il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

ROMANZO QUIRINALE (4): “Qui rido io”, il Cavaliere si ritira e … lancia la sfida ?

 

Aldo Bianchini

Il giovane e pimpante Silvio Berlusconi nel 1994 quando lanciò "Forza Italia"

SALERNO – Per dare un senso affermativo alla domanda posta nel titolo “Il Cavaliere si ritira e lancia la sfida ?” bisogna necessariamente aspettare che passino queste ultime ore 36-48 ore che mancano alla prima chiamata dei super elettori nell’aula di Montecitorio che, questa volta e per la prima volta, non potrà offrire quel meraviglioso colpo d’occhio (anche l’occhio vuole la sua parte) della “seduta plenaria” on i 1.009 votanti tutti presenti ed attenti al minimo segnale di svolta.

La storia ci insegna che in politica tutte le decisioni, anche quelle irrevocabili decantate dal regime, vengono preso all’ultimo minuto; e dunque solo all’inizio della prima votazione sapremo se la parabola discendente del Cavaliere, contrassegnata dall’ultimo colpo non tanto a sorpresa della rinuncia, potrà essere considerata chiusa definitivamente.

A ben leggere tutti gli accadimenti di questi ultimi mesi sembra proprio che Silvio Berlusconi sia giunto al capolinea della sua, triste ma anche esaltante, navigazione nel mondo della politica nazionale ed internazionale; gli ultimi sussulti anche in sede europea non fanno altro che confermare questa ineluttabile conclusione della storia cominciata ben 28 anni fa con la nascita di Forza Italia agli inizi del 1994.

L'anziano Berlusconi con i suoi due ultimi fedelissimi: Antonio Tajani e Gianni Letta

Tutto lascia pensare ad una mesta chiusura della saracinesca del negozio della politica berlusconiana, ovviamente non senza un finale e clamoroso colpo di coda che ognuno legge a modo suo; finanche l’eventualità che il Cavaliere sacrifichi, dopo aver sacrificato se stesso, anche il suo partito (destinato comunque a rapida estinzione dopo di lui) nell’estremo tentativo di posizionare gli ultimi suoi fedelissimi (Taiani e Letta !!) in ruoli di assoluto prestigio in Europa e in Italia in modo da garantirsi un’ultima scena. L’unica certezza è che il centro-destra rimarrà più unito che mai, ma senza più il peso ondivago di Forza Italia, dopo essere riuscito a far capire l’opportunità del passo indietro al padre-padrone di questi ultimi trent’anni.

Non mancherà, naturalmente, in queste ultime ore la sceneggiata mediatica finale dell’ormai anche ex candidato alla Presidenza della Repubblica, dopo che per ben tre volte è stato primo ministro di questo Paese; difficile immaginare come questo accadrà, di sicuro accadrà e sarà ancora lui il protagonista indiscusso dell’ultimo atto prima che il sipario cali definitivamente.

Poi il Cavaliere ritroverà se stesso e travolto dai tanti ricordi frammisti di lodi e di feroci critiche (alcune non meritate) si adagerà e si crogiolerà nei fasti del suo impero e, se ne avrà tempo e voglia, riderà.

Comunque non mancherà di scrivere all’ingresso della sua amata Arcore “Qui rido io” (come fece il mitico Eduardo Scarpetta nei primi anni del ‘900, anche lui sommerso da una marea di mogli, amanti, figli, concubine e cene pantagrueliche tra fanciulle e attempate signore), felice di essere riuscito ancora una volta, l’ultima volta, a condizionare fatti e personaggi, finanche la storia, della politica nazionale.

 

1 Commento

  1. Carissimo Direttore Aldo Bianchini,
    nell’eventualità che i 1009 Grandi Elettori scegliessero il Prof. Mario Draghi Presidente della Repubblica,sarebbe il primo caso nella storia della nostra repubblica. Una possibilità che presenta delle difficoltà procedurali .Quindi Mario Draghi dovrebbe rimettere il mandato nelle mani dell’attuale capo dello Stato, Sergio Mattarella.Quando un premier si dimette rimane in carica per gli affari correnti, fino a che il nuovo governo non ottiene la fiducia dalle Camere; ma ciò non potrebbe avvenire in questa circostanza, perché Draghi non potrebbe essere al contempo Presidente della Repubblica e premier dimissionario. Dopo le dimissioni di Draghi da Palazzo Chigi, le consultazioni per la nascita del nuovo esecutivo dovrebbero essere condotte subito da Mattarella, il quale dopo la fiducia ottenuta dal nuovo governo si dimetterebbe per consentire l’insediamento di Draghi al Quirinale.Politicamente e non giuridicamente si può ritenere che Mattarella lascerebbe il compito delle consultazioni al proprio successore. Quindi, in assenza di una norma specifica che valga per questa situazione, si applicherebbe per estensione l’articolo 8 della legge che regola l’attività del governo la n. 400 del 1988, tale articolo prevede, “in caso di impedimento” del premier, l’interim per il vicepremier o, quando non c’è questa figura, per il ministro più anziano anagraficamente, nel caso specifico il Ministro Prof.Renato Brunetta.Il governo Brunetta resterebbe in carica per gli affari correnti, mentre Mattarella si dimetterebbe rispetto alla scadenza del 3 febbraio 2022, consentendo l’insediamento al Quirinale del Prof. Mario Draghi, il quale avvierebbe le consultazioni per il nuovo governo.

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