RIACE: la lunga storia del Procuratore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Sto seguendo con molta attenzione la vicenda giudiziaria di Riace, un piccolo e meraviglioso paese della locride in Calabria, in relazione all’ordine di arresto che ha colpito qualche settimana fa il sindaco Domenico Lucano ritenuto da molti come il “re dei benefattori” o come “l’angelo dell’accoglienza” per essere stato capace di trasformare un borgo vecchio, malandato e disabitato in un centro urbano vivo e vegeto grazie all’arrivo dei famosi migranti.

            Nelle prossime settimane avrò tutto il tempo necessario da dedicare alla vicenda giudiziaria in se, una vicenda che in parte (soltanto in parte) sembra essersi sgonfiata dopo il clamore mediatico dei primi giorni prodotto dall’arresto (ai domiciliari !!) del 2 ottobre 2018.

            L’inchiesta giudiziaria e il personaggio politico sono di primissima importanza; sicuramente da questa inchiesta dipenderanno tutte le altre che certamente ci saranno nell’immediato futuro sul bubbone conclamato dell’accoglienza e del denaro pubblico malversato. Lo scontro su Lucano è generazionale; i suoi protettori (tra i quali il solito Roberto Saviano) hanno presto coniato in suo favore il “reato di accoglienza“ ed hanno fatto tutto il possibile per inquinare mediaticamente l’inchiesta portata avanti, con il solito coraggio, dal procuratore capo Luigi D’Alessio.

            Anche altri magistrati si sono scomodati contro D’Alessio, addirittura uno di Salerno (dr. Claudio Tringali) ha sentenziato che non c’erano i presupposti per l’arresto come se avesse letto tutte le carte agli atti del fascicolo giudiziario. Salerno, sì perché il procuratore di Locri è salernitano e vive a Salerno e per oltre trent’anni ha svolto il ruolo di pubblico ministero nella Procura della Repubblica di Salerno, proprio quando Tringali era Gip (ma di questo scriverò nel prossimo articolo).

            Ho deciso di trattare questo scabroso argomento che molto probabilmente registrerà numerose svolte nei prossimi mesi (a cominciare dal fatto che se Lucano è stato tolto dai domiciliari allo stesso è stato impedito di risiedere nella locride pur concedendogli la più ampia possibilità di incontri e dichiarazioni) ed anche perché domenica sera scorsa ho visto l’intervista che Lucano ha rilasciato nel corso del programma televisivo “Che tempo che fa” su Rai/1. La cosa che più mi ha impressionato di quella intervista è stata quando il pubblico presente in studio si è alzato in piedi per salutare l’ex sindaco tuttora sotto inchiesta quasi fosse il simbolo di un’Italia che qualcuno vuole per forza massacrare.

            Sono stato da sempre garantista assoluto (e D’Alessio ne sa qualcosa) ma nel vedere quella scena sono rimasto un po’ perplesso; se è giusto non condannare subito Lucano è anche giusto aspettare l’evolversi dell’inchiesta prima di massacrare gli investigatori.

            Ma questi saranno tutti argomenti che tratterò nel corso di questa nuova inchiesta. Per oggi voglio soffermarmi sulla figura professionale e lavorativa del procuratore Luigi D’Alessio. Qualche anno fa, esattamente l’8 febbraio 2013, subito dopo l’arrivo di D’Alessio a Locri avevo scritto un articolo “Luigi D’Alessio: oltre la Procura !!” per rappresentare l’uomo D’Alessio oltre il magistrato di vaglia.

            Lo conosco personalmente sul piano professionale almeno dalla primavera del 1992 quando, insieme all’altro pm Vito Di Nicola (ora consigliere di Cassazione), incominciò ad indagare sulla presunta tangentopoli salernitana che ebbe notevolissime ripercussioni sugli assetti politici per la gestione del territorio di una provincia così importante come quella di Salerno. Posso, quindi, affermare in tutta tranquillità che Luigi D’Alessio è stato ed è uno dei magistrati che di più ho apprezzato e ammirato nella mia lunga storia di cronista giudiziario; lontano dai microfoni e dai taccuini mi è apparso sempre sereno ed equilibrato nella conduzione delle indagini e, soprattutto, nelle richieste di provvedimenti lesivi per la libertà personale degli indagati. Se ha richiesto ed in parte ottenuto i provvedimenti restrittivi nei confronti di Lucano è segno che almeno bisognerà aspettare; poi ogni giudizio potrà anche essere legittimo.

            Per comodità dei lettori l’articolo di cinque anni fa è ripubblicato qui sotto, anche perché grazie al web detto articolo è stato aperto in queste settimane da diverse centinaia di lettori.

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Luigi D’Alessio: oltre la Procura !!

