il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LIVE: di Federico Salvatore

Da Barbara Landi

BATTIPAGLIA (Salerno). Tutto in una notte. Doppio straordinario appuntamento al Nottingham Pub di Battipaglia giovedì 2 febbraio 2017. A partire dalle ore 21 il palco dello storico irish pub prenderà vita in una doppia performance: da un lato il teatro-canzone di Federico Salvatore con lo spettacolo “LIVE!” e dall’altro il cantautorato cilentano del trio capitanato da Angelo Loia.  

Riflettori puntati su un cantastorie dei nostri giorni che si muove funambolico, tra denunce sociali e momenti di poesia, affidati all’ascoltatore come un montaggio cinematografico, attraversando le diverse dimensioni sensoriali della natura umana. Una satira, a tratti amara, che sarà accompagnata nella preview della serata dalle atmosfere del Cilento, terra di alchimie e crocevia di culture.

“Un artista è un  creatore, vive di emozioni – racconta Federico Salvatore – Avevo la necessità e voglia di comunicare. Il mio sogno nel cassetto è stato da sempre quello del cantautorato. Negli anni ’90, dal Maurizio Costanzo Show, sono diventato un cantacabarettista, attraverso lo sdoppiamento tra Federico, il benestante, e Salvatore, l’uomo del popolo: una diatriba attraverso cui evidenzio uno status sociale, un nord e un sud presenti  all’interno della stessa città. Già a quel tempo, però, c’era la voglia di andare oltre la macchietta, intesa sempre nella sua accezione positiva. Scindo sempre la popolarità dalla notorietà, prediligo meno audience e più sapiens. Da  “Se io fossi San Gennaro” i contenuti diventano più satirici e meno cabarettisti. La mia preoccupazione era rimanere insabbiato nell’etichetta di “Azz”. Io però ho sempre sognato il teatro, che è il mio habitat. La tv ti impone al pubblico, mentre a teatro lo stesso pubblico ti sceglie”.

E sul live al Nottingham aggiunge: “Durante lo spettacolo si sorride. Dico ciò che penso, mi diverto, emulo i miei riferimenti, dai francesi come Brassens agli italiani De Andrè e Gaber. Attenzione continua ai contenuti e non al contenitore. Oggi sono sereno, riesco a vivere ancora di una passione e credo che questo sia il traguardo per un artista. Il live sarà soprattutto una serata tra amici”.

 

Ironia, umorismo e comicità, fra canzoni e monologhi di un 50enne napoletano che si guarda allo specchio, per un’ora di canto-racconto. L’immagine riflessa è quella di un individuo che, a furia di posteggi– routine, ha finito per posteggiare la sua personalità in un parcheggio dimenticato. E allora la memoria si vendica!  Sul palco con Federico Salvatore due musicisti di grande spessore, come Luigi Zaccheo, pianoforte e tastiere, e Giacomo Anselmi, chitarre. L’eterna querelle tra Federico e Salvatore torna stilizzata nella giustapposizione tra sonorità elettriche ed acustiche. Lo spettacolo, oltre ad alcuni grandi successi del passato come Azz, Ninna Nanna,Incidente al Vomeroraccoglie brani scelti dagli ultimi lavori discografici, come L’osceno del villaggio (del 2002),  Dov’è l’individuo (del 2003), oltre ad includere alcune canzoni di Fare il napoletano…stanca (del 2009)e l’ultimo lavoro discografico Pulcin’hell (2013).

 

“Aria re viento re terra” canta invece Angelo Loia nel suo viaggio emozionale attraverso il Cilento, territorio magico, sospeso tra tradizione e modernità, accompagnato da Pietro Ciuccio, percussionista che riesce a far rivivere sul palco i suoni del mondo in una ricerca estenuante di sonorità primordiali, e Antonio Volpe al pianoforte. In realtà il trio è soltanto una riduzione di un’idea di più ampio respiro, ovvero “Angelo Loia & Progetto Oiza”, che, facendo riferimento ad un termine in uso nella tradizione contadina, richiama il senso del “lavorare insieme”. Un progetto che, nella sua dimensione originaria, raccoglie dagli otto ai dieci musicisti, espressione del migliore patrimonio artistico cilentano, legati tra di loro da un affetto fraterno. 

Centrale nel corso del concerto sarà la figura di Aniello De Vita, “medico per vivere, cantautore per non morire”, che divideva la sua vita tra la medicina e l’amore per la musica, nella consapevolezza che “un uomo senza memoria è un uomo a metà”. Non un tributo sterile, ma il desiderio di portare avanti il messaggio di De Vita, nel tentativo di definire attraverso la canzone l’identità e la peculiarità cilentana come qualcosa di esclusivo.

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