Aldo Bianchini
SALERNO – Quando la stampa aggredisce la sanità pubblica salernitana sulla base di pesanti fake news non fa mai un passo per chiedere semplicemente scusa ma si nasconde dietro il paravento della velocità delle notizie che si susseguono e si accavallano su quelle precedenti sommergendole; notizie complessive che, secondo i benpensanti responsabili delle testate giornalistiche locali, non hanno più la dignità di essere elevate alla prima (ma anche la seconda) pagina e quindi scompaiono.
E scompaiono anche quando la notizia, come nel caso della donna 69enne (A.G.) di Nocera Superiore morta in seguito ad un intervento chirurgico presso il reparto di ginecologia dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, meglio noto come “RUGGI”.
Insomma, fatta la frittata clamorosa, senza se e senza ma, la stampa locale getta nell’oblio un caso che, comunque, non ha scosso soltanto il Ruggi (e tutte le sue strutture organizzative sanitarie e dirigenziali), ma anche la città di Nocera Superiore e, perché no, l’intera provincia perché quando si parla o si scrive di sanità pubblica quello che si dice e quello che si scrive interessa tutti i cittadini potenziali utenti della stessa.
LA NOTIZIA – Ecco, dunque, il prosieguo di quella triste vicenda; utilizzo il condizionale perché, pur avendo piena fiducia nelle mie fonti, il solo fatto di non essere stato presente mi induce ad una prudenza che in casi come questo non è mai troppa.
Venerdì 24 ottobre scorso i congiunti più stretti della compianta A.G. si sarebbero recati presso il Ruggi per un incontro con il nuovo direttore generale dr. Ing. Ciro Verdoliva; all’incontro avrebbero presenziato la capo sala del reparto di ginecologia e la responsabile data manager del GOM ginecologico; non avrebbe presenziato all’incontro soltanto il dr. Prof. Giuseppe Laurelli (primario del reparto) perché impegnato in sala operatoria per un intervento chirurgico di una certa urgenza.
Secondo i bene informati l’incontro si sarebbe svolto in un clima di estrema serenità anche se il dolore dei congiunti era visibilmente trasparente e lo si poteva tagliare a fette.
Sarebbe stato un incontro sereno, come detto, in cui i parenti avrebbero ribadito la loro estraneità alle false notizie circolate nei giorni scorsi ed avrebbero, con grande senso di maturità civica, il ringraziamento per quanto fatto per la mamma colpita contemporaneamente da varie patologie gravi che già in precedenza erano state trattate con successo nello stesso Ruggi. tre cancri due dei quali operati con successo sei mesi fa da me. Poi l’incontro sarebbe continuato a porte chiuse ed alla presenza soltanto del nuovo d.g.. uscendone poco dopo molto sollevati.
CAMBIO DI PARADIGMA – La stampa dovrebbe avere il compito anche di andare alla ricerca della buona sanità e non soltanto, come fanno taluni magistrati, della colpevolezza e basta. L’episodio dello scorso venerdì dovrebbe indurre le varie testate giornalistiche ad una riflessione più serena sul momento di cambiamento che si sta affacciando nel nostro Ruggi. Parlo, ovviamente, del nuovo modello lavorativo spiegato da Verdoliva, con il famoso cucchiaino, ai giornalisti nell’incontro di mercoledì 10 settembre 2025; un modello lavorativo sicuramente innovativo che, se ben supportato anche dalla stampa, potrebbe davvero dare quella svolta nel difficile rapporto medici-infermieri-pazienti-parenti per arrivare anche, se non soprattutto, a momenti come quello vissuto dalle maestranze ospedaliere la mattina di venerdì 24 ottobre con l’incontro tra le stesse e i familiari della presunta vittima di mala sanità.
In pratica il dg Verdoliva sta tentando quella svolta ad “U” che fino ad oggi è mancata per portare la sanità pubblica salernitana verso traguardi di eccellenza che certamente merita, e non solo per la grande professionalità evidenziata da moltissimi suoi operatori.