FUSANDOLA: le alluvioni e … il commento di Perillo

Aldo Bianchini

SALERNO – Qualche settimana fa, il 21 novembre 2018, ho scritto e pubblicato su questo giornale l’articolo dal titolo “Alluvioni: la battaglia dei rio dal Fusandola al Mercatello” sul grave problema del rischio alluvioni che più di una volta ha interessato la nostra città ed anche con conseguenze luttuose molto gravi. Giornalisticamente ho, probabilmente, esasperato il problema perché molto verosimilmente non accadrà mai quanto paventato; del resto la storia di questi ultimi decenni recita in favore di queste affermazione e cioè che dal 1966 (dopo la tragedia del 1954) a Salerno non c’è mai stata un’alluvione seria, al di là di fastidiosi e inquietanti allagamenti di zone particolari della città.

            In particolare, per quanto attiene la situazione del Fusandola ho, il 21 novembre scorso, testualmente scritto:

  • Salerno, dal punto di vista orografico e  idrogeologico, é una cittá molto particolare; é stretta dalle colline e dal mare e il suo territorio é attraversato perpendicolarmente da diverse aste torrentizie che, come una gigantesca e naturale opera di regimentazione delle acque, portano verso il Tirreno tutta l’acqua piovana estremamente pericolosa per l’assetto idrogeologico del territorio. Detto questo, va da se capire quanto sarebbe stato importante lasciare quanto piú é possibile le cose cosí come madre natura le aveva create. Ma così non è stato ed a Salerno abbiamo assistito, come dicevo, alla deviazione di due aste ed alla copertura di quasi tutte le altre (una decina in tutto). La politica nostrana ha dimostrato da sempre come si fa e cosa si fa per fare il contrario di quanto andrebbe fatto. Parlo delle aste torrentizia deviate.
  • Rio Fusandola: è stato nel 1954 una delle principali concause della grande alluvione che produsse oltre 300 morti e centinaia di feriti. Da qualche anno è stato prima deviato nella zone alle spalle del Teatro Verdi pochi metri dopo la sua caduta verso il piano mare sotto la discesa (per rendere l’idea) di Via Monti, in quel luogo di caduta si crea una specie di stretto imbuto con deviazione strozzata che ha consentito di poter edificare la Piazza della Libertà dinanzi al Crescent. E’ vero che alla foce è stato allargato e rinforzato ma così, forse, è stata creata una nuova pericolosità idrogeologica nel senso che da un imbuto stretto le acque potrebbero velocizzare la loro precipitazione con grave pericolo di implosione. Ma la magistratura ha detto che tutto va bene.

            Le mie considerazioni, tutte giornalistiche e non tecniche anche se basate sulla logica, hanno prodotto la reazione dell’ing. Gaetano Perillo (che ringrazio per i suoi commenti sempre puntuali, precisi, professionali e democratici per gli articoli di questo giornale) che ha postato sotto quel mio articolo il seguente commento:

            “Non vorrei con questo mio commento ingenerare il sospetto di una difesa della categoria.
Ma sono certo che qualsiasi progettista di opere attinenti l’acqua non può prescindere (nè si astiene dal farlo) dall’osservanza delle leggi dell’idraulica. La teoria in materia è rigorosa e richiede competenza e conoscenze specifiche nell’applicarla. L’insegnamento leonardesco che lo studio delle acque debba avvalersi anche degli apporti conoscitivi che scaturiscono dalla pratica rafforza il convincimento che il settore, se affidato e trattato con le dovute competenze, non può dare luogo a realizzazioni non rispondenti alla normativa e al rispetto della buona regola dell’arte, con tutti i ragionevoli margini di sicurezza e di prevedibile futura crescita. Ciò premesso, ritengo improbabile che il reale andamento dell’alveo deviato del Fusandola sia quello delineato nella figura inserita in testa a questo articolo: al di là di ogni altra considerazione di buona tecnica costruttiva, è semplicemente fuori ogni logica di buon senso inserire un angolo retto nell’andamento di un corso d’acqua, sia pure di portata limitata e prevalentemente stagionale. Quanto alla sezione allargata realizzata alla foce, da un altro punto di vista si potrebbe dire che ora si è creato un estuario artificiale, di cui esistono numerosi esistono così configurati in natura. Quanto al richiamo alla disastrosa alluvione del 1954, di cui il Fusandola viene ritenuto una concausa, devo ripetermi per essere già intervenuto sull’argomento. Risulta che l’esondazione, pur con la configurazione del torrente che all’epoca non aveva subito modifiche, avvenne soprattutto a causa di insormontabili ostruzioni vegetali presenti nel tratto a monte, da anni non ripulite per incuria e per deplorevole mancanza di periodica manutenzione. La geometria del torrente a valle fu quasi certamente ininfluente e quindi diventa aleatorio ipotizzare se l’attuale deviazione possa avere peggiorato o migliorato la situazione. Ciò di cui occorrerebbe massimamente preoccuparsi è se esiste un efficace piano di manutenzione di tutto il percorso del torrente da monte a valle, con previsione di sfalcio periodico della vegetazione nei tratti a vista e di accurata pulizia da detriti e rifiuti vari nei tratti interrati. Soprattutto che non ci sia un burocratico palleggiamento di responsabilità fra enti e conseguenti ritardi negli interventi da attuare
”.

