il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Piazza della Libertà: da Rainone a Perillo !!

 

Aldo Bianchini

SALERNO – L’ultima notizia, da natura non giudiziaria, è costituita dal massiccio ingresso sul campo, ovvero sulla piazza, dell’azienda facente capo alla RCM/Costruzioni (Rainone group) che come dichiarato dai suoi esponenti di spicco (nella fattispecie Elio Rainone con una lunga intervista rilasciata a Diletta Turco de “Il Mattino”, edizione 1) darà il meglio di tutta la sua già straordinaria organizzazione per consegnare la piazza e il sottostante parcheggio (atteso da tutta la città) entro il 2021.

Non è stato facile rimettere in carreggiata il cantiere sospeso dal Covid ed è una corsa sul tempo che ci vede impegnati con più uomini e mezzi per recuperare quanto perso sul cronoprogramma, ma amiamo le sfide difficili e speriamo di superare presto e al meglio anche questa che siamo certi diventerà, con il Castello d’Arechi in testa e il golfo davanti, l’immagine e il nuovo simbolo di Salerno nel mondo” ha aggiunto Eugenio Rainone (fratello di Elio).

Soprattutto le parole di Eugenio non devono dare adito ad una lettura diversa da quella che letteralmente viene indicata; con la RCM-Costruzioni siamo in presenza, è bene ricordarlo a tutti, di una delle aziende italiane più quotate nel mondo e con cantieri di lavoro che vanno dall’Africa all’America per finire in Australia. Il linguaggio del dr. Eugenio Rainone è, quindi, quello di un moderno manager che riesce a spingere il proprio sguardo oltre l’orizzonte molto ridotto che imprigiona molte aziende su un territorio ristretto anche se nazionale. Oltretutto Eugenio con le sue parole fornisce anche le necessarie indicazioni afferenti un discorso più complessivo che riesce a coinvolgere addirittura l’immagine simbolica di Salerno nel mondo per un futuro sempre più interessante sotto il profilo dell’economia, del turismo, dell’occupazione e dello sviluppo.

L’ho già scritto in passato e non ho remore nel ripeterlo oggi; quella caduta sulla RCM-Costruzioni è stata forse la migliore scelta di collaborazione pubblico-privato che il sindaco-governatore Vincenzo De Luca abbia mai messo in piedi fin dalla sua prima elezione del 1993.

Anche perché tutta la struttura organizzativo-legale della RCM-Costruzioni ha consentito di superare i molteplici problemi creati dalle aziende concorrenti dopo l’aggiudica della gara di appalto; difatti solo seguendo quell’accurata e decisiva strategia difensiva è stato possibile superare ostacoli ritenuti insormontabili: Tar, Tribunale del Riesame, Consiglio di Stato e cassazione; ostacoli che soltanto in Italia vengono fuori a raffica ed impediscono sul piano pratico il decollo e la conclusione delle grandi opere pubbliche.

Sul campo rimane, comunque, la discussione (a volte soltanto speciosa) sul presunto “scempio urbanistico” causato dai lavori di Piazza della Libertà, dal Crescent e dalla deviazione del Torrente Fusandola. Premesso che, a mio modo di vedere, la modernità non è mai uno scempio, preferisco lasciare la parola ad un tecnico molto esperto. Ecco cosa dice nel merito l’ammiraglio ingegnere Gaetano Perillo:

  • Una cosa però vorrei evidenziare e mi riferisco a quanti ancora vanno affermando che i lavori, condotti e – si spera – in fase di conclusione in tempi ravvicinati nella vasta area adiacente al porto commerciale, sono un vero e proprio “scempio dell’urbanistica” che da sempre ha caratterizzato la zona di Santa Teresa e del Centro È chiaro che la Rivoluzione Americana e quella Francese hanno solennemente sancito la libertà di opinione e di espressione. Quindi chi la pensa nel modo suddetto può continuare a farlo senza alcuna restrizione di parola. Tuttavia mi sembra quanto meno azzardato sostenere che il tessuto urbanistico esistente all’epoca delle chiancarelle (anche in ipotesi non avvolto dal degrado) sia stato irrimediabilmente peggiorato da tutto ciò che è sorto in questi anni a completamento della lunga passeggiata del lungomare verso l’area occidentale.
    Capirei se in tema di scempio all’urbanistica si citassero il Viadotto Gatto, brutto inadeguato e pericoloso; oppure tutto ciò che è sorto ad oriente del fiume Irno con palazzi piazzati a bussolotti creando una viabilità ingarbugliata e senza alcuna razionalità; oppure ancora, sempre in quell’area, la mancata realizzazione sul fronte mare di edifici che rispondessero a norme estetiche e costruttive in linea con quelli del lungomare cittadino
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1 Commento

