da Pietro Cusati ( Giurista- Giornalista)
Napoli ha celebrato 83° l’anniversario delle Quattro Giornate, rivolta popolare che liberò la città dal nazifascismo. Una città stremata dalla guerra,tra il 1940 e il 1943 Napoli visse alcuni degli anni più drammatici della sua storia. La sua importanza strategica e il ruolo del porto militare la resero uno degli obiettivi principali dei bombardamenti. Le incursioni aeree colpirono duramente la città, provocando vittime, sfollamenti e una crescente condizione di povertà.Le istituzioni locali si sono ritrovate in piazza Carità dove sono state deposte corone ai piedi della stele dedicata a Salvo D’Acquisto. “Le Quattro Giornate sono un momento importante non solo per Napoli, ma per il Paese – ha detto il sindaco, Gaetano Manfredi – la nostra città si liberò con una grande rivolta popolare dal nazifascismo e, in questo momento storico è ancora più importante difendere i valori della libertà, difenderci dagli autoritarismi significa ricordare il sacrificio dei tanti che hanno sacrificato la vita per darci la libertà e mai come in questo momento il ricordo e l’impegno dei ragazzi delle scuole è fondamentale”.Quest’anno, le celebