque anni fa in un vicolo di Napoli, e quel vicolo e le strade di Napoli e di Afragola – dove ho vissuto per sette anni – sono state la mia vera scuola e la mia vera famiglia. Le cose che scrivo me le detta il cuore direttamente, quasi tutto in dialetto. Questo per confermare a chi legge che non sono né uno scrittore né un intellettuale, sono soltanto un appassionato della poesia napoletana.
    Poiché da sempre credo che l’amore, in senso lato, sia l’humus in cui possono germogliare i migliori sentimenti di pace e condivisione, e nello specifico l’amore fra due persone sia capace di diffondere attorno a sé gioia e armonia, sperando di non annoiare nessuno vorrei condividere, con tutte le buone persone che sanno amare, questo mio “atto d’amore”. Sono parole semplici con le quali ribadisco a Francesca le emozioni che continuo a provare per lei e quanto le sono grato per tutto ciò che mi ha dato e continua a darmi. Ed è appunto in nome dell’amore che dedico questa “lettera” anche a tutte le lettrici e i lettori di “Il Quotidiano di Salerno” e a tutte le coppie dell’universo con un mondo di auguri di ogni bene.
    Cari e grati saluti,
    Raffaele ( raffaelepisani41@yahoo.it )

    Lettera d’amore e di gratitudine a mia moglie

    Cara Francesca,
    un’altra lettera oggi ti scrivo, oggi, a settantacinque anni compiuti, per dirti ancora che ti amo e per dichiararti tutta la mia gratitudine. Sì, ti amo come ho iniziato ad amarti da quella “mattina incantata” del 23 maggio 1981 regalatami, finalmente, da un miracolo che non avevo mai smesso di invocare, che si è realizzato con te e che ci ha stretti l’uno all’altra spalancandoci la grande porta dell’amore. Da allora viviamo una favola che continua a regalarci la tenerezza delle sensazioni di quei primi giorni avvolti da qualcosa di magico difficilmente descrivibile a parole, perlomeno con le parole del mio cuore di vecchio scugnizzo nato e cresciuto nei vicoli e nelle strade di Napoli e di Afragola che sono state la mia vera scuola. Ti amo, Francesca, per le lacrime che mi hai asciugato con i tuoi baci e le tue carezze quella sera del 29 giugno dell’81. Ti amo, Francesca, perché mi hai liberato dall’oscurità che avvolgeva e soffocava i miei pensieri, le mie speranze, i miei sogni. Ti amo perché mi hai aiutato a saper meglio discernere i valori veri della vita dalle false conquiste, il canto dell’usignolo dal gracchiare dei corvi, la comprensione dall’intolleranza, l’eleganza dalla volgarità, l’essenziale dal superfluo, l’umiltà dalla presunzione. Ti amo per la serenità, la sicurezza e il calore che mi regali. Ti amo per gli slanci improvvisi di affetto con cui mi sorprendi quando a volte sono assorto e assente, riaccendendo così quella fiammella che reciprocamente non vogliamo che si affievolisca. Ti amo perché finalmente in te ho trovato la mia casa e la mia famiglia. Ti amo per la dolcezza del nostro tenerci per mano; per la semplicità del nostro vivere quotidiano che ci fa apprezzare e godere le piccole gioie. Ti amo, Francesca, perché ancora oggi, a settantacinque anni suonati, mi fai sentire come lo studentello esultante per la conquista della sua prima fidanzatina e che trova ancora assieme a te l’entusiasmo di cantare, a voce spiegata, il nostro appassionato e gioioso inno all’amore. Ti amo per la generosità che ti porta a considerarmi addirittura un poeta quando sai ascoltare per l’ennesima volta, con interesse, quello che il mio cuore riesce ad esternare e fissare sulla carta. Ti amo perché ti vedo ancora ridere alla vecchia barzelletta raccontata agli amici come se l’ascoltassi per la prima volta. Ti amo perché sai guardare con indulgenza alle mie debolezze portandomi – senza far vedere – a considerarle come gradini per crescere. Ti amo, Francesca, per tutto ciò che mi dai, ma ti amo sopra ogni cosa perché mi hai fatto ritrovare quel cuore di bambino che le tristi vicende della vita mi avevano rubato e poi gettato via, quel cuore di bambino che era tutta la ricchezza che avevo. Tu lo hai raccolto con delicatezza, lo hai curato e guarito con la purezza dei tuoi sentimenti, lo hai riempito del tuo amore e me lo hai ridato. Ed è stato così che dal 23 maggio del 1981 quel cuore di bambino ha riportato nei miei occhi la riscoperta dell’emozione di una meraviglia sempre nuova, quel cuore che è tornato a farmi sognare e volare, assieme a te!
    Il tuo Raffaele

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