il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Termovalorizzatore: De Luca come Schettino, lo sfogo di Remo Russo, i veleni dall’avv. Franco, l’uso strumentale di un inglesismo, le stranezze del processo e … venerdì la sentenza

Aldo Bianchini

SALERNO – Dunque venerdì prossimo, 5 febbraio, se Dio vorrà avremo la prima vera sentenza in appello sui venti anni di potere dell’ex sindaco ed attuale governatore Vincenzo De Luca. Una sentenza che arriva, se arriva, a conclusione di un’inchiesta giudiziaria preliminare, di un processo di primo grado e di un processo di secondo grado che si è aperto all’insegna delle polemiche per via della composizione del collegio giudicante con a capo il magistrato di lungo corso Michelangelo Russo tacciato (a mio avviso ingiustamente) di essere amico o almeno di essere stato amico del kaimano.Ho già scritto, e lo ribadisco con forza, che Michelangelo Russo, al di là dell’essere amico o meno del maggiore imputato, è chiamato ad una prova di dignità e di professionalità, soprattutto dopo le strumentali e velenose polemiche di dieci anni fa quando fu accusato dall’allora pm Gabriella Nuzzi di aver approfittato del suo ruolo di “procuratore aggiunto” e di essere entrato nel suo computer per succhiare dati importanti alla difesa di Vincenzo De Luca; fatto questo che vide coinvolto anche l’altro aggiunto dell’epoca Luciano Santoro. Per quella vicenda conclusasi solo con una diffida disciplinare Michelangelo Russo pagò un prezzo molto alto e fu trasferito alla Corte di Appello di Roma (mentre Santoro a Sala Consilina) da dove in seguito fu prelevato dal ministro dell’ambiente

Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi) come consulente del ministero rimanendovi anche sotto la gestione di Stefania Prestigiacomo (F.I.), fino a quando è rientrato nei ruoli e, addirittura, ritrasferito a Salerno quale presidente di una delle sezioni della Corte di Appello. Non ho alcun dubbio che Michelangelo Russo, chiamato alla prova più difficile della sua vita di magistrato, saprà uscirne con grande dignità dopo aver applicato la legge che, in nome del popolo, dovrebbe essere sempre uguale per tutti. Vedremo !!  Questo il quadro riepilogativo che ci proietterà direttamente in aula nel corso della giornata di venerdì 5 febbraio per la lettura della sentenza che, badate bene, non è una sentenza normale in quanto, se negativa per gli imputati, potrebbe scardinare fin dalle sue fondamenta l’apparato di potere deluchiano mandando addirittura a casa il neo governatore della Campania, con tutte le conseguenze del caso. De Luca, da par suo, sostiene di fronte ad un processo incardinato per una sorta di “reato linguistico” la sua assoluta innocenza e giocando sul significato del termine “project manager” emula il mitico (si fa per dire !!) Francesco Schettino (quello del disastro della nave Concordia) e scarica tutta la responsabilità sui suoi due coimputati,

