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FARMACIA DI MURIA: UN CONSIGLIO AL GIORNO IL RISCHIO DI TROMBOSI LEGATO ALL’USO DI CONTRACCETTIVI

Del dr. Alberto Di Muria

PADULA – Che l’uso dei contraccettivi orali comportasse un aumento del rischio tromboembolico, soprattutto agli arti inferiori, è un dato acquisito da molti anni, tanto da essere riportato nelle caratteristiche farmacologiche, i foglietti illustrativi, di tutte le cosiddette pillole anticoncezionali. Quanto alto sia questo rischio, però, è un dato ottenibile soltanto con studi molto ampi, e questo parametro è importante per valutare l’opportunità della prescrizione di questi farmaci in funzione delle caratteristiche della singola paziente.

L’ultimo studio di questo tipo sull’argomento era stata effettuata nel 1995, quando alcuni dei prodotti più recenti non erano in commercio. Adesso è stata pubblicata una meta-analisi, frutto della collaborazione dei ricercatori dell’Università di Chieti e dell’Università “La Sapienza” di Roma, che ha selezionato 16 studi di coorte e 39 studi caso-controllo.

Il primo dato importante emerso dall’analisi è che il rischio di tromboembolia venosa aumentava di 3,41 volte, mediamente, negli studi selezionati. Approfondendo l’esame si è visto che, se si selezionavano tra le donne partecipanti ai vari studi quelle che avevano una predisposizione genetica per la tromboembolia venosa, confrontando quelle che usavano contraccettivi orali con quelle che non li usavano, le prime avevano un rischio doppio di incorrere in un evento tromboembolico.

Ancora, confrontando i diversi contraccettivi tra loro, anche di diversa composizione, non si avevano differenze significative rispetto al rischio tromboembolico, fatta eccezione per quelli contenenti, come progestinico, il levonorgestrel che appariva meno protrombogeno.

Il rischio tromboembolico dipendeva dalla durata del trattamento. Anche la dose di estrogeno influenzava il rischio, essendo questo più alto quanto più alto era il dosaggio  dell’ormone. Infine, il fatto di essere fumatrici conferiva una quota di rischio in aggiunta a quella attribuibile alla sola contraccezione, per cui le fumatrici presentavano un rischio aggiuntivo pari a 5,4.

In conclusione la meta-analisi conferma che l’assunzione di contraccettivi orali aumenta fino a oltre cinque volte il rischio di fenomeni tromboembolici venosi, in misura variabile secondo le caratteristiche del farmaco e della paziente.

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