GALIMBERTI: tre anni dopo

 

Aldo Bianchini

Dr. Carlo Galimberti

SALERNO – Tre anni fa se ne andava per sempre e per scelta molto personale il primo vero giornalista enogastronomico della nostra città; si chiamava Carlo Galimberti e la sua storia umana e terrena è già stata dimenticata nonostante in vita avesse dato onore e lustro all’immagine di Salerno (e di tutto il suo territorio provinciale partendo dal Cilento) e alle sue prelibatezze enogastronomiche.

E’ stato sicuramente uno dei protagonisti nazionali ed internazionali di quella stagione di grandi progettualità che incominciava seriamente e professionalmente a lanciare nel mondo la eccellente qualità dei prodotti enogastronomici nostrani.

Probabilmente non aveva un carattere facile, ma tutto quello che faceva ero tutto uno sfavillio di altruismo e di naturale bontà verso il prossimo; proprio quel “prossimo” che lo tradiva sistematicamente costringendolo più di una volta nella polvere che era pronto a respirare e ingoiare da solo per non arrecare incertezze e danni agli altri, mentre era pronto a condividere con gli stessi gli eventuali onori degli altari.

Nel momento decisivo della sua vita ha trovato davanti a se un muro invalicabile di soggetti pronti a negargli ogni possibilità di recupero e di sopravvivenza; ed ha ceduto alle pressioni di accuse infamanti, volgari e superficiali che lo hanno prostrato fino all’inverosimile sotto il peso di una reiterazione della drammatica ed insopportabile esperienza già vissuta qualche anno fa tra l’indifferenza e la supponenza generale di tutto quell’ambiente che Lui stesso aveva contribuito a far crescere ed a risanare con  la sua esplosiva capacità di creare ed inventare tutto quello che non era stato mai creato o inventato nell’ambito dell’enogastronomia.

E quel tragico pomeriggio del 3 ottobre 2019, tre anni fa, non ce l’ha fatta più ed ha deciso di andare via e nel buio del dolore psicologico ed anche fisico non ha saputo sorseggiare “un buon bicchiere di vino al giorno che toglie non uno ma diversi medici di torno” come spesso Egli stesso amava dire per confortare gli altri.

Sicuramente il suo ultimo pensiero terreno l’ha lasciato per la sua Rossana, la storica compagna di sempre, pentito per averla abbandonata, drammaticamente sola, nella notte buia del dolore; e Rossana da tre anni è lì, dinanzi a quel bicchiere di vino che il suo Carlo non seppe o non volle bere, per aspettare il suo ritorno con l’alba.

A tre anni di distanza mi piace ricordarlo a tutti, anche a quelli che hanno fatto finta di averlo dimenticato o mai conosciuto, con le dolci parole utilizzate da un suo amico “Carlo” per un post in calce al mio articolo del 7 ottobre 2019:

Ho collaborato con lui, in modo alterno, negli anni successivi e posso testimoniare la sua straordinaria capacitò di creare gruppo e la lenta ed inarrestabile “discesa agli inferi”. Carlo non stava bene e, nel 2018 aveva abbandonato Salerno rifugiandosi nel mio eremo di Lancusi, dove ha soggiornato per oltre un mese per poi ricongiungersi con Rossana, la sua compagna. La sua disavventura stava ripetendosi l’anno successivo, ma dopo una decina di giorni, lo convinsi a tornare a Salerno, dove Rossana l’aspettava in ambasce. Ci siamo sentiti telefonicamente quasi ogni mese e sempre si informava sulla mia salute. E’ scomparso così, all’improvviso e mi manca la sua amicizia. Non ho potuto nemmeno dargli l’ultimo saluto e mi dispiace davvero tanto. Spero che, dove sta, abbia finalmente trovato ciò che cercava su questa terra. Riposa in pace, amico Carlo, che la terra ti sia lieve. Il tuo amico Carlo.

Ma, in sintesi, chi era Carlo Galimberti ? – Carlo Galimberti, dopo la laurea, aveva proseguito gli studi alla University Palo Alto in California, nella mitica “strada del vino” di Napa Valley. Giornalista enogastronomico, aveva lavorato in diversi quotidiani e settimanali, pubblicando nel 1975 il suo primo libro-inchiesta sui prodotti alimentari. Collaboratore di guide di ristoranti (“Guide dell’Espresso”), autore e consulente di trasmissioni televisive di successo (“Di tasca nostra”, “Fornelli d’Italia”), scriveva su mensili e riviste specializzate nel settore turistico, enologico, gastronomico (“Week end”, “Bell’Italia”, “Via del gusto”, “@ugusto”). Libero docente di Comunicazione e storia delle gastronomie regionali in diverse università italiane, si occupava, per conto di scuole dell’obbligo e superiori, di analisi sensoriale ed educazione al gusto.

 

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