Domenico Barletta e Alberto Di Lorenzo, che supinamente accettano senza manifestare alcuna reazione emotiva. Ci pensa, però, il noto avv. Arnaldo Franco (difensore di Di Lorenzo) che parla di “accuse fondate su un castello fiabesco” e per rafforzare il dichiarato reato linguistico parla ironicamente di “uso strumentale di un inglesismo” e lancia l’ipotesi di “errori” nello svolgimento delle indagini preliminari e dichiara apertamente: “… la mia sarà una difesa karakiri ma credo che forse più che motivare la nomina del mio assistito a project manager si doveva contestare il perché Criscuolo sia stato dimesso dal suo incarico dopo pochi giorni …”. Naturalmente la stampa distratta non ha dato il giusto peso a queste parole di Arnaldo Franco, parole che sono affilatissime ed hanno tutto il sapore della vendetta e, forse, il colore dell’inizio di uno strappo tra il suo assistito ed il capo supremo. Ha ragione Franco, questo è stato uno dei punti deboli dell’inchiesta preliminare, un punto che però può essere letto in due modi completamente diversi. Da un lato si potrebbe supporre di un malizioso accordo tra Criscuolo (allora capo dell’ufficio tecnico comunale) e il presidente della Provincia Edmondo Cirielli per scippare il termovalorizzatore a De Luca; dall’altro si può anche pensare e supporre di una pressione incalzante su Criscuolo per chissà quale procedura tecnico-amministrativa da forzare, pressione che Criscuolo non avrebbe accettato passando, per disperazione, alla Provincia. Ma come spiegare la fine in poche ore di una consolidata – datata e corretta amicizia tra Lorenzo e Vincenzo; la verità traspare dagli atti; basta leggerli per capire, la situazione è chiarissima anche leggendo l’avviso di conclusione delle indagini per la variante di Piazza della Libertà scritto dai pm Valenti e Cantarella per la richiesta di rinvio a giudizio di 26 personaggi, tra i quali lo stesso Vincenzo de Luca. Per smentire o dare una risposta all’avv. Franco sarebbe stato sufficiente andare a riprendere gli atti del passaggio di Criscuolo alla Provincia per capire ciò che i magistrati hanno capito da tempo e non riescono a provare. Ma per questo ci sarà tempo e modo nel corso delle prossime puntate di questa storia. Ritorniamo, ora, al termovalorizzatore che è e rimane una vicenda complessa, e per capirne di più vale la pena di riproporre uno stralcio del mio articolo del 12 gennaio 2015: “Con l’ennesimo decreto legge in materia, Berlusconi sta per ufficializzare il passaggio dei poteri commissariali a Cirielli, ma Mara Carfagna (già in rottura con Edmondo, ministro in carica, che all’epoca stava per sposare Marco Mezzaroma interessato forse ai mega appalti salernitani e sicuramente alla Salernitana Calcio che rileva con il cognato Claudio Lotito … povera Salernitana che all’ombra della guerra del cemento viene sbatacchiata da una parfte all’altra !!) vuole che tali poteri restino nelle mani del sindaco non fidandosi di Cirielli e temendo l’influenza su Salerno tramite lui di Nicola Cosentino (suo avversario romano per le grazie di Berlusconi !! ma non ancora in odore di camorra). La ministra continua così una lunga tradizione di sostegno a De Luca degli esponenti del centrodestra. Si assiste addirittura a un colpo di scena inedito nella storia delle relazioni istituzionali tra maggioranza e opposizione in Italia. Il segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani, scortato da Vincenzo De Luca, si presenta a Palazzo Chigi durante la seduta del consiglio dei ministri e per la prima volta nella storia della Repubblica (grazie ai buoni uffici della Carfagna) viene interrotto il consiglio dei ministri per ascoltare le ragioni di De Luca: lasciare la costruzione dell’inceneritore in mano alla Provincia vuol dire favorire la camorra e i Casalesi (fonte Corriere del Mezzogiorno del 3.8.2011). Un tale interessamento di Bersani dimostra il ruolo che De Luca ha assunto (in quel momento) nelle correnti interne al Pd e  l’interesse per gli inceneritori (e per le ditte che li costruiscono) nella politica dello stesso Pd. Come da buon metodo italico si arriva a un compromesso: i poteri passano al presidente della Regione Caldoro, il quale a sua volta può delegarli. E, infatti, li delegherà a Cirielli. Apriti cielo: “”De Luca per ripicca prende una decisione che ha dell’incredibile: trasforma in zona artigianale l’area che lui stesso aveva destinato alla costruzione dell’inceneritore, dicendo che se l’inceneritore lo costruisce lui quell’area va bene, se lo costruisce la Provincia quell’area non è più disponibile sicuramente l’appalto sarà pilotato dalla camorra. In altri termini, o l’inceneritore lo faccio io o non si fa; o De Luca o camorra”” (fonte memoriale di Isaia Sales). E la magistratura ? silenziosa assiste a più cambi di destinazione d’uso di intere aree senza battere ciglio”.

