il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

A TU PER TU CON LUCIA FREDA LA SCRITTRICE SECONDA CLASSIFICATA SEZIONE NARRATIVA – PREMIO LETTERARIO CITTA´ DI CASTELLO – IX EDIZIONE

Da Daniela Lombardi

MILANO – E’ piacevole scambiare due parole con Lucia Freda, la scrittrice che si è classificata seconda, con l’opera “UN AMORE POSSIBILE”, nella sezione narrativa al Premio Letterario Città di Castello, del quale Alessandro Quasimodo è il Presidente della prestigiosa giuria, che comprende: Anna Kanakis, Ron, Antonella Appiano, Alessandro Masi Segretario generale della Società Dante Alighieri, l’ambasciatore d’Italia Claudio Pacifico, la giornalista Daniela Lombardi, e Alberto Stramaccioni docente all’Università per Stranieri di Perugia. Il premio consiste nel vedere la propria opera pubblicata e promossa sensibilizzando i media.

Ci può spiegare cosa ama fare e qual è il ruolo della scrittura nella sua vita.
Dopo aver esercitato per trenta anni la professione di Avvocato, ora mi sto godendo i piaceri domestici, amo cucinare, occuparmi del giardino e della casa. Ma ciò che amo più di tutto è leggere e scrivere, i momenti più piacevoli li trascorro con i miei libri, sia quelli che leggo che quelli che scrivo. La scrittura nella mia vita ha un ruolo molto importante e anche un po’ complesso: rappresenta uno spazio di totale di libertà nel quale posso esprimere senza condizionamenti le mie emozioni, i sentimenti e le riflessioni. Inoltre, essendo una persona ansiosa e spaventata un po’ di tutto, la scrittura soddisfa in parte il mio bisogno di controllo, che ovviamente nella vita non posso esercitare. Al contrario nei miei libri sono io a decidere ciò che accade, a creare i personaggi come mi piacciono e storie che posso dirigere come voglio. In un certo senso ha un effetto terapeutico. E ancora riempie i miei vuoti, e mi dà la possibilità di vivere più vite, perché mi immedesimo nei miei personaggi e nelle mie storie fino a sentirle mie, ciò che mi capita anche quando leggo.

Partecipando al Premio Letterario Città di Castello si aspettava questo risultato?
No, non me lo aspettavo, e ne sono stata emozionata e felice.

Cosa rappresenta per lei vedere la sua opera pubblicata?
Rappresenta un importante riconoscimento e la possibilità di condividere con i lettori parte del mio mondo interiore che inevitabilmente si riflette nei miei scritti. Scrivo per il piacere di farlo, ma indubbiamente vedere riconosciuto il mio lavoro è una grande soddisfazione, e condividere ciò che ho scritto con coloro che lo leggono, anche se sono persone che non conosco, è una maniera per comunicare. Mi piacerebbe avere contatti con i miei lettori per scambiarci commenti e opinioni.

Sta pensando a un futuro in cui la scrittura diventerà sempre più importante per lei o sta solo occupando una parentesi temporanea della sua vita?
La scrittura ha sempre occupato un posto importante nella mia vita, tant’è che scrivo fin da quando ero ragazzina e solo da adulta ho avuto l’occasione di pubblicare alcuni romanzi, per l’esattezza tre prima di quest’ultimo “Un amore possibile”. Continuerò a scrivere, indipendentemente dai risultati, e spero di poterlo fare sempre meglio.

Quanto è importante secondo lei la promozione per il successo di un libro?
La promozione è fondamentale per il successo di un libro, suscita interesse e curiosità e questo spinge le persone a comprarlo. A volte una promozione ben fatta crea un caso editoriale di un libro che non vale gran cosa ma che vende milioni di copie solo per la pubblicità. Ed è ancora più importante per gli autori sconosciuti che in tal modo hanno la possibilità di avvicinarsi al pubblico. Diversamente i lettori comprerebbero solo i libri degli autori famosi.

Chi desidera ringraziare?
Ringrazio vivamente il Premio Letterario Città di Castello che mi ha offerto questa splendida opportunità, la giuria che ha valorizzato e scelto il mio lavoro, la Sua persona, simpatica e gentile, che mi seguirà in questo cammino. E con l’occasione ringrazio tutta la mia famiglia, mio marito, mio figlio e gli amici che hanno creduto in me e che più di me sono stati ottimisti.

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