il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VIVERE A LUNGO SI PUO’ BLUE ZONE

da Maria Giovanna Santucci

 

 

 

 

 

 

 

Le Blue zone sono luoghi dove si può vivere felici, ma soprattutto a lungo.

 

 

L’effetto positivo sulla salute e la conseguente longevità, è il risultato di uno stile di vita che le persone adottano in quei luoghi : mangiare meno, introducendo nella dieta più fibre, più verdure, vitamine ed antiossidanti ; svolgere quotidianamente  attività fisica , meno stress e relazioni sociali sane. Inoltre pratica di grande spiritualità..!

 

Cerchiamo con l’aiuto del Prof. Eugenio Luigi Iorio, medico, presidente dell’Università Popolare di Medicina degli Stili di Vita di Ascea (Salerno)di scoprire ad una ad una le cinque blue zone DOC,: Sardegna (Italia), Ikaria (Grecia), Okinawa (Giappone), Loma Linda (California) e Nicoya (Costa Rica).

 

Sardegna. Situata al largo delle coste occidentali italiane, la Sardegna ospita gli uomini più longevi del mondo. In alcune sue comunità montane, i pastori percorrono mediamente 8 km in altura. Questo modo naturale di muoversi ha effetti sorprendentemente favorevoli sulle performance musco-scheletriche, ben diversamente da quanto succede quando articolazioni e muscoli sono esposti all’effetto di una maratona, spesso considerata, nell’immaginario comune, un modello di attività fisica di successo. Inoltre, una regolare attività fisica come il camminare per i monti, migliora le prestazioni cognitive (attraverso l’aumento del numero delle sinapsi, uno dei meccanismi chiave della cosiddetta plasticità neuronale) e le funzioni cardiovascolari (attraverso l’aumento del flusso sanguigno e l’abbassamento della pressione arteriosa). La classica dieta sarda, inoltre, prevede quantità significative di verdure, legumi e frutta generati, raccolti tra la vegetazione selvatica, o coltivati in piccoli orti domestici; il pane è prevalentemente integrale e la carne è in buona parte riservata alla domenica o alle occasioni speciali, con le dovute eccezioni, naturalmente. Abbondano, altresì, i formaggi ed è diffuso un consumo moderato di vino rosso. Sembra che il famoso Cannonau abbia un livello particolarmente elevato di polifenoli che potrebbe contribuire a spiegare alcuni effetti positivi di questo modello alimentare sulla longevità di successo. Naturalmente sono stati versati fiumi di inchiostro su questo argomento ma non è possibile in questa sede approfondirlo. Nota molto importante: la dea della longevità in Sardegna sembra aver baciato gli uomini, preferendoli alle donne.

 

Tutto l’opposto, invece, ad Okinawa, ove a primeggiare in longevità di successo sono le donne. Anzi, sembra che Okinawa ospiti le donne più longeve del mondo. In realtà Okinawa è un arcipelago giapponese del Pacifico meridionale la cui popolazione nasconde ancora molti segreti legati alla longevità. Uno di questi sembra essere legata alla tradizione di costruire vere e proprie reti sociali sicure, basate sui moai. Tali network offrono un supporto di tipo non solo emotivo/affettivo ma anche finanziario nei momenti di bisogno: i loro membri percepiscono che, in caso di necessità anche immediate, c’è sempre qualcuno lì per loro e tutto questo contribuisce in maniera formidabile a tenere sotto controllo i livelli di stress, che tendono naturalmente ad aumentare con il passare del tempo, davanti ad una possibile prospettiva di solitudine o di malattia. L’età media dei componenti di un moai può raggiungere i 102 anni, con tempi di frequentazione attiva che possono sfiorare il secolo, visto che l’inserimento di un membro è molto precoce, potendo essere deciso anche 5 anni.  Gli appartenenti a un moai si incontrano tutti i giorni per bere sakè e spettegolare. Se uno di loro non si presenta, gli altri 4 indossano i loro kimono, attraversano il villaggio e vanno a controllare se il loro amico ha deiproblemi. Gli abitanti di Okinawa attribuiscono anche la loro longevità al vecchio mantra confuciano, pronunciato prima dei pasti, l’Hara Hachi Bu, che ricorda loro di smettere di mangiare quando sono pieni all’80%, si dà evitare inutili abbuffate. Tipico degli anziani di successo anche il forte senso di motivazione verso la realizzazione di uno scopo in famiglia. Un centenario ha descritto la sensazione di tenere in braccio il suo pronipote come “fare un salto in paradiso”.

