il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Mattia Carbone: è un medico violentatore ?

Aldo Bianchini

Dott. Mattia Carbone - medico/radiologo

SALERNO – Il dr. Mattia Carbone, radiologo presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Salerno (meglio nota come Ruggi) è un medico violentatore ?

Stando alla sentenza di primo grado sembrerebbe di si; una sentenza che conclude (almeno per il momento) la  scabrosa vicenda giudiziaria con una condanna anche abbastanza pesante: tre anni di reclusione, interdizione perpetua da qualsiasi ufficio riguardante la tutela, la curatela o l’amministrazione di sostegno; e di cinque dai pubblici uffici; interdetto per tre anni dalla professione e condannata anche al pagamento di una provvisionale di diecimila euro a favore della vittima.

Per sancire la totale colpevolezza del medico-radiologo bisognerà necessariamente aspettare la sentenza di terzo grado, quella cioè della Cassazione che scriverà la parola fine.

Per il momento, quindi, il dottor Carbone rimane innocente come imputato in attesa del giudizio finale.

 

Avrei potuto dare soltanto questa notizia e fermarmi qui; ma in passato, dall’estete scorsa, mi sono sovraesposto in favore di Carbone (che non conosco, non ho mai visto e neppure sentito), criticando sia il modo in cui era stato trattato dalla stampa che l’atteggiamento degli inquirenti che nel comunicato dell’operazione avevano addirittura, caso unico, indicato per nome e cognome il medico infedele al giuramento di Ippocrate. E per questa ragione continuo ad essere convinto che, nell’ottica del rispetto dello stato di diritto e del fatto che ognuno è sempre innocente fino a sentenza definitiva, bisogna dare al medico radiologo ancora le altre due chances con la possibilità di giocarsele a tutto campo.

 

Al momento, ripeto, c’è una sentenza di condanna che va comunque rispettata senza farla diventare, però, una condanna definitiva come era parso che volessero gli inquirenti agli inizi di questa triste vicenda in cui una donna accusa un uomo di violenza in una specie di Kramer contro Kramer. La sentenza della Cassazione va rispettata ed anche accettata, contrariamente alle due che la precedono, primo grado e appello, altrimenti dovremmo rivoluzionare tutto il nostro ordinamento giudiziario.

 

Sul campo restano intatte le due tesi: da un lato una donna che accusa e dall’altro un medico che legittimamente si difende. Al centro della storia rimane tutta intera la solidarietà che tutti hanno manifestato verso il medico accusato; i colleghi sanitari e parasanitari che gli hanno addirittura preparato una torta in suo omaggio quando tornò al lavoro dopo che il Tribunale della Libertà lo aveva restituito al suo naturale incarico e, forse, agli affetti familiari.

 

In suo favore era intervenuto il mondo politico con l’intervento accorato del dr. Gaetano Amatruda (esponente di spicco della direzione provinciale di Forza Italia): ““Basta con la logica volgare del ‘mostro’, stop alle strumentalizzazioni.  Forze di polizia, Magistratura e stampa abbiano più rispetto per le storie, le professionalità ed i percorsi delle persone. Il principio garantista e la civiltà guidino tutti i processi””; ed anche del sindacato con la discesa in campo del sindacato con il dr. Mario Polichetti (FIALS Salerno): “Su Mattia Carbone, accusato di violenza sessuale su una paziente, bisogna essere garantisti. Solidarietà all’uomo e al professionista, stimato primario all’ospedale di Salerno. Sono certo che saprà difendersi dalle accuse che gli muove la magistratura. Carbone deve avere l’opportunità di difendersi nelle sedi competenti e non di subire un processo sommario sui social o sui media”.

 

Sicuramente ora la sentenza di primo grado apre nuove, interessanti ed anche inquietanti scenari; ognuno ha il diritto di rimanere con le sue convinzioni, tutti abbiamo il dovere di rispettare lo stato di diritto e la professione di innocenza di tutti gli imputati fino a sentenza definitiva.

Sta di fatto che fino a questo momento sono stati tanti i giudici chiamati a giudicare; alcuni lo hanno assolto e altri condannato.

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