il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

TEGGIANO: le Foibe ricordate con una strada alla memoria di Giuseppe Morello

di Giovanni Alberto

 

TEGGIANO (10 febbraio 2020) – L’Amministrazione del Comune di Teggiano, per celebrare la “GIORNATA DEL RICORDO” ha proceduto alla intitolazione di una strada all’Appuntato della Polizia di Stato Giuseppe MORELLO, Martire teggianese delle Foibe. Un plauso sincero all’Amministrazione Comunale ed in particolare al Sindaco, Michele Di Candia, che hanno voluto ricordare il martire teggianese “infoibato” per mano comunista. Non tutte le amministrazioni comunali, anche se di lista civica, di “pensiero” di sinistra, fanno queste cose. Grazie della sensibilità dimostrata. Tornando alla “giornata del ricordo”, non essendo erudito sul perchè di tale ricorrenza, mi sono voluto erudire a cosa si riferisse questo “ricordo” e mi sono imbattuto in quanto vado a postare. Oltre ai colleghi Carabinieri Martiri, vigliaccamente violentati e trucidati dai partigiani comunisti, voglio ricordare tutte le vittime delle Foibe. Cari amici, leggete le nefandezze commesse dai partigiani comunisti, ricavate da ricerche effettuate sul web, mai insegnate nelle scuole, dove si insegnano solo le nefandezze compiute dalla parte avversa che io, personalmente, condanno. E’ vero che la Storia la scrive chi vince ma è pur vero che la storia non si può travisare. Per la Libertà e la Democrazia di cui tutti si lavano la bocca, bisogna avere l’onestà intellettuale di raccontare anche le nefandezze commesse dai partigiani, gente che oggi scende in strada a manifestare contro lo spettro di ritorno al fascismo, alimentato anche da certa stampa di regime. Vi chiedo il sacrificio di impegnare un pò del vostro tempo prezioso per leggere. Mi fermo qua.

 

La vera storia di Malga Bala

23 – 25 marzo 1944: la storia di Malga Bala

Dino Perpignano, vice brigadiere, comandante, di Sommacampagna (Verona), nato il 21 agosto 1921 – Primo Amenici, di Santa Margherita d’Adige (Padova), nato il 5 settembre 1905 – Domenico Dal Vecchio, di Refrontolo (Treviso, nato il 18 ottobre 1924) – Fernando Ferretti, di San Martino in Rio (Reggio Emilia), nato il 4 luglio 1920 – Lindo Bertogli, di Càsola di Montefiorino (Modena), nato il 19 marzo 1921 – Michele Castellano, di Rocchetta Sant’Antonio (Foggia), nato l’11 novembre 1910 – Attilio Franzan, di Isola Vicentina (Vicenza) nato il 9 ottobre 1913 – Rodolfo Colzi, di Signa (Firenze), nato il 3 febbraio 1920 – Adelmino Zilio, di Prozzolo di Camponogara (Venezia), nato il 15 giugno 1921 – Pasquale Ruggiero, di Airola (Benevento), nato il 11 febbraio 1924 – Pietro Tognazzo, di Pontevigodarzere (Padova), nato il 30 giugno 1912– Antonio Ferro, di Rosolina (Rovigo), nato il 16 febbraio 1923.

 

Sono i nomi dei 12 Carabinieri massacrati a Malga Bala, in Slovenia, sopra la Val Bausiza, nel circondario di Bovec (quella volta Plezzo), sabato mattina 25 marzo 1944, solo perché italiani.

Erano stati scelti dalle caserme della Tenenza di Tarvisio e della Compagnia di Tolmezzo, da cui dipendeva Tarvisio. Erano lì, da alcune settimane, a difesa della centralina idroelettrica che forniva corrente ai paesi del circondario e soprattutto alla miniera di Cave. Tutto il territorio, pur italiano, era del tutto germanizzato dall’occupazione nazista, che aveva trasformato questa zona in una semplice appendice germanica, dove vigevano e imperavano solo ed esclusivamente le aquile tedesche

Sorpresi nel sonno, avvelenati, torturati ed infine tagliati a pezzi. Fu questo il tragico destino di ben 12 giovani carabinieri, catturati dai Partigiani alle Cave dei Predil nell’Alto Friuli. I carabinieri costituivano un presidio a difesa della Centrale Idroelettrica di Bretto. Il 23 marzo 1944, i Partigiani presero in ostaggio il Vice Brigadiere Dino Perpignano, Comandante del Presidio che stava rientrando negli alloggiamenti, sotto la minaccia delle armi, lo costrinsero a pronunciare la parola d’ordine e, con facilità, una volta entrati nel Presidio, catturarono tutti i carabinieri, già in parte addormentati. Dopo il saccheggio, i 12 militari furono deportati nella Valle Bausizza e rinchiusi in un fienile dove fu loro servito un pasto nel quale era stata inglobata soda caustica e sale nero. Affamati, inconsciamente, mangiarono quanto gli era stato servito, ma, dopo poco, le urla e le implorazioni furono raccapriccianti e tremende. Erano stati avvelenati e la loro agonia si protrasse fra atroci dolori per ore ed ore. Stremati e consumati dalla febbre, quasi tutti ventenni (e mai impiegati in altri servizi tranne quello a guardia della centrale, cui erano stati sempre preposti), furono costretti a marciare fra inesorabili e inenarrabili sofferenze ed insopportabili sacrifici fino a Malga Bala ove il giorno 25 li attendeva una fine orribile. Il Vice Brigadiere Perpignano fu preso e spogliato; gli venne conficcato un legno ad uncino nel nervo posteriore del calcagno ed issato a testa in giù, legato ad una trave, poi furono incaprettati. A quel punto, i macellai Partigiani, cominciarono a colpire tutti con i picconi: a qualcuno vennero asportati i genitali e conficcati in bocca, a qualche altro fu aperto a picconate il cuore o frantumati gli occhi, all’Amenici venne conficcata nel cuore la fotografia dei suoi cinque figli, mentre il Perpignano veniva finito a pedate in faccia ed in testa. La mattanza terminava con i corpi dei malcapitati legati con fil di ferro e trascinati, a mò di bestie, sotto un grosso masso. Ora le misere spoglie di questi Carabinieri riposano, dimenticate dagli uomini, dalla storia e dalle istituzioni, in una torre medievale di Tarvisio le cui chiavi sono pietosamente conservate da alcune Suore di un vicino Convento.”

 

 

 

 

1 Commento

  1. Nel “giorno del Ricordo”,10 febbraio,la dignità della memoria degli Italiani e non solo ,va alle persecuzioni e alle sofferenze che una popolazione incolpevole ,gli italiani d’Istria, Dalmazia e Venezia Giulia, furono costretti a subire,la tragedia delle Foibe,una sciagura entrata a far parte della storia nazionale.E’ importante ,quindi,conoscere la storia,per non dimenticare.

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