il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Giustizia rapida e pubblica amministrazione efficiente, sono due riforme fondamentali per i fondi europei del Recovery Plan, per il bene delle future generazioni.

Dr. Pietro Cusati (giurista-giornalista)

prof.ssa Marta Cartabia - ministro della giustizia

 

 

 

 

 

 

 

Roma ,25 aprile 2021. Due riforme  fondamentali di ripresa e resilienza,un’occasione storica per l’Italia, la Giustizia e la pubblica  amministrazione, se falliscono queste due riforme non avremo i fondi europei ,niente soldi  del recovery Plan. E’ L’appello della  ministra  della Giustizia  Prof.ssa Marta Cartabia ai partiti e ai cittadini. Una giustizia rapida e di qualità, con riforme dei processi, digitalizzazione, assunzione di personale, ristrutturazioni edilizie. Il guardasigilli esorta le forze politiche a ritrovare lo spirito di unità nazionale, con un appello alla “responsabilità” e un’esortazione al “realismo”: La giustizia “deve diventare il terreno dove cercare una convergenza” per “il bene delle future generazioni”. “Una riduzione della durata dei processi civili del 50% può accrescere la dimensione media delle imprese italiane di circa il 10%. Una riduzione da 9 a 5 anni dei tempi di definizione delle procedure fallimentari può generare un incremento di produttività dell’economia dell′1,6%”.E’ pronto il  piano del Consiglio Nazionale Forense per la riforma della giustizia per i fondi europei del Recovery Plan.La proposta dell’Avvocata Maria Masi, Presidente facente funzioni del Cnf, si iscrive in due delle missioni individuate dal governo nel Recovery plan, quelle relative alla giustizia e all’occupazione, parte dal presupposto che il settore della giustizia non possa essere revisionato soltanto in termini di bilancio e contenimento della spesa ma anzi deve essere rivolto costantemente al miglioramento del servizio offerto a cittadini e imprese, attraverso tre coordinate strettamente interconnesse: la razionalizzazione e semplificazione del quadro normativo esistente, l’investimento nell’organizzazione della giustizia, la formazione di professionalità di alto livello per la gestione degli uffici e l’implementazione di competenze specifiche degli operatori del settore. A parte ogni altra considerazione nel dettaglio delle singole proposte di modifica e soprattutto del  processo civile e del processo penale, reputiamo necessario invocare l’esigenza di  competenza e di responsabilità cosi come indifferibile è da considerarsi la specializzazione del giudice, elemento valutato in termini di miglioramento della qualità e dell’efficienza dalle istituzioni europee”. “L’emergenza sanitaria ha reso ancora più evidenti le condizioni strutturali dell’amministrazione della giustizia: edilizia giudiziaria, sicurezza delle aule, organizzazione dei ruoli e del personale, oltre alla necessità di rafforzare e implementare il sistema informatico a supporto dell’attività giudiziaria. In questa prospettiva si inserisce la proposta del Cnf di superare l’ambiguità del doppio profilo amministrativo e giudiziario affidando l’organizzazione amministrativa a professionisti”.“La proposta di riforma mira ad esprimere una visione globale della giustizia, sottesa ai principi di competenza e responsabilità, nella consapevolezza che il sistema complesso, già messo a dura prova nell’ultimo anno, non può e non deve svilirne la funzione essenziale all’attuazione dei valori e dei principi della Costituzione”.Creare un’alleanza contro il processo mediatico con la collaborazione e il supporto del Consiglio nazionale forense. È la richiesta che il sottosegretario alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto, ha proposto nella prima visita istituzionale del governo Draghi, ai consiglieri del Cnf riuniti in seduta plenaria.
La più importante riforma giudiziaria, ha detto il sottosegretario Sisto, una battaglia contro il processo mediatico che cancella il diritto costituzionale alla presunzione di innocenza. Basta conferenze stampa, basta foto e interviste sui processi in corso, un diritto all’oblio che sia effettivo”.“Su questo vi chiedo la massima collaborazione e tutto il vostro supporto quando questa battaglia entrerà nel vivo: restituire il processo alle aule di tribunale, a chi, nella giurisdizione, determina le sorti del processo”. La presidente facente funzioni del Consiglio nazionale forense Avvocata Maria Masi ha precisato che :“Il Consiglio nazionale forense è da sempre e in particolare negli ultimi anni in prima fila in una battaglia culturale a favore del garantismo. È fondamentale salvaguardare la corretta idea del processo, con l’essere umano al centro come afferma la Costituzione. E non dobbiamo confondere il processo mediatico con il diritto all’informazione: la spettacolarizzazione e il sensazionalismo possono alimentare un’opinione pubblica colpevolista fin dalle indagini. Siamo da tempo convinti della necessità  di porre dei limiti allo sciacallaggio mediatico che contrasta fortemente con lo Stato di diritto, che spesso viola il rispetto alla privacy e che rischia di esercitare un condizionamento indebito nei confronti degli operatori della giustizia”.

 

 

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