il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

IL 16 OTTOBRE, GIORNATA DELL’ALIMENTAZIONE, CON BALZO DEI PREZZI DEL CIBO (+5%), AVANZA LA FAME E L’INFLAZIONE, +10,2% FRUTTA, SALGONO I PREZZI NEL CARRELLO

Dr. Michele D’Alessio (agronomo – giornalista)

SALERNO -Venerdì 1 6 Ottobre si è celebrata la Giornata alimentazione istituita dalla FAO. La Giornata Mondiale dell’Alimentazione fa appello alla solidarietà globale per aiutare i più vulnerabili a risollevarsi dalla crisi e a rendere i sistemi alimentari più resilienti e solidi affinché possano resistere alla crescente volatilità e agli shock climatici, garantire alimenti sani, economici e sostenibili a tutti, nonché offrire mezzi di sussistenza dignitosi agli operatori dei sistemi alimentari. Sulla base dei dati Fao che rilevano un rincaro del 5% del prezzo del cibo nel mondo a settembre 2020 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Spinti dall’emergenza coronavirus i prezzi mondiali dei prodotti alimentari raggiungono il valore massimo da inizio pandemia per effetto di quattro rincari mensili consecutivi che riducono le possibilità di acquisto e fanno sprofondare nella fame nuove fasce della popolazione. È quanto emerge da una analisi di Coldiretti in occasione della Giornata mondiale. La “bolletta alimentare globale” ha raggiunto il valore record degli ultimi sette mesi, da quando è esplosa la pandemia, per effetto soprattutto dei prezzi dei cereali come grano e mais che – sottolinea la Coldiretti – hanno fatto segnare aumenti del 13,6% nell’ultimo anno. Anche le quotazioni internazionali del mais rincarano ma sotto pressione al rialzo sono anche – precisa la Coldiretti – i prezzi mondiali del burro e dei formaggi e anche le quotazioni della carne di pollo. Con l’avanzare della pandemia la disponibilità delle produzioni agricole è diventata strategica per la necessità di garantire le forniture alimentari alla popolazione che ha portato in qualche caso a limiti all’export imposti dai paesi produttori per difendere le proprie riserve di cibo. Una preoccupazione che nei giorni più bui del lockdown ha spinto molti Paesi ad adottare misure protezionistiche con corsa agli accaparramenti e guerre commerciali che hanno alimentato tensioni e nuove povertà. Nel mondo, si stima, quasi 690 milioni di persone abbiano sofferto la fame nel 2019 ma il numero è destinato a crescere per effetto dell’emergenza coronavirus che ha sconvolto i sistemi economici e cancellato milioni di posti di lavoro. La pandemia di Covid-19 potrebbe far sprofondare nella fame cronica ulteriori 130 milioni di persone entro la fine del 2020 con la mancanza di cibo che colpisce nuove fasce della popolazione sia nei paesi ricchi che in quelli meno sviluppati secondo l’analisi della Coldiretti sulla base del Rapporto Annuale delle Nazioni Unite.                                                                                                                                L’Italia è il primo produttore UE di riso, grano duro e vino e di molte verdure e ortaggi tipici della dieta mediterranea come pomodori, melanzane, carciofi, cicoria fresca, indivie, sedano e finocchi. E anche per quanto riguarda la frutta primeggia in molte produzioni importanti: dalle mele e pere fresche, dalle ciliegie alle uve da tavola, dai kiwi alle nocciole fino alle castagne. Il Belpaese è poi autosufficiente per quanto riguarda la produzione di carni avicole con oltre 1,3 milioni di tonnellate e di uova con quasi 13 miliardi pezzi, ma resta in deficit su alimenti base come carne, latte e cereali. Nonostante l’indipendenza produttiva, salgono i prezzi al consumo nel carrello della spesa con un rincaro record del 10,2% per la frutta. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi all’inflazione a settembre che registra una diminuzione dello 0,6% su base annua ma una spinta al rialzo dei prezzi dell’1,1% per gli alimentari. Aumenti che vanno dai salumi (+2,6%) alla pasta (+1,7%), dai formaggi (+1,1%) (alla carne (+2%) ma anche per il pesce surgelato (+3,5%) mentre sono in atto tentativi di speculazione al ribasso nei compensi riconosciuti agli agricoltori.                                                                                                                                                                                