 

Loma Linda, in California, ispida una comunità avventista i cui membri sopravvivono oltre dieci anni in più rispetto ad un americano medio. Ispirandosi direttamente alla Bibbia per la loro dieta, essi consumano una dieta praticamente vegana, a base di verdure a foglia verde, noci e legumi. Essi, inoltre, riconoscono il Sabbath, in qualche ritualizzano l’interruzione ciclica delle attività lavorative, sancita dalle antiche leggi ebraiche, e, in modo particolare, praticano il down-shifting. Non è facile spiegare di che si tratta. Down-shifting significa letteralmente scalare la marcia, ma qualcuno l’ha tradotto in termini di “semplificazione volontaria”, un concetto che appartiene al mondo del lavoro ma che rientra ampiamente nello stile di vita. In pratica, questo modello, basato su un modo di vivere la propria vita in semplicità, scelto e adottato da diverse figure di lavoratori – particolarmente professionisti, prevede, tra l’altro, una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario; questo consente di bilanciare gli svantaggi di una riduzione del numero di ore lavoro (e quindi, delle entrate economiche) con gli indiscutibili benefici di un maggior tempo da dedicare a se stessi, ai propri hobby, alle proprie relazioni sociali e, in modo particolare, alla propria famiglia.  Il down-shifting, considerato oggi una grande innovazione all’interno delle filiere produttive industriali ed economiche, ha dato vita ad un vero e proprio movimento di pensiero ed è considerata dai sociologi una delle più eclatanti e vistose conseguenze di uno fra i molti mutamenti sociali e di costume intervenuti negli ultimi anni nell’ ambito del mondo del lavoro. Sembra che i membri della comunità avventista di Loma Linda pratichino il down-shifting per 24 ore ogni settimana. Molti degli avventisti sono ancora molto attivi fino alla veneranda di età di 90 anni. Secondo il racconto di Buettner, ad uno dei membri di questa comunità longeva, il dottor Ellsworth Wareham, di 95 anni, venne proposto da un appaltatore un preventivo di 6000 dollari per la recinzione del cortile della sua abitazione, a tutela della sua privacy. In qualche modo indispettito dalla richiesta da lui giudicata esosa, Ellsworth ha deciso di costruirsi da solo il recinto. Dopo 3 giorni di lavoro l’appaltatore è finito in ospedale, e ad eseguire l’intervento al tavolo operatorio si è trovato di fronte l’arzillo Ellsworth, artefice dell’operazione a cuore aperto, una delle venti eseguite quel mese. Allo stesso modo, Buettner riporta che Marge Jetton, 105 anni, si svegliava ogni mattina alle 5:30, leggeva la sua Bibbia, e faceva colazione a base di farina d’avena, noci e datteri, con latte di soia e succo di prugna; secondo alcune testimonianze, sarebbe stata solita, poi, pedalare sulla sui cyclette per 30 minuti, salire sulla sua Cadillac e recarsi al lavoro come volontaria in 7 diverse organizzazioni.

 

A Nicoya, in Costa Rica, gli abitanti spendono solo il 15% di quello che gli americani sborsano per l’assistenza sanitaria, con l’ulteriore vantaggio, rispetto all’americano medio, di una probabilità doppia di raggiungere 90 anni in buone condizioni di salute.  La fede e la famiglia sembrano svolgere un ruolo importante nella cultura della popolazione di Nicoya. Rientra, tipicamente, nella loro cultura, fare il “plan de vida” o ragione per vivere, uno strumento che aiuta gli anziani a mantenere una prospettiva positiva e uno stile di vita attivo. I Nicoyani non mangiano quasi mai cibo lavorato, ma assumono molta frutta tropicale, di cui sono note le proprietà salutistiche. Rispetto agli abitanti delle rimanenti 4 Blue Zone, essi hanno una marcia in più, condividendo tra loro un segreto unico: l’acqua ricca di calcio e magnesio, che contribuisce al mantenimento delle funzioni cardiovascolari e ossee.

 

Ikaria, infine, piccola isola dell’egeo, ospita persone che vivono 8 anni in più degli americani. Gli ikariani hanno un’incidenza più bassa del 20% di cancro e del 50% di malattie cardiache, rispetto alla popolazione media. Non conoscono praticamente la demenza. Essi seguono una variante della dieta mediterranea, con molta frutta e verdura, cereali integrali, fagioli, patate e olio d’oliva. Anche gli Ikariani praticano il down-shifting, con una pausa a metà pomeriggio. A tal proposito è stato riportato che le persone che dormono regolarmente hanno fino al 35% in meno di probabilità di morire di malattie cardiache. Può essere perché il pisolino abbassa gli ormoni dello stress o fa riposa il cuore. Un Ikariano in particolare, Stamatis Moraitis, si trasferì in America quando aveva 22 anni per inseguire il sogno americano. Era un pittore e iniziò subito ad avere successo, comprò una casa, si sposò e ebbe 3 figli. All’età di 66 anni, sviluppò un cancro ai polmoni in fase avanzata. Invece di trascorrere quelli che si paventavano essere gli ultimi momenti della sua vita, in America, decise di tornare a Ikaria, trasferendosi dai suoi genitori. Da quel momento, chissà, sarà stata forse l’aria o il vino o il modello alimentare mediterraneo, sta, di fatto, le sue condizioni di salute iniziarono gradualmente a migliore e lui decise piantare un orto, mai immaginando che un giorno avrebbe potuto cogliere i frutti del suo lavoro. Le cose andarono molto meglio delle sue aspettative. Dopo l’orto piantò le viti e per 37 anni di seguito continuò a produrre e bere il suo vino, 200 litri di vino all’anno. A chi gli chiedeva il suo segreto egli rispondeva “Ho appena dimenticato di morire.”

 

 

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.