il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PIAZZA della LIBERTA’: mamma di tutte le tangenti o terreno fertile per inutili inchieste ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – La domanda è: “II lavori di costruzione di Piazza della Libertà e del Crescent e sono diventati la mamma di tutte le tangenti salernitane o sono invece il giocattolo su cui sbizzarrirsi con fantasiose elucubrazioni ed inutili inchieste giudiziarie ?”.

E’ bene precisare che per “lavori di costruzione di Piazza della Libertà e del Crescent” si intendono anche tutti quei lavori ad essi direttamente connessi, quali la deviazione e la tombatura del Torrente Fusandola, l’interramento nel sottosuolo della piazza di residui di amianto rilevati dall’abbattimento del vecchio pastificio Amato, i ripavimentazione della piazza con variante da 8 milioni di euro, e tutti gli appalti e sub appalti affidati con gare pubbliche ma anche in via diretta a ditte di fiducia e/o di comodo. Insomma tutta quella impalpabile e magmatica materia politico-amministrativa che, inevitabilmente, dà la stura alle tante e diverse linee di pensiero con cui si guarda a quei lavori che per molti sono essenziali al rilancio dell’immagine della città di Salerno e per alcuni sono un vero e proprio scempio dell’urbanistica che da sempre ha caratterizzato la zona di Santa Teresa e del centro storico.

Alla resa dei conti, che è bene precisare non sono ancora definitivi e totali, sembrerebbe prendere il largo l’ipotesi di un inutile e dispendioso accanimento giudiziario contro l’amministrazione comunale di Salerno, rea di aver ideato, progettato e tentato di realizzare opere pubbliche importanti da un lato e, forse, faraoniche dall’altro. Ovviamente ognuno è libero di pensarla come vuole; a me, ad esempio, il Crescent non piace perché mi appare solo come una grande speculazione edilizia, mentre sono in favore di una grande piazza capace di accogliere le varie sfaccettature della città e della provincia con la garanzia di centinaia e centinaia di posti auto con parcheggio pubblico a basso costo; forse bastava la piazza per salvare qualcosa delle “famose Chiancarelle” ed offrire alla città servizi più moderni ed accessibili.

Ma da qui ad ipotizzare che per ogni cosa, anche quando si deve sostituire una mattonella, possa esserci stata o potrebbe esserci il passaggio di una tangente, di un favoritismo, di uno scambio elettorale, di un accordo politico-mafioso, mi sembra davvero fuori dalla realtà che non è limitata al periodo dell’impero della dinastia deluchiana ma viene dal profondo passato, almeno dall’immediato secondo dopoguerra.

 

Del resto le inchieste storiche del passato, a cominciare da quelle di tangentopoli, non hanno mai avallato l’esistenza di una criminalità diffusa e pervasiva in grado di far sprofondare nelle battaglie più becere gli interessi contrapposti delle facoltose famiglie salernitane che, per un motivo o per l’altro, restano fuori dai grandi giochi di interesse economico-finanziario-imprenditoriale-politico che qualche volta si aprono anche ad infiltrazioni di carattere malavitoso.

Insomma la classe dirigente di Salerno e provincia, forse, non è mai stata come venne descritta in una ordinanza giudiziaria del 21 settembre 1992 dall’allora Gip Mariano De Luca (nessuna parentela con il governatore), emessa nell’ambito dell’indagine preliminare di quello che poi fu il “Processo Fondovalle Calore” che doveva essere la mamma di tutte le tangenti e che finì, invece, in una bolla di sapone:

“”Non può, dunque, sottacersi che i fatti di causa costituiscono una delle non frequenti occasioni offerte alla giustizia per far luce sulla oscura e desolante realtà che sovente si annida nelle pieghe lo squallido sottobosco  che rigoglia ai margini del sistema istituzionale è nella vicenda processuale esemplarmente rappresentato e mostra, con la forza protervia dei fatti, come l’abbandono di ogni principio morale, il disprezzo verso i valori fondamentali della vita associata, il miope egoismo che tutto subordina al tornaconto personale siano ampiamente diffusi, sovente elevati a sistema di vita e tendenzialmente suscettibili di attentare alla stessa sopravvivenza dello stato di diritto, non meno di fenomeni delinquenziali assai più appariscenti ed eclatanti. Lui elementi probatori fin qui acquisiti, confermando puntualmente l’ipotesi accusatoria, hanno evidenziato non soltanto come protervia e scadimento morale possano indurre a ritenere fatto normale e fisiologico l’appropriazione privatistica di apparati e sistemi predisposti a tutela di interessi generali e collettivi, ma anche come ad una concezione così distorta non siano estranei professionisti stimati e di prestigio, esponenti di categorie cui certo non difettano gli strumenti per una corretta valutazione di simile forma di devianza … La prognosi comportamentale non può, dunque, che essere infausta””.