Una situazione paradossale poiché mentre i prezzi al consumo per cibi e bevande aumentano quelli pagati agli agricoltori e agli allevatori spesso diminuiscono con le quotazioni riconosciute ai produttori che in molti settori non coprono più neanche i costi e mettono a rischio il sistema agroalimentare nazionale.                                                                                                   Dal campo alla tavola, le agromafie sviluppano un business illegale e sommerso da 24,5 miliardi che minaccia ora di crescere mettendo le mani su un tessuto economico indebolito dalla crisi determinata dall’emergenza coronavirus che ha coinvolto ampi settori della filiera agroalimentare a partire dalla ristorazione. Crescono gli interessi delle organizzazioni criminali nel settore agroalimentare ed in modo specifico nella ristorazione nelle sue diverse forme, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda fino alle pizzerie. La malavita è arrivata a controllare cinquemila locali della ristorazione con l’agroalimentare che è divenuto una delle aree prioritarie di investimento della malavita che ne comprende la strategicità in tempo di crisi perché consente di infiltrarsi in modo capillare nella società civile e condizionare la vita quotidiana delle persone.                                                  Preoccupa un nuovo lockdown a Natale, che se ci sarà, è un incubo da 4,1 miliardi per il turismo solo per le mancate spese degli oltre 10 milioni di italiani che lo scorso anno sono andati in vacanza nel periodo delle feste. Un duro colpo per il sistema economico già duramente provato da una estate che ha lasciato un buco da 23 miliardi nei conti turistici nazionali per il calo delle presenze italiane e l’assenza praticamente totale degli stranieri. A pagare il prezzo più salato sono le strutture impegnate nell’ alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir e con un crollo delle attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi ha un effetto negativo a cascata sull’agroalimentare nazionale, con una perdita di fatturato di oltre 8 miliardi per i mancati acquisti in cibi e bevande nel 2020. Per gli effetti dell’emergenza coronavirus per la spesa alimentare degli italiani anche in riferimento al varo del DPCM che prevede che ristoranti e bar dovranno chiudere alle 24 ma dalle 21 sarà vietato consumare in piedi, quindi potranno continuare a servire i clienti solo i locali che abbiano tavoli, al chiuso o all’aperto.  Per gli acquisti extradomestici per colazioni, pranzi e cene fuori casa è stimato un calo del 40% su base annuale. In questo contesto è importante ma non sufficiente l’arrivo del bonus di filiera che stanzia 600 milioni di euro con un contributo a fondo perduto a favore di ristoranti e a agriturismi in difficoltà per l’acquisto di prodotti di filiere agricole ed alimentari, inclusi quelli vitivinicoli, anche Dop e Igp, valorizzando la materia prima del territorio.

 

1 Commento

  1. Caro Michele D’Alessio,il tuo articolo è un’analisi molto ampia dell’alimentazione mondiale.
    In Italia c’è l’autosufficienza per il riso,il grano duro,le verdure,ecc.
    Tu,comunque,lanci l’allarme che nel 2019 hanno sofferti la fame 690 milioni di persone e questo aumenterà di altri 130 milioni alla fine del 2020.
    In questo gioca in negativo il commercio con le sue guerre che vanno a danno della popolazione.
    Ci vorrebbe un controllo sul commercio per il contenimento dei prezzi. È un momento molto delicato con tutti gli aumenti nel ramo alimentare. Se la spesa aumenterà in Italia del 10,2%,è una nota dolente per la popolazione,specialmente,se il lavoro mancherà.
    Ci attendono momenti duri.
    Speriamo che la pandemia pigli la piega in diminuzione,così il lavoro si aprirà e tutte le aziende si riprenderanno e finirà la guerra commerciale con gli aumenti dei prezzi alla vendita.

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