il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cooperative: una città nelle mani dei giudici ?

 

Aldo Bianchini

Dr. Claudio Tringali

SALERNO – E adesso chi li ferma più ? E’ stata questa la domanda principale che molti lettori di questo giornale ed amici mi hanno posto. Difatti dopo un primo momento in cui sembrava che la “regola del silenzio” avesse finalmente preso quota in un momento molto delicato per tutti, ecco che la famigerata “televisionite” (me lo diceva spesso il mio primo editore tv Ettore Lambiase di Tv Oggi) connessa all’altrettanto pericolosa “giornalinite” ha avuto la meglio su tutti, o quasi, i neo otto assessori comunali fuoriusciti grazie alla tempesta giudiziaria, piuttosto che dalle legittime e normali elezioni che pure qualche giorno fa avevano dato indicazioni molto diverse.

La volontà del popolo è stata nuovamente surclassata da una inchiesta giudiziaria, con una lunga ordinanza molto simile ad una discussione politico-sociale-giudiziaria condita da notizie da gossip che non saliranno mai al rango di prova in un’aula di udienza. Ma avremo tempo per riparlarne.

In tutta sincerità io personalmente mi sono seccato di vivere in una città che da trent’anni a questa parte è in eterna attesa di novità giudiziarie per imporre le giuste e necessarie svolte ad un qualsiasi “sistema politico di potere”. Ma sono anche seccato dal fatto che si possa continuare a dichiarare (come fanno vecchi e nuovi personaggi politici della presunta opposizione sui numerosi gruppi-web), un giorno sì e l’altro pure, che Tringali deve chiedere conto e ragione all’ex procuratore Franco Roberti sulle cose fatte e non fatte, o peggio ancora che probabilmente Borrelli è meglio di Roberti così come Lembo era peggio di Apicella, e via dicendo. Non ci sto, a me questa magistratura ondivaga, che quando attacca a destra è di parte e quando sfiora la sinistra non è credibile, non piace; urge la rigenerazione etica che lo stesso Mattarella va auspicando, con gravissimo ritardo, da qualche settimana.

La cosa più inquietante, oggi, è il dover constatare che non solo dipendiamo ansiosamente dall’inchiesta giudiziaria in corso (incardinata ufficialmente dal tribunale di Salerno nell’ordinanza della GIP dott.ssa Gerardina Romaniello e dalle future risultanze della parte di inchiesta affidata alla DDA) ma che ci “ritroviamo” completamente in balia di due ex magistrati (Michelangelo Russo e Claudio Tringali) che trent’anni fa hanno notevolmente contribuito a rivoltare  Salerno come un calzino e che da trent’anni a questa parte  sono stati bene in sella e al centro di tutte le vicende giudiziarie che hanno visto come attore principale il governatore Vincenzo De Luca, addirittura assolvendolo dalle accuse più scottanti ma sinceramente poco credibili.

Insomma, per non fare sconti a nessuno, ci ritroviamo oggi con due ex magistrati che, sulle nostre teste, se le stanno suonando di santa ragione con Michelangelo in attacco e con Claudio in difesa, come se il primo fosse a capo dell’opposizione e il secondo a capo della maggioranza; fino al punto di apparire come manutentori di un’inchiesta giudiziaria  (nella quale io non credo molto !!) che, invece, di diritto e di fatto è affidata al procuratore capo Giuseppe Borrelli ed alla gip Gerardina Romaniello.

Dr. Michelangelo Russo

L’immagine che i due ex magistrati stanno dando di se stessi, sostituendosi ai politici ed ai giornalisti, è davvero inquietante e preoccupante sia per i politici che per i giornalisti:

  • Michelangelo con blocco notes, e matita inserita nella falda del cappello sotto la scritta “press”, va quotidianamente a caccia da dietro le quinte (lo ipotizza stesso lui nel suo articolo sulla “cena con delitto”), come un focoso ragazzino alle prime armi, delle indiscrezioni che a suo tempo lui stesso, secondo l’opinione diffusa del tempo, soleva elargire a chi gli faceva più comodo (epico lo scontro tra lui e i pm Di Nicola e D’Alessio sulla figura di Luciano Pignataro, allora giornalista unico custode di tutte le novità giudiziarie che uscivano quotidianamente dalla Procura, che il 23 giugno 93 fu soppiantato da Tommaso Siani con lo scoop dell’arresto del personaggio più eccellente del momento) e per elargire, oggi, all’attenzione pubblica secondo la sua chiave errata di lettura e con una cadenza simile alle telenovele;
  • Claudio, apparentemente sereno e riflessivo, pronto ad occupare la scena mediatica come faceva un tempo quando già si scontrava con la veemenza di Michelangelo e in qualche caso (molto giustamente) ne frenava l’irruenza; ma anche lui, a suo modo, da buon magistrato di sinistra (se non proprio comunista) ha rivoltato la città come i calzini di Gherardo Colombo che a Milano aveva varato il “pool mani pulite”, con altri pm. Una procura, quella milanese, che poco tempo prima aveva allevato il prorompente Michelangelo ai tempi dei giudici Bevere ed Alessandrini. Ma la carica investigativa di Claudio veniva da lontano, esattamente da quel 1983 in cui aveva avuto l’ardire di attaccare uno dei capisaldi del potere democristiano facendo irruzione in casa e nello studio del mitico Gaspare Russo; un’azione che a ben vedere non fu altro che l’anticipazione preparatoria della successiva tangentopoli salernitana.

Insieme, anche per risvolti diversi e contrari, hanno segnato la storia di questa città facendo partorire, di fatto, al solito misterioso “grane vecchio” l’epopea deluchiana venuta fuori dagli arresti clamorosi del ’92 e del ’93; e adesso che quella epopea sembra essere stata messa in discussione da Borrelli ecco che gli interessi dei due ex magistrati ritornano a dividersi nel segno di una ipotizzabile difesa uguale e contrapposta: Claudio a tutela giudiziaria di quella lunga storia con l’annuncio di “Sarò io il controllore” (come da vignetta dei Figli delle Chiancarelle, ridotti ormai alla stregua di vignettisti e nulla più), e Michelangelo tutto teso ad invocare la parola “fine” che quel famoso giudice a Berlino (non si è capito chi possa essere !!) dovrà scrivere sull’onda di quello strano e seriale complotto denunciato nella saga della “Cena del delitto”.

Siamo, forse, alle comiche finali; vi rimando ad un nuovo articolo per illustrare in che modo i due ex magistrati contribuirono a rivoltare Salerno come un calzino e sui danni (ovviamente involontari) che la loro azione provocò.

 

 

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