  1. Sarebbe veramente strano se si ritenessero le parole del dr. Bianchini una forma più o meno velata di sponsorizzazione giornalistica della RCM Costruzioni (Gruppo Rainone). È sufficiente infatti per detta Impresa di costruzione considerare quanti e quali importanti opere di ingegneria civile ha effettuato e continua ad effettuare in Italia e all’estero, dimostrando di possedere elevate capacità nell’affrontare e risolvere situazioni tecnicamente complesse e variegate. La dirigenza del Gruppo è in grado di affrontare con competenza e imprenditorialità anche imprevisti che esulino dall’ambito degli aspetti puramente costruttivi, come si è visto nel caso dell’impresa Crescent e dei risvolti politico-giudiziari che l’hanno contrassegnata.
    Giustamente viene quindi additata come pertinente e risolutiva anche l’assegnazione a RCM Costruzioni dell’intervento, auspicabilmente conclusivo, per donare alla città la tanto attesa (ma non sono mancate critiche e tanti distinguo) Piazza della Libertà, con il sottostante maxi parcheggio.
    Non è comunque il caso di continuare su questo tasto.
    Qui è stato ripreso il tema dello scempio urbanistico che sarebbe stato causato dai lavori di Piazza della Libertà, dal Crescent e dalla deviazione del Rio Fusandola. È stata riportata la parte terminale di un mio precedente commento, dove avevo citato qualche esempio di intervento urbanistico per nulla migliorativo del preesistente.
    Ovviamente tanti altri possono essere citati e sono il frutto di quel fenomeno, molto efficacemente descritto nel film “Mani sulla città” del regista Francesco Rosi. Abusivismo o spesso urbanizzazione selvaggia hanno deturpato il volto di tante città. Mi viene in mente Genova, dove in molte zone si sono create condizioni di potenziali dissesti idrogeologici.
    La nostra città non si è potuta sottrarre ad un simile destino e, soprattutto a partire dall’immediato dopoguerra, ha subìto un vero e proprio sacco del territorio. Purtroppo raramente si è visto un vero e proprio salto di qualità e una inversione di tendenza da parte degli amministratori succedutisi negli anni nel governo della città.
    Così gli scempi nel “fare” ma anche nel “non fare” continuano.
    Cito il Centro storico. Per anni vicolo delle Fornelle, i Barbuti, ma anche via Tasso, via Trotula, ecc. sono stati infrequentabli. C’è voluto il terremoto per sistemare un po’ le cose. Ma restano tuttora abbandonati luoghi di culto, edifici e palazzi nobiliari, altre vestigia di quella Opulenta Salernum che secoli fà godeva di un indiscusso prestigio in tutto il mediterraneo e oltre.
    C’è l’acquedotto medioevale, vittima del “fare” e del “non fare”. Con superficialità, ignoranza e poca avvedutezza negli scorsi decenni sono state concesse autorizzazioni a costruire edifici a ridosso dello stesso, rimasto così intrappolato è visibile appena nelle arcate di via Arce. Ma poi recentemente ha dimostrato cenni di cedimento (si è sentito qualcuno che per timore di subire infortuni ne ha chiesto addirittura l’abbattimento!!). Non mi risulta, almeno a livello informativo, che sia messo mano ad interventi conservativi.
    Si registra un “non fare” sul Iadotto Gatto: la mancata realizzazione della segnaletica orizzontale e dell’illuminazione notturna. Inutile sottolineare la pericolosità per questo stato di fatto. Dal Codice della Strada è fatto obbligo alle amministrazioni comunali di ottemperare al riguardo. Per dovere d’ufficio, forse il Comando della Polizia Urbana dovrebbe sanzionare il comportamento omissivo dei responsabili.
    Concludo citando il porto commerciale.
    Quando era niente altro che una piccola baia all’inizio della costiera, come si può ammirare in un quadro settecentesco di Hackert conservato alla Reggia di Caserta, non creava alcun disturbo di tipo paesaggistico. Poi è cresciuto nei secoli successivi, restando sempre nella stessa ubicazione, aumentando notevolmente gli spazi per l’attracco di navi di grosso tonnellaggio.
    Indubbiamente, lo scempio perpetuato quando si decise di non dare c una allora praticabile delocalizzazione verso i siti a sud-est della città, è negli occhi di tutti e non può essere disconosciuto. Tuttavia, visto che sarebbe impensabile ipotizzare una dismissione della struttura, che rappresenta comunque un fonte importante per l’economia del territorio, occorre pensare a male minore. Invocare trasferimenti di attrezzature impianti infrastrutture per spostare altrove le attività del porto commerciale porta ad ipotizzare o una grossa piattaforma, per l’attracco delle navi, situata almeno ad un paio di miglia dalla costa e collegata alla terraferma da una luna passerella viaria e ferroviaria opportunamente dimensionata; oppure un nuovo porto con moli, banchine, gru, servizi vari, ecc. situato nell’area prospiciente i comuni di Pontecagnano, Battipaglia, Eboli. In questo caso stento a immaginare quali sarebbero le reazione dei siti coinvolti. Sicuramente non delle più pacifich, venendo loro imposto di rinunciare alla valorizzazione dei litoranei a scopo turistico. Anche l’altra ipotesi non sarebbe da meno sotto questo aspetto, con l’aggravante di arrecare uno scempio paesaggistico, ecologico, ambientale di una gravità eccezionale.
    Certe soluzioni, che sembrano avveniristiche, le troviamo in alcune lande desertiche del Golfo Persico, ma mal si addicono alla nostre latitudini.

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