Da Antonio Cortese (docente – giornalista)
In settimana due elezioni rafforzano le posizioni della piccola Cecenia e della grande Russia.
La Slovacchia intanto comunica chiaramente di non voler aderire oltre ad alcuna politica specie economica nei confronti del pozzo senza fondo ucraino.
Il vecchio paradigma del comunismo totalitario si esorcizza da solo con risultati elettorali plebiscitari a favore di capi di stato che del comunismo occidentale non sanno più che farsene se non per riletture confuse già al tempo delle edizioni scolastiche per mano di marxisti anacronistici ed avvocati degli esiliati parigini ai tempi del duro soviet di regime.
Oggi i paesi filorussi non hanno di politica comunista niente di ciò che fu debellato da Gorbacev e Yeltsin per forme di governo emancipate e moderne, solidali con democrazie partecipative ad una vita civilmente sana, forse socildemocraticamente utopica ma effettivamente libera da malizie interne.
Anche la Turchia, piena di banche russe ed orientali, con altri paesi mediorientali e Cina in testa vive un crescente totalitarismo erdoghiano come lo era quello americano reganiano dai colori antipaticissimi agli intelligentoni delle sinistre modaiole.
Realtà nazionali che con i fatti hanno dimostrato di costruire in un decennio più infrastrutture che impalcature teatrali, collaborando economicamente con accordi Brics e scambi commerciali utili con i continenti africani ed americani.
Ma il plebiscito vero che non si percepisce neanche da elezioni ufficiali é quello crescente di regioni come la Crimea o il Donbass che riluttano l’arroganza e la corruzione ucraina con l’occidente che sta ripetendo un tipo di guerra vietnamita.