il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

L’americano con la videocamera: Matteo ci racconta come eravamo.

 

Angela D’Alto

(opinionista)

 

Il prof. Matteo Percontino, l'americano con la videocamera

MONTE SAN GIACOMO (SA) – Ogni storia d’emigrazione inizia con una partenza, con un distacco.

La nostra storia inizia l’otto settembre del 1967, sulla nave Michelangelo in partenza per New York. A bordo, stipata tra centinaia di italiani, una famiglia di Monte San Giacomo: i genitori, Nicola e Angela, e i loro cinque figli. Come tanti altri meridionali, anch’essi in viaggio in cerca di fortuna. Nicola, stanco della vita da pastore, deluso dalle brevi esperienze in Venezuela e in Germania, aveva deciso di tentare il tutto per tutto e inseguire, insieme alla sua famiglia, il sogno americano. Quando partirono Matteo, il secondogenito, aveva 16 anni, e in Italia frequentava le scuole superiori. Lasciò con malinconia il paese.

Ma l’America, si sa, non era solo una meta, una Nazione, un continente: era una promessa; un posto in cui iniziare qualcosa con niente e raggiungere il sogno; un altro nome dell’opportunità.

Come tanti compaesani già in America, andarono a vivere nel New Jersey, a Hoboken.

Dopo un iniziale periodo di lavoro in fabbrica, Nicola rilevò la pizzeria ‘Torna’, di proprietà di un familare, trovando finalmente serenità per sè e per la sua famiglia. Matteo, nel frattempo, continuava a studiare, completando le superiori e il college, fino a diventare insegnante di Italiano e spagnolo in un liceo locale. Il matrimonio, la nascita dei quattro figli e la realizzazione professionale non lo allontaneranno mai dal proprio paese.

Immagini d'epoca immerse in un clima quasi surreale di un tempo che non c'è più

Dal 1967 ad oggi infatti, non c’è stato anno in cui Matteo non sia tornato in Italia.

Un po’ come la stragrande maggioranza dei tanti sangiacomesi stabilitisi nello stato del New Jersey che, nonostante il trascorrere degli anni, dei decenni, sono sempre tornati. In Estate, soprattutto. Quando il paese ormai è avvolto dal profumo dei tigli, e le luminarie per la festa patronale sembrano festeggiare, insieme ai Santi, il loro ritorno.

Nei giorni trascorsi al paese, Matteo portava sempre con sè una videocamera. Lo ricordo per le stradine del paese, nella piazza principale, durante eventi pubblici o privati, riprendere anno dopo anno, estate dopo estate, processioni, matrimoni, feste di piazza, partite di calcio. Per noi bambini, e poi ragazzi, era l’americano con la telecamera, che si soffermava a riprendere piccoli e per noi poco significativi momenti di vita della nostra comunità.

I ragazzini degli anni '70 intorno al macchinone americano

Intanto, negli anni, la quantità di materiale video accumulata da Matteo e minuziosamente catalogata, gli ha consentito di avere un formidabile archivio.

Quest’anno, a causa della pandemia, nessuno è tornato dagli States. Pochi dall’ Europa. L’estate è stata triste e silenziosa, in paese. Senza feste e senza luminarie. Durante la seconda ondata della pandemia, ho ricevuto un messaggio di Matteo, che informava gli amici di aver aperto un canale YouTube. Lo cerco e inizio a scorrere i video. Partono dalla fine degli anni 60. Momento dopo momento, vengo catapultata in un’atmosfera quasi surreale. Un paese antico, volti sconosciuti e altri che ricordo appena: riconosco qualcuno, allora ragazzo e mi pare quasi, in quelle case così diverse, per quelle stradine di un centro storico allora ancora vivo, di sentire gli odori, l’aria e persino il profumo dei tigli.

Siamo a un matrimonio del 1970: lo sposo esce da una piccola casa del centro storico, e insieme a lui familiari, amici e vicini di casa. Fisionomie sconosciute scorrono nelle immagini d’epoca, camminando per strade note. Le donne sono vestite da grande occasione, alcune chiaramente italo americane, con vistosi abiti colorati e cappellini. Gli uomini in nero, capelli con la brillantina, le precedono sicuri. Ad attenderli nella piazza principale, una enorme mustang, attorno alla quale si affollano i bambini. Il video prosegue con la cerimonia religiosa e con il ricevimento. I più anziani seduti intorno, mentre i giovani ballano. Abbronzatissima e Sapore di Sale , O sole mio e una tarantella. Gli scintillanti abiti americani si mescolano con quelli ancora neri e modesti di donne anziane. E così si mescolano slang e dialetto, mustang e strada sterrata, il sogno americano e la realtà del paese, la voglia di futuro e un immutabile presente.

Signore degli anni '60 ad una festa di matrimonio dell'epoca

In questo meraviglioso, stridente contrasto, mi perdo nei sorrisi pieni di speranza di una generazione che era certa che ad aspettarli ci fosse una vita migliore di quella che avevano conosciuto i propri genitori; negli occhi lucidi degli anziani, composti, quasi intimiditi, nella loro dignitosa semplicità; nell’allegro chiasso dei bambini, che una festa così chissà quando l’avrebbero rivista.

I video sono tanti, e arrivano ai giorni nostri.

Oltre all’audio originale, a volte il voice over di Matteo accompagna il racconto.

Ed è in quel preciso momento che capisco qual è la cosa straordinaria che ha fatto, che è molto di più di un archivio video: ci ha prestato per 50 anni i suoi occhi, e oggi attraverso quegli occhi oggi possiamo rileggere la nostra storia.

Rivediamo noi stessi, ma con uno sguardo altro. Più tenero, più amorevole.

Con uno sguardo d’amore. Quell’amore che solo chi è lontano sa custodire con tanta dolcezza, scorgendo il bello che spesso non siamo stati in grado di vedere, ricordando i sorrisi che avevamo dimenticato, mettendo a nudo emozioni che pensavamo sopite.

E così, alla fine della narrazione, l’assunto iniziale della nostra storia sembra quasi capovolgersi: il sogno di Matteo, e forse di tanti altri italiani, nonostante tutto è rimasto qui. Tra questi vicoli dimenticati, nei volti segnati dalla fatica degli anziani, nelle risate dei bambini, nelle note di una vecchia canzone che continua a suonare.

Perché, come scriveva Pavese,  “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

 

ndr: Il canale di Matteo Percontino è reperibile al seguente link:

 

https://youtube.com/channel/UCZqhEd7yldZ2HzO4GrRPAQQ

 

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