 

In effetti i processi celebrati dal 1992 ad oggi non hanno quasi mai suffragato la suggestiva tesi del dr. De Luca, una tesi che comunque descriveva alla perfezione quello che era il comune pensiero di quel tempo; ma per arrivare alle condanne bisogna accompagnare ai semplici pensieri anche le prove provate, altrimenti facciamo soltanto esercizi filosofici senza alcun costrutto giudiziario, con grave dispendio di risorse economiche pubbliche che nessuno mai rimetterà più nelle casse dello Stato.

Per ritornare all’argomento centrale di oggi sembra che Piazza della Libertà da qualche anno a questa parte sia al centro dell’attenzione giudiziaria della circoscrizione salernitana, quasi come se nella piazza e sulla piazza ci siano state le grandi spartizioni del potere e dei soldi. Sui lavori di realizzazione della piazza sono stati indagati e reindagati amministratori, politici, tecnici (pubblici e privati), associazioni di imprese e semplici imprenditori con modestissimi risultati giudiziari a fronte di spese macroscopiche.

Per saperne di più sarà necessario il prossimo autunno quando i vari processi incardinati sulla spinosa vicenda riprenderanno il via dopo le soste dovute al Covid-19 e all’estate ormai in corso. Prima, però, dovremo seguire attentamente quella che si annuncia come una furiosa campagna elettorale per le regionali.

Probabilmente anche stavolta la “prognosi comportamentale” non sarà tanto infausta.

 

1 Commento

  1. Non rientra nel novero delle mie conoscenze sapere qual è il grado di verità inoppugnabie circa i fatti che si sono svolti e tuttora caratterizzano le vicende della Piazza della Libertà, con una dovizie di sfaccettature in linea con la sua maxiestensione e con tutto ciò che la circonda sopra e sotto il livello del mare.
    Le cronache ci dicono che si sarebbe verificato un turbinio di tangenti presumibilmente in un gioco di do it del fra settori pubblici e privati. Oppure si sarebbero verificate irregolarità nelle assegnazioni di appalti e sub-appalti, in dispregio delle norme vigenti in materia e solo in virtù di favoritismi e amicizie personali. Trascurando gli aspetti tecnici riguardante alcune gravi disfunzioni causate da cattiva esecuzione e posa in opera delle strutture, non poteva mancare l’intervento della magistratura, organo supremo chiamato sempre a decidere nello svolgimento delle opere pubbliche e non. Essa dovrebbe agire con la massima rapidità, perchè ogni giorno di inattività di un cantiere rappresenta comunque un danno per tutti. Nel caso specifico si legge che tutta l’azione portata avanti dagli organi inquirenti sarebbe un “terreno fertile per inutili inchieste”.
    Ripeto, non ho nè elementi nè competenze specifiche per avallare o respingere una simile affermazione è la ad altri valutarne la portata.
    Una cosa però vorrei evidenziare e mi riferisco a quanti ancora vanno affermando che i lavori, condotti e – si spera – in fase di conclusione in tempi ravvicinati nella vasta area adiacente al porto commerciale, sono un vero e proprio “scempio dell’urbanistica” che da sempre ha caratterizzato la zona di Santa Teresa e del Centro È chiaro che la Rivoluzione Americana e quella Francese hanno solennemente sancito la libertà di opinione e di espressione. Quindi chi la pensa nel modo suddetto può continuare a farlo senza alcuna restrizione di parola. Tuttavia mi sembra quanto meno azzardato sostenere che il tessuto urbanistico esistente all’epoca delle chiancarelle (anche in ipotesi non avvolto dal degrado) sia stato irrimediabilmente peggiorato da tutto ciò che è sorto in questi anni a completamento della lunga passeggiata del lungomare verso l’area occidentale.
    Capirei se in tema di scempio all’urbanistica si citassero il Viadotto Gatto, brutto inadeguato e pericoloso; oppure tutto ciò che è sorto ad oriente del fiume Irno con palazzi piazzati a bussolotti creando una viabilità ingarbugliata e senza alcuna razionalità; oppure ancora, sempre in quell’area, la mancata realizzazione sul fronte mare di edifici che rispondessero a norme estetiche e costruttive in linea con quelli del lungomare cittadino.
    E mi fermò Qui.

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