il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

“EVVIVA SAN MICHELE E CHI LO CREÒ”

Origini del culto Micaelico tra Giudaismo e Cristianesimo.

Il 23 Settembre, presso l’Aula Magna della scuola primaria I circolo di Sala Consilina, E20 Positivi ha presentato un convegno incentrato sul Santo patrono della cittadina, San Michele. In vista dei prossimi festeggiamenti che si terranno dal 28 al 30 di questo mese i partecipanti alla discussione hanno spiegato le origini del culto dell’Arcangelo, tratteggiandone la storia e le caratteristiche principali. A moderare l’antropologo Simone Valitutto che, ad apertura dei lavori, ha sottolineato come la giornata, designata dal Consiglio Europeo giornata del Patrimonio Culturale, fosse la più consona per soffermarsi sulla figura di San Michele, bene immateriale d’Italia. Antonio Santarsiere, presidente di E20 positivi, ha illustrato all’uditorio il Bando d’Idee “Arte per Sala”: “…Avendo l’aiuto delle persone che vivono la festa tutto l’anno, non solo l’otto Maggio e il ventinove Settembre, abbiamo pensato di riprendere, con l’aiuto degli artisti, i vari passaggi di questa festa: il progetto, prevede delle opere d’arte lungo il percorso che fa sia la barca che la statua di S. Michele…faremo poi tutto il possibile per avere un’unica opera d’arte che ripercorra tutta la tradizione che si è persa nel tempo…”. Il parroco della S.S annunziata e del settore santuario di S. Michele, Don Michele Totaro, ha raccontato poi della dimensione più spirituale del ruolo che il Santo svolge per la comunità dei fedeli: “…È chiaro che la fede passa attraverso S. Michele per arrivare a Dio, questo è il senso che mettiamo nella preparazione della festa…c’è un cammino di preparazione, si vive e si sente veramente nel cuore un desiderio di Dio che passa attraverso S. Michele…Avevo immaginato tre dimensioni di come guardiamo S. Michele: c’è il S. Michele della festa…circondato da fiori, in cui viene rivestito della storia di Sala Consilina, del suo oro…C’è anche la figura del S. Michele ordinario, che poi vediamo sempre ma che porta in evidenza tutto ciò che riguarda il principe, il guerriero: il drago che sta sotto i piedi, e lì nasce un desiderio di S. Michele che in qualche modo combatte il male, è un aiuto a fare discernimento nella vita e poi c’è un San Michele delle foto, dei ricordi…Che appartiene al cuore innanzitutto dei Salesi e di tutti i fedeli, è un San Michele che ricorda eventi del passato e che proietta nel futuro, un desiderio che possa arrivare a migliorare la vita e l’annuncio di fede”. È stato poi il turno del professore Lorenzo Infante dell’Università di Foggia, con un intenso e interessantissimo intervento, nel quale ha spiegato le origini del culto Micaelico attraverso anche la lettura di testi sacri, enfatizzando l’importanza dei testi apocrifi. Lo studioso ha dimostrato come, con il trascorrere del tempo, Michele abbia inglobato caratteristiche proprie di altri Arcangeli, quando il suo ruolo iniziale era soprattutto di condottiero arcistratega, esecutore del giudizio di Dio. Gli vengono poi attribuiti altri compiti: di protettore dell’albero della vita, di accompagnatore delle anime dei defunti nel Paradiso, di guaritore (assumendo in questo caso le funzioni non solo dell’Asclepio pagano ma anche dell’Arcangelo Raffaele) e anche di pesatore delle anime (Ecco spiegata la ragione di quella bilancia con il quale viene spesso raffigurato) di cui decide la perdizione o la salvezza. “Per quale ragione a Michele vengono attribuite tutte queste prerogative? Io ho fatto una mia ipotesi, probabilmente ha influito moltissimo il fatto che Michele fosse stato indicato come patrono d’Israele, questa scelta…ha fatto sì che su di lui venissero assommate le prerogative degli altri Arcangeli…per cui egli è colui a cui Israele affida le sue sorti, possiamo in questo modo comprendere come in Israele sia nata una devozione particolarissima per quest’Arcangelo e in modo particolare nel Giudaismo della diaspora…La situazione del popolo ebraico al tempo di Cristo era già quella di un popolo in diaspora…gli Ebrei erano già, non fuggiti, ma emigrati, quindi noi troviamo una devozione di S. Michele in Asia Minore e soprattutto in Egitto…”. A chiusura del suo discorso ha poi delineato l’origine della peculiarità proprie dei suoi santuari, il motivo per cui vengano posti su delle alture: questo perché il canone vuole che San Michele abbia designato come proprio luogo di culto in Italia la grotta di Monte Sant’Angelo nella quale stillava dell’acqua miracolosa, alla quale i fedeli ricorrevano per guarigioni, come succede nell’odierna Lourdes. Infine il convegno è stato concluso da interpretazioni di testi settecenteschi di origine colta ma con vari spunti di matrice popolare locale da parte del Gruppo di Canto Tradizionale “Donna Sabella” di Sala Consilina, preparati in collaborazione con lo studioso locale Antonio Tortorella, come il Corona di S. Michele che recita “Il Principe Forte/Il duce fedele/Dé Viva Michele/ E chi lo creò…”

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