Primo passo verso l’Autonomia Differenziata

 

da Nicola Femminella (docente – scrittore – storico)

 

Prof. Nicola Femminella (docente - scrittore - storico)

Un’assemblea convocata dal Presidente della Regione Vincenzo De Luca nella Stazione marittima di Napoli nei giorni scorsi ha posto l’accento sulla difesa della scuola pubblica, lo stato giuridico ed economico degli insegnanti, con accenti particolari sul dimensionamento degli istituti scolastici. Quest’ultimo punto interessa in maniera stringente le nostre zone del Cilento, dove il decremento demografico causa la chiusura di molti plessi scolastici e il loro raggruppamento. Maggiore aggravio sulle famiglie e alunni per gli spostamenti necessari per raggiungere la scuola, con dirigenti scolastici in giro per le nostre contrade, dovendo badare a più scuole assegnate … Purtroppo è l’effetto dello spopolamento dei borghi che da un po’ di tempo ha accentuato il proprio ritmo di crescita, poiché molti giovani diplomati e laureati si trasferiscono nel Nord Italia e nei paesi dell’UE per la mancanza di impieghi nel Sud. Naturalmente con i giovani residenti altrove i bambini diminuiscono nelle nostre contrade. Inoltre, la norma del numero minimo di iscritti, perché una scuola mantenga l’autonomia penalizza ulteriormente le zone interne, dove la quota degli abitanti volge al ribasso e la natalità segna indici sempre più … rossi. Nel Cilento ormai non esiste una famiglia che non abbia i figli iscritti nelle università di Milano e Roma o lontani per ragioni di lavoro. È una piaga diffusa che rinnova il triste esodo dei nostri emigranti all’estero del secolo scorso, con la differenza che oggi a partire sono giovani nel pieno delle loro potenzialità fisiche e mentali, che oltre alla valigia di cartone portano con sé il diploma o la laurea. Fra l’altro alcune forze politiche, tra le quali la Lega con maggiore fervore, stanno pigiando sull’acceleratore per l’Autonomia Differenziata, per cui si intravedono giorni incerti per le nostre comunità, che possono anche essere oscuri a detta dei Governatori meridionali. Infatti è di questi giorni (il 2 febbraio) l’approvazione del primo decreto legge sull’Autonomia Differenziata, primo atto dell’iter per approdare, denunciano i Governatori delle nostre regioni, alle “due Italie”. Il Presidente De luca nell’occasione, ma in tante altre, ha denunciato con veemenza: “Al Nord per ogni cittadino arrivano 17mila euro l’anno, in Campania 12 mila euro. Inoltre, nel disegno di legge c’è un riferimento ai residui fiscali: si dice che le regioni che chiedono l’autonomia differenziata possono trattenere la gran parte del gettito fiscale che matura in quella regione.” per cui si avrebbe un ulteriore divario tra i cittadini del Sud e quelli del Centro Nord, che verrebbero ad avere più entrate finanziarie con la riscossione delle tasse. Un nostro impoverimento ulteriore, per cui De Luca invita i conterranei a prepararsi in vista di una lotta irriducibile. C’è da aggiungere: dopo tanti decenni sprecati, senza eliminare, seppure in parte, il divario tra le regioni delle due parti d’Italia. Per mille motivi tra i quali non mancano quelli riconducibili alla nostra noncuranza. Gli studiosi della geopolitica ricordano che la Germania dell’Est fortemente indietro rispetto a quella dell’Ovest, dopo la caduta del muro di Berlino, in trent’anni ha recuperato e colmato il gap che la divideva dall’altra Germania, paese tra i più potenti nel mondo. Il connubio politiche illuminate dei governanti e la partecipazione attiva dei popoli hanno prodotto il risultato prodigioso. I politici nordisti e la maggioranza di coloro che li votano, assegnano alla classe politica nostrana e alla gente comune tutti i ritardi accumulati dall’Unità d’Italia, avendo utilizzato, fra l’altro, gli ingenti flussi di danaro elargito al Mezzogiorno d’Italia, senza scalfire il divario con il Centro-Nord. Il che merita una profonda riflessione, anche da parte nostra.

