Aldo Bianchini
SALERNO – Premesso che il “caso ex ILVA” di Taranto (ora per definizione Acciaierie Italiane) è una palla al piede per tutte le forze politiche, quando ci si mette la magistratura la vicenda si complica ancora di più … come sempre.
Ricordo l’allora primo ministro Giuseppe Conte che andò a Taranto, tra il 2018 e il 2019, per placare gli animi e si sedette su una scrivania per dimostrare la sua “new strategy” politica, quasi fantasiosa, agli operai che si erano stretti intorno a lui. Sembrava dovesse iniziare una nuova era, invece tutto rimase come prima e Conte non tornò mai più nell’area calda dell’acciaieria più grande d’Europa.
Allora c’era un governo giallo-verde e, comunque, le incursioni dei giudici erano sicuramente più moderate e ponderate; con il governo Meloni, invece, le incursioni giudiziarie sono diventate numerose e tutte pesanti come le palle di un cannone.
Ma in tutto c’è un “ma”; quel “ma” riguarda il fatto che raramente accade, e che cioè le incursioni della magistratura avviate con lo scopo di danneggiare il governo di centro desta alla fine lo favoriscono.
In queste ultime settimane la magistratura ha confermato la precedente ordinanza di chiusura (sembra definitiva) dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto; vale a dire rendere assai più difficile ogni trattativa di vendita-acquisto e conseguentemente l’aumento del rischio di perdita di migliaia di posti di lavoro.
Ciò che più di tutte le altre cose mette in crisi un governo, di qualunque estrazione esso sia, c’è appunto la tutela dei posti di lavoro, cosa questa difficilissima se si “chiude d’autorità” lo strumento principale della tutela, ovvero la fonte che origina il lavoro.
E nelle acciaierie di Taranto chiudere l’area a caldo è come voler precludere ogni vantaggiosa possibilità di vendita-acquisto, anche come strumento di contratto tra il governo e il privato.
E se questo, in se, rappresenta da un lato un danno notevole per il governo incapace di chiudere una trattativa, dall’altro lo solleva da ogni responsabilità nella tutela dei posti di lavoro in quanto un’altra entità (la magistratura) gli ha sottratto lo strumento principale della trattativa.
Senza entrare nel merito della decisione della magistratura di chiudere l’area a caldo di Taranto (non sempre i magistrati non hanno le loro buone ragioni per adottare provvedimenti sconcertanti), mi sembra che la ricaduta di tale enorme decisione non sia stata ben valutata dal potere giudiziario che invece di danneggiare il centro-destra finirà per aiutarlo, perché fin quando esiste una sentenza essa va rispettata e non superata da un atto di prepotenza politica.
In questo che si annuncia come un autunno caldo sfileranno per le vie di Roma chissà quante volte, per protestare contro il Governo, alcune migliaia di maestranze delle acciaierie di Taranto; mi auguro che una piccola sosta la facciano anche dinanzi al Palazzo di Giustizia prima di arrivare a Palazzo Chigi.