Il muro di Berlino. Una lezione già dimenticata

 

Da Angelo Andriuolo

Era il 15 giungo del 1961 quando, nel corso di una conferenza stampa,  la giornalista tedesca occidentale Annamarie Doherr fa una domanda specifica a Walter Ulbricht, Segretario del Partito Socialista Unitario e Presidente del consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca (DDR).  Questi, senza scomporsi,   rispose con  una dichiarazione che di  lì a poco sarebbe suonata come una delle  più ipocrite della storia. «Nessuno ha intenzione di costruire un muro», affermo.

Ma, appena due mesi dopo, nella notte tra il 12 e il 13 agosto, veniva innalzato il muro per antonomasia,  la Antifaschistischer Schutzwall “Barriera di protezione antifascista”, come  il regime della DDR  definì  il Muro di Berlino, uno degli esperimenti sociali più sadici e crudeli mai perpetrati nei confronti di un popolo.

Il suo scopo era più che evidente. Berlino, pur essendo divisa a metà tra le potenze capitaliste e quella comunista, si trovava al centro della Germania Est:  Berlino Ovest era di fatto una enclave occidentale in un paese socialista. Circostanza questa che ne faceva una capitale dimezzata per la DDR ma  l’occasione di fuga perfetta in Occidente per i suoi abitanti.

Le autorità della  Germania est erano oramai convinte che qualcosa si doveva necessariamente fare; dal 1949, ovvero dal cosiddetto Blocco di Berlino, fino agli anni sessanta del secolo scorso, infatti,   ben 2,5 milioni di tedeschi dell’est – per lo più scienziati, medici, professori universitari, ingegneri – erano scappati a Ovest. Ecco il muro, una struttura imponente: 155 chilometri di cui 43 responsabili della delimitazione del confine tra Berlino Est e Ovest. Era alto 3.60 metri e orlato da 68,42 chilometri di filo spinato. La sua costruzione  tagliò 12 linee di trasporto e 193 strade.

Ovviamente quest’opera imponente non venne tutta costruita in una sola notte. Si cominciò con una recinzione di filo spinato; ma già qualche giorno dopo comparvero  blocchi di cemento e pietra. Poi, l’anno successivo, venne costruito un secondo muro, all’interno del territorio orientale, per rendere ancora più difficile l’attraversamento verso Ovest e  dare vita a quella divenuta tristemente nota come  Striscia della morte: presidiata da 302 torri di guardia con riflettori e cecchini armati,  conteneva un fossato, una strada pattugliata costantemente da veicoli militari, un recinto di filo spinato.

Poi nel 1965 compare un muro  composto da lastre di cemento armato collegate da montanti di acciaio e coperti da un tubo di cemento. E nel  1975,  una struttura ancora più resistente, più alta: quella che verrà poi abbattuta quattordici anni dopo.

Questa barriera impenetrabile  aveva un solo punto di passaggio, il famoso Checkpoint Charlie,  che consentiva l’accesso al settore sovietico per i diplomatici occidentali, e per i turisti stranieri. Fu stando seduto su una panchina di fronte al checkpoint che, nel 1979, Lucio Dalla scrisse il testo di Futura, la storia di due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest che progettano di fare una figlia che si chiamerà Futura.

Nonostante le difficoltà, in molti tentarono di superare il Muro: si calcolano in circa cinquemila le fughe  riuscite e in poco più di  duecento le  persone morte nel tentativo, freddati dai cecchini Vopos. Tra i vari tentativi di fuga resta memorabile quello di Hans Strelczyk e Günter Wetzel con le rispettive mogli, con una mongolfiera costruita  cucendo  insieme pezzi di vestiti e lenzuola per  formare il pallone; era il 16 settembre 1979. Ma anche quello dell’austriaco Heinz Meixner a bordo di una piccolissima Austin-Healey Sprite resa bassissima sgonfiando le gomme e smontando il parabrezza;  il 5 maggio 1963, nascose la fidanzata Margarete sul pavimento e la futura suocera nel bagagliaio e sfrecciò a tutta velocità sotto la sbarra del Checkpoint Charlie, cogliendo di sorpresa le guardie.

La caduta del Muro di Berlino è avvenuta nella notte del 9 novembre 1989. L’apertura dei varchi di confine ha posto fine a ventotto anni di divisione della città contemporaneamente segnando l’inizio della fine della Guerra Fredda e e l’avvio del processo di riunificazione della Germania.

Poco mesi più tardi, il 21 luglio 1990, gli abitanti di Berlino furono testimoni della costruzione di un altro muro. Ma questa volta l’immensa opera, paradossalmente, avrebbe unito ancora di più la città: era infatti la scenografia sontuosa voluta da Roger Waters che, insieme a numerosi ospiti, suonò per intero l’album The Wall per festeggiare la caduta del vero muro.

Epperò, basta guardarsi intorno per vedere  sorgere sempre nuovi muri, spesso – ironia della sorte – ad opera di chi ne è stato vittima. Tristemente  celebri quelli tra Stati Uniti e Messico, tra India e Pakistan, e la barriera in Cisgiordania con cui Israele ha segregato i Palestinesi. Non solo; perché diversi Paesi europei hanno eretto recinzioni e barriere lungo i confini esterni per limitare gli arrivi di migranti. Né sono poche le zone di tensione geopolitica o di conflitti in cui non di rado nascono  nuove linee fortificate per separare territori contesi.

Dobbiamo ricominciare ad abbattere. Con forza. Con determinazione.

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