Inviato da Redazione di 12: 01 am febbraio 8, 2013 • Categorizzata come Giustizia

Aldo Bianchini

SALERNO – Il dott. Luigi D’Alessio, meglio noto come Gigi, da qualche giorno ha assunto l’incarico di “capo” presso la difficile Procura della Repubblica di Locri. Un giusto riconoscimento per un magistrato inquirente di lungo corso che, pur gestendo inchieste importantissime, è riuscito a rimanere sempre nelle righe di un mestiere difficilissimo. In magistratura dal 1981 (così ho letto dai giornali) uscì allo scoperto una prima volta nel 1985 perché a Gallarate si offrì come ostaggio per consentire la liberazione di alcune persone sequestrate dai rapinatori di una banca. Negli ultimi tempi è balzato agli onori della cronaca, anche internazionale, per via della sua inchiesta e della sua requisitoria che ha portato alla condanna a 30 anni di carcere per Danilo Restivo che aveva assassinato Elisa Claps nel 1993 a Potenza. Tutte notizie apprese, ovviamente, dai vari report giornalistici di questi giorni. Nessuno, però, ha ricordato il momento forse più esaltante della  carriera di inquirente di Luigi D’Alessio, neppure il quotidiano “Il Mattino”. Correva l’anno 1992 e la mattina del 10 luglio proprio “Il Mattino” uscì con un titolo in prima a tutta pagina: “Tre Di Pietro anche a Salerno” (D’Alessio, Di Nicola e Russo). Quel giorno partì la campagna mediatico-giudiziaria che portò ad uno dei processi più intricati ed importanti che la storia giudiziaria del distretto salernitano ricordi “La fondovalle Calore”. Difatti dopo pochi giorni, esattamente il 23 luglio 1992, tutta la stampa salernitana venne convocata in Procura di pomeriggio e i “tre Di Pietro” rimasti soltanto in due (D’Alessio e Di Nicola) consegnarono l’elenco dei sei arresti eccellenti: Pasquale  Iuzzolino, Giuseppe Parente, Pasquale Silenzio, Mario Inglese, Vittorio Zoldan e Raffaele Galdi (uno dei due “compassi d’oro”). Ricordo benissimo quel pomeriggio, è rimasto stampato nella mia mente; osservai attentamente i due sostituti procuratori; sul volto di Luigi D’Alessio non c’era alcuna alterazione emotiva, lesse con serafica tranquillità i nomi degli arrestati, sapeva benissimo che quel pomeriggio, in quei minuti, era stato dato il via alla “tangentopoli salernitana”, riuscì a non far trasparire nulla. Neppure che al piano di sotto il colonnello Elefante (comandate il nucleo dei Carabinieri del tribunale) stava già interrogando il personaggio simbolo della tangentopoli salernitana, l’ingegnere Raffaele Galdi, che negli anni a seguire rimarrà sulle prime pagine dei giornali quasi quotidianamente. Ho seguito il pm Luigi D’Alessio durante tutte le tante ed estenuanti udienze del lungo processo sulla Fondovalle Calore iniziato il 13 ottobre 1993, mai sopra le righe; in piedi e attento la sera del 23 febbraio 1994 alla lettura della sentenza da parte del presidente Giovanni Pentagallo. Tutti condannati gli imputati della Fondovalle, una vittoria della linea della procura e dei due sostituti D’Alessio e Di Nicola; entrambi impassibili probabilmente perché anche per loro quel processo e quella sentenza fu come una nave scuola. Poi è stato pubblico ministero in un altro dei grandi processi politico-malavitosi del distretto, parlo del “Processo California” a carico dell’ex ministro Carmelo Conte e di tantissimi altri imputati tra i quali i malavitosi del “clan Maiale” di Eboli. Mai un eccesso nel suo modo di porsi in aula così come nella riservatezza del suo ufficio al terzo piano del Palazzo di Giustizia di Salerno. Un magistrato che è stato un vero esempio di come tutti i magistrati dovrebbero essere anche quando è necessario fare un passo indietro. Appassionato di sport, amante della Salernitana Calcio, spesso lo incrociavo sugli spalti dello stadio Arechi, l’ho visto anche agitarsi ma sempre nei limiti del corretto esercizio del tifo. Ora lo attende l’incarico forse più difficile della sua pur lunga carriera; la Procura di Locri, in terra di Calabria, è una delle più esposte del territorio nazionale, in quelle terre la “drangheta” la fa quasi da padrona. Ma Luigi D’Alessio ha tantissime frecce per il suo arco, l’attaccamento al dovere e la professionalità certamente non gli mancano. Non manca, ovviamente, un sincero “in bocca al lupo” da parte mia personale e di tutta la redazione di questo giornale.

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