Analogo dibattito interessa la sanità, con le ventilate e per ora solo rimandate o rattoppate chiusure di molti reparti negli ospedali. Noi del Cilento ne siamo buon testimoni. In quelli di Polla, Vallo della Lucania, Agropoli, Sapri, Roccadaspide ogni giorno si paventa la cessazione del servizio sanitario nei reparti di ginecologia, anestesia, chirurgia, malattie infettive ed altri che vanno ad accrescere il malessere per le lunghe attese che fiaccano i pazienti nelle aree geograficamente disagiate e lontane da altri nosocomi più attrezzati. Si alimenta in questo modo il fenomeno dei “viaggi della speranza” verso altri centri sanitari anche fuori Regione, con famiglie a basso reddito costrette ad affrontare trasferte verso ospedali molto distanti, con costi gravosi  e disagi notevoli, anche per patologie che potrebbero essere curate nei nostri ospedali. In alcuni articoli del passato abbiamo condotto una ricerca ricca di dati e indicato le somme che la Regione Campania è costretta a pagare a fine anno alle ASL del Nord, incentivando con risorse significative i loro bilanci. Quelle possono così acquistare e dotare le proprie strutture sanitarie di tecnologie all’avanguardia e garantire la tutela della salute alla propria utenza, mentre da noi talvolta i mancano mezzi di prima necessità. A Milano e in altre città del Nord, il servizio sanitario, pubblico e privato, è diventato una industria che procura ricchezza e occupazione.  Così si vanifica, però, lo stato unitario dettato dalla Carta Costituzionale che garantisce l’uguaglianza dei cittadini con gli stessi diritti e doveri. E cosa avverrà con l’economia differenziata? La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha   dichiarato dopo l’approvazione del DDL del 2 febbraio. “Con il disegno di legge quadro sull’autonomia puntiamo a costruire un’Italia più unita, più forte e più coesa. Il Governo avvia un percorso per superare i divari che oggi esistono tra i territori e garantire a tutti i cittadini, e in ogni parte d’Italia, gli stessi diritti e lo stesso livello di servizi. La fissazione dei Livelli essenziali (livelli essenziali di prestazioni, ora chiamati LEP, prima Lea-N.d.R.) delle prestazioni, in questi anni mai determinati, è una garanzia di coesione e unità. Un provvedimento che declina il principio di sussidiarietà e dà alle Regioni che lo chiederanno una duplice opportunità: gestire direttamente materie e risorse e dare ai cittadini servizi più efficienti e meno costosi”. A riguardo nutro qualche dubbio.

A questo punto mi sia consentito di consigliare, secondo il mio modestissimo parere, ai nostri responsabili politici di mettersi al lavoro al soldo solo dal bene comune, per mutare prima di tutto quei comportamenti dannosi che hanno procurato carenze e insufficienze per tanto tempo; difendano e provvedano alle sorti delle nostre regioni con una programmazione fondata sulla progettualità inappuntabile e su metodologie e criteri di gestione immuni da errori ed efficaci, possibilmente nella concordia e nell’unità tra i rappresentanti degli enti e in sintonia con i vari livelli e gradi istituzionali. Il giudizio e l’atteggiamento diversi e antitetici di due sindaci nel Vallo di Diano rispetto ad una strada con tunnel che dovrebbe collegare il Vallo alla Basilicata e l’opinione diversa dei cittadini che risiedono nei comprensori del Cilento sull’alta velocità, volendo citare due casi emblematici, siano definitivamente messi da parte. Si lavori alacremente uniti e coesi per obiettivi fondamentali e primari per il nostro Cilento e il Mezzogiorno d’Italia, trovando le soluzioni eque, quelle utili e improcrastinabili per tutti coloro che vogliono vivere nelle terre dei loro padri.

 

 

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