il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

IL BARBIERE

 

Luciano Provenza (Avvocato – pres. Salotto Gastronomico)

Uno dei luoghi di aggregazione del secolo scorso era sicuramente il salone del barbiere. In quell’epoca ci si recava dal barbiere non solo per tagliare i capelli o fare la barba, ma soprattutto per farsi due chiacchiere con gli amici e raccogliere i pettegolezzi del quartiere. Si, perché il barbiere sapeva tutto di tutti. Si discorreva di calcio e politica e si litigava sul rigore negato o sulla validità di un governo. Con il passare degli anni il barbiere si è sempre più modernizzato, assumendo la denominazione di “coiffeur pour homme” o “for men”, ma sempre barbiere restava. Ricordo la nube di fumo che si respirava ed i calendarietti profumati con le donne nude, che nel periodo natalizio venivano dati in omaggio ai clienti. Fare la barba costituiva un momento di grande professionalità: si affilava il rasoio su apposite strisce di cuoio, si utilizzava il pennello per spargere la schiuma da  barba e poi si procedeva alla rasatura con una mano leggerissima, che scivolava sulla pelle, e si puliva di volta in volta il rasoio sulle vecchie schedine del Totocalcio. Ma il momento più soddisfacente era quello del massaggio con il panno caldo e della ventilazione con l’apposito asciugamano, dopo l’applicazione del dopobarba. Altro che rasoio elettrico! Anche a Salerno abbiamo avuto veri artisti del taglio e della barba. Vi sono stati saloni aperti per mezzo secolo. Per molti giovani dell’epoca, la frequentazione del salone ha costituito il primo luogo di socializzazione. Entrare dal barbiere significava entrare in un luogo che ti informava sui fatti, sugli aneddoti e sugli inciuci della comunità.  Era consuetudine anche leggere il quotidiano, perché in ogni salone i titolari acquistavano il giornale per la propria clientela. La domenica mattina vi era un via-vai ininterrotto: molti avevano l’abitudine di passare dal barbiere per la barba e lo shampoo, recarsi in pasticceria per comprare i dolci e pranzare in tempo per correre al Donato Vestuti entro le 14 e 30 per assistere alle partite della Salernitana. Molti barbieri degli anni ‘70 avevano la fotografia del Napoli e ritenevano Totonno Iuliano il migliore calciatore d’Italia. Erano i tempi in cui non vi era alcuna rivalità tra Salerno e Napoli, anzi molti salernitani andavano al San Paolo per ammirare Omar Sivori, idolo degli anni ‘70. Mi manca molto quell’atmosfera che ha segnato la mia giovinezza e soprattutto rimpiango la semplicità di quei rapporti umani. Altro che i social di oggi, in quel contesto si cresceva in modo reale, senza rapporti virtuali per lo più falsi ed ipocriti. Non vi erano tante mode assurde o stili particolari, i capelli, bene o male, tutti li tagliavano allo stesso modo, con la forbice da veri artisti. E’ difficile rinvenire oggi barbieri che utilizzano la forbice o il rasoio per tagliare i capelli: è tutto più semplice con una macchinetta. Vi era poi la famosa ”legge del cozzetto”, a cui non ci si poteva sottrarre e si tornava a casa con il collo rosso per le “scamette” ricevute. Dal barbiere ho imparato a dare la mancia, a capire che non era mortificante per un lavoratore adulto avere qualche spicciolo di regalo. Si, perché in molti saloni, oltre al principale, vi era un dipendente che restava tale per sempre. Qualche volta riscattava il negozio quando il titolare aveva un’età avanzata. IL lunedì, come anche oggi, era il giorno di chiusura, ma per i clienti eccezionali il barbiere prestava la propria attività con la saracinesca abbassata per metà. Così chi aveva necessità di sistemarsi per andare ad un matrimonio o chi ancora non voleva farsi vedere quando si faceva la tintura ai capelli, approfittava della disponibilità del barbiere ad aprire anche nel giorno di riposo. Il barbiere era considerato uno di famiglia, di generazione in generazione serviva dapprima i genitori, poi i figli, fino a giungere ai nipoti. Un ultimo ricordo: quando non vi erano clienti da servire, si giocava a carte, scopone scientifico e tressette erano i giochi preferiti. In qualche locale anche la dama era gettonata. Insomma, il salone del barbiere era un vero collettore sociale, in cui si raccoglievano e si confrontavano diverse esperienze di vita che hanno aiutato molte generazioni a crescere in modo sano ed equilibrato.

 

 

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