            Quella messa in atto dall’ing. Perillo sicuramente non è una difesa della categoria degli ingegneri e dei tecnici in genere, piuttosto è un professionale contributo alla discussione che la città dovrebbe avviare sull’intera tenuta di tutte le numerose aste torrentizie che attraversano Salerno. So benissimo che la teoria in materia è rigorosa e che pertanto richiede competenze e conoscenze specifiche nell’applicarla.

            Il problema non è sulle competenze e le conoscenze ma sulla tipologia di intervento che è stato chiesto ai tecnici da chi aveva pensato e idealizzato la Piazza della Libertà e il Crescent; i tecnici difatti sono intervenuti dalla foce allargandola e andando a ritroso per deviare il corso del torrente nei pressi dell’insediamento cementizio fino al mare creando una forzatura ad angolo retto, proprio come indicato nel grafico che è stato pubblicato dai progettisti e non dai giornali.

            Infine la cattiva e non accurata manutenzione del rio a monte, l’eventuale precipitazione violenta dell’acqua verso il basso e la barriera ad angolo retto potrebbero provocare danni da bomba ecologica; a tanto, però, non ha creduto la magistratura giudicante che contraddicendo la tesi di quella inquirente ha mandato assolti tutti gli imputati (quasi una trentina). Per farlo, probabilmente, ha sposato una diversa corrente di pensiero rispetto a quella più diffusa ed inerente una diversa tipologia di intervento da quello utilizzato a Salerno sia per il Fusandola che per il Mercatello.

            Speriamo che nessuno mai debba essere costretto a richiamare alle proprie responsabilità chi ha deciso di adottare questa corrente di pensiero e chi ha deciso di confermarla in sede giudiziaria.

One thought on “FUSANDOLA: le alluvioni e … il commento di Perillo

  1. Sono lusingato dalle espressioni usate dal dr. Bianchini riguardo i commenti che periodicamente mi vengono pubblicati su questo pregevole quotidiano, sempre attento ad evidenziare certe realtà riguardanti il capoluogo o le tante località, vicine e lontane, della sua provincia.
    Anche se il mio precedente intervento può essere apparso come un moto di reazione e una velata difesa della categoria degli ingegneri, non era certamente questa la mia intenzione.
    Si era trattato infatti solo di alcune considerazioni di carattere generale attinenti la tipologia dell’intervento eseguito sulla configurazione del rio Furandola, dopo la deviazione di percorso resasi necessaria per l’edificazione del Crescent.
    Ignoro le modalità di esecuzione dei lavori. Continuo tuttavia a ritenere poco convincente che l’eventuale gomito a 90 gradi creato a seguito della deviazione dell’alveo abbia avuto l’avallo di un progettista esperto del settore. In caso contrario, sarebbe da investigare sulle motivazioni che avrebbero indotto a tracciare un andamento del rio caratterizzato da quel punto singolare, chiaramente non idoneo per eventuali regimi di piena.
    Ciò vale ovviamente se l’angolo retto tracciato dai progettisti sul grafico ricalca in toto quanto esistente nel sottosuolo.
    Un’ultima considerazione riguarda il lavoro della magistratura e qui vado avanti per congetture.
    Ritengo infatti che per lo specifico problema essa abbia avvertito la necessità di avvalersi delle perizie di professionisti esperti del settore e al di sopra delle parti. Presumo che la decisione sia scaturita da un esame ponderato dei parametri in gioco onde pervenire ad un giudizio a favore della soluzione ritenuta valida sotto il profilo tecnico e funzionale.
    Senza tuttavia escludere che l’imponderabile è sempre in agguato con il suo carico di imprevisti.
    Ma l’augurio è che esso giammai faccia la sua comparsa.s

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