il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Oncologia: la storia di Barbara e … la buona tv

Annalisa Corinaldesi

TEGGIANO – Giovedi sera, 3 settembre scorso, sugli schermi di Uno/Tv è andata in onda la bella e drammatica storia di Barbara D’Alvano, una splendida ragazza ventunenne di Teggiano, figlia dell’avvocato Giuseppe, che ha lottato strenuamente contro la cosiddetta “malattia del secolo” ed ha vinto alla grande la sua battaglia che è uscita dai canoni tradizionali del privato e del riservato per divenire di dominio pubblico sulla scorta della convinzione che l’informazione e la conoscenza siano gli elementi più importanti per la risoluzione di tanti problemi. Per la prima volta davanti alle telecamere, Barbara è stata impressionante per la serenità con cui ha esposto il suo caso ed ha parlato al pubblico televisivo in maniera fortemente convincente e coinvolgente. Sapientemente supportata dalle intelligenti domande del giornalista Pietro Cusati (conduttore della rubrica “Angolo Cusati”) e guidata anche se solo con gli occhi dal papà Giuseppe (presente anch’egli in studio), la giovane teggianese ha riempito di umanità e di umiltà la trasmissione di una televisione locale che da tempo va alla ricerca non solo di spunti di cronaca ma anche, se non soprattutto, di tutti quegli spaccati di vita vissuta che vanno decisamente al di là della cronaca per affondare le loro radici nel sociale attraverso i problemi reali (dalla salute, all’economia, al lavoro, alle professioni, allo sport, ecc.).
Tutti possono fare televisione, ma c’è televisione e televisione; ebbene Uno/Tv con le sue scelte oculate sta facendo il vero salto di qualità verso l’informazione televisiva utile e di sicuro impatto sociale, una informazione che pur partendo da fatti locali riesce a trattare, con grande professionalità, tematiche di risonanza provinciale, regionale e nazionale. Molto commovente il passaggio in cui Barbara dice “perché non a me” riferendosi al problema ed alla prima domanda di tutti che è, al contrario, “perché a me”. E Barbara lo spiega con una semplicità che ha dell’incredibile, quasi come se stesse parlando dei sentimenti di un’altra persona, forte del fatto di aver trovato in quei momenti di assoluto sconforto e di paura la forza per battersi ed andare avanti. Ma qual è la storia di Barbara D’Alvano ? Una mattina una giovane ragazza di Teggiano (non ancora diciottenne) si sveglia dal sonno perché avverte qualche dolorino, uno di quei dolori che stanno a metà strada dall’innescare immediata preoccupazione o decisamente da trascurare. La ragazza capisce che questa volta, però, c’è qualcosa di strano e già nell’aria della sua camera aleggia l’inquietudine e la paura. Si confida prima con la sorella, poi con la mamma e, infine, con il papà; rapide le scelte e conseguenti le decisioni. Contatti telefonici, visite, primi accertamenti generali, poi quelli più approfonditi; l’esito è senza appello, si tratta di un tumore; il gelo cala improvviso su tutta la casa dell’avvocato D’Alvano e nello sconforto generale si decide per il ricovero presso una struttura specializzata: dipartimento di oncologia ed ematologia dell’università di Modena e Reggio Emilia. Lì, in quelle stanze fredde, la figura quasi ascetica del prof. Massimo Federico (docente universitario di oncologia medica) fa il resto nel riuscire a trasfondere nell’animus confitendi di Barbara tutte quelle giuste e necessarie informazioni che qualsiasi paziente deve conoscere per lottare al meglio e, semmai, vincere la sua battaglia di vita. Se non avete seguito la trasmissione televisiva, il resto della storia di Barbara potrete apprenderla di persona questo pomeriggio, dalle ore 16.00 in poi, presso il Centro Parrocchiale Piergiorgio Frassati in loc. Prato Perillo di Teggiano; a raccontarvela sarà direttamente la protagonista di questa vicenda dal sapore agro-dolce e degna di essere inserita di diritto nel libro “Cuore”. Il convegno dal titolo “Tumore e timori” che terrà banco nel centro parrocchiale è stato organizzato dalla “Associazione Angela Serra per la ricerca sul Cancro, sezione di Salerno Luana Basile” nata per ricordare le figure di Angela Serra (medico) deceduta a soli 29 anni a Modena, di Francesca Mancuso (già commissario regionale dell’ Azienda Soggiorno e Turismo di Salerno) e della giovanissima Luana Basile morta a soli 21 anni e dalla quale ha preso il nome la sezione salernitana. Questo pomeriggio, sabato 5 settembre, aprirà i lavori proprio la giovane e decisa Barbara D’Alvano che è la referente per il Vallo di Diano della prestigiosa associazione e precederà l’intervento del sindaco Rocco Cimino per i saluti di rito e per stigmatizzare i possibili “interventi delle municipalità sui temi ambientali” che non sono lontani, anche nella percezione popolare, dalle malattie tumorali. Interverrà anche il Vescovo di Teggiano Mons. Antonio De Luca per trattare gli aspetti molto importanti dell’amore verso l’ammalato, prima ancora delle medicine. La parte scientifica sarà appannaggio della dott.ssa Valentina Di Domenico (il disagio dei malati e delle famiglie nelle relazioni che curano), del prof. Massimo Federico (dalla parte del paziente), della dott.ssa Bianca Serio (l’onco-ematologia in provincia di Salerno), di Arturo Iannelli (presidente dell’associazione salernitana), e della dott.ssa Annalisa Giordano (gli ingredienti delle prevenzione). Chiuderà i lavori l’avv. Giuseppe D’Alvano che illustrerà la “guida al diritto del malato oncologico”, un tema che spesso sfugge alla percezione anche dei familiari presi da altri e più duri pensieri. Ma ritorniamo a Barbara ed alla sua decisione di avvicinarsi all’associazione per portare un messaggio di speranza a chi soffre e si dibatte nella paura di cose pericolose e sconosciute; il primo pensiero si fece strada in Lei quando entrando in quel gelido ma accogliente reparto modenese ebbe la fortuna di conoscere una ragazzina, molto più piccola di lei, che alla fine non ce l’ha fatta e dalla quale ha ricevuto gli stimoli giusti per ricercare nel suo intimo le motivazioni necessarie per farcela. “Il detto di Khalil Gibran –morire difendendo i diritti degli altri è la fine più nobile e bella di un essere umano– è molto lontano dall’immaginario di Barbara D’Alvano, nel suo futuro c’è una luminosa carriera di avvocato accompagnata dalla certezza di poter essere per sempre utile agli altri.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.