Ma l’avvocato Arnaldo Franco va oltre e chiama indirettamente in causa l’on Edmondo Cirielli che, piccato, subito risponde: ““Leggo di esser stato chiamato in causa dall’avvocato di De Luca che sostiene falsamente che la Provincia di Salerno (quindi io) si adoperava per avere la gestione del termovalorizzatore, e dall’avvocato di Alberto Di Lorenzo che altrettanto falsamente sostiene che io parlassi male del suo assistito, quando ho semplicemente detto la verità, ovvero che non aveva la laurea in ingegneria o in architettura per rivestire l’incarico al posto dell’ingegnere Lorenzo Criscuolo. La cosa strana, però, è che tutti mi chiamano in causa e poi non sono stato chiamato a testimoniare al processo”. E i misteri si aggiungono ai misteri; se davvero la magistratura avesse voluto fare chiarezza perché non ha chiamato e non chiama a testimoniare l’ex presidente della Provincia ed attuale deputato di FdI ed anche l’allora ministra Mara Carfagna ?  Nel corso di questa lunga ed avvilente storia di potere per il potere ho spesso posto pubblicamente alcune domande alle quali nessuno, neppure la magistratura, ha risposto; domande che verosimilmente rimarranno sepolte nei meandri di un’inchiesta condotta male e nei polverosi faldoni processuali: 1) Perché il pm non ha scandagliato meglio la sequenza delle nomine di capo-staff e di project manager con le repentine sostituzioni di Criscuolo e Barletta; 2) Perché la sostituzione avvenne nel giro di appena quattro giorni dalla nomina iniziale di Criscuolo; 3) Perché non è stata analizzata a fondo la rottura eclatante tra De Luca e Criscuolo; 4) Perché poco tempo dopo Criscuolo lasciò il Comune per trasferirsi armi e bagagli in Provincia; ed ancora: 5) Sono state esaminate tutte le pratiche di esproprio per i suoli sui quali doveva sorgere il termovalorizzatore; 6) Sono state analizzate, una per una, tutte le situazioni dei proprietari dei suoli e se questi ultimi avevano ceduto ed a chi i loro diritti; ed infine: 7) Chi e quanti risultano di fatto beneficiari dei pagamenti di danaro pubblico in funzione degli espropri. Proprio gli espropri sono il punto dolente delle indagini preliminari, e non riesco a capire cosa si aspetta a fare chiarezza, cosa aspetta la magistratura ad entrare a gamba tesa. Ma a tredici giorni dalla possibile sentenza, esattamente il 23 gennaio 2016, è intervenuto un fatto nuovo ed assolutamente inquietante; un fatto al quale la stampa salernitana non ha dato il rilievo che meritava, forse perché la notizia è apparsa sul quotidiano Il Mattino. Di cosa si tratta ?

E’ presto detto, si tratta di uno sfogo fuori delle righe di Remo Russo, fratello del magistrato Michelangelo e già presidente del Parco Scientifico e Tecnologico, che denuncia senza mezzi termini il boicottaggio cui è stato sottoposto da parte delle istituzioni comunali di Salerno che, a suo dire, “Non mi hanno mai aperto la porta, ho chiesto mille incontri senza avere riscontri. Non hanno mai cacciato un euro e come loro anche la Provincia e la Regione … Ho cercato in ginocchio la collaborazione di tutti gli enti ma non c’è stato verso. Mi hanno fatto terra bruciata intorno e mi hanno fatto fallire (intende il PST) incuranti del fatto che questa era una società importante che era arrivata ad avere anche 80 dipendenti … Per anni è stato detto che facevo l’amministratore al PST per merito di mio fratello. Niente di più falso perché siamo persone serie. Mio fratello dovrà decidere anche sul governatore De Luca ma io non ne so niente, né in passato ho avuto una corsia preferenziale. Sono stato infangato da vigliacchi, questo era il modo di liberarmi”. Uno sfogo pesantissimo che avrò modo di continuare a commentare prossimamente; solo per correttezza storica e deontologica mi corre l’obbligo di precisare (cosa che Il Mattino si è ben guardato dal fare) che il dottor Remo Russo è un commercialista molto affermato in città e d ha ereditato lo studio del padre che in più occasioni si era distinto per professionalità e comportamento. Un bel quadro non c’è che dire; oltretutto è anche imbarazzante anche perché da questo momento in poi nessuno, neppure i magistrati, potranno far finta di non aver capito come funziona l’apparato di potere che da oltre due decenni governa Salerno e la sua provincia.  Su questo scenario, che in altri tempi e con altri personaggi avrebbe avuto una conclusione negativamente logica con un lugubre tintinnio di manette, si dovrà pronunciare la sezione della Corte di Appello di Salerno o per incominciare a porre la parola fine ad oltre venti anni di potere assoluto divenuto ormai non più tollerabile per una democrazia partecipata, o invece per lasciare che questo dominio continui fino all’alba di un nuovo giorno. Avvenga ciò che deve avvenire; il necessario, però, che tutto avvenga sul filo della giustizia giusta e del rispetto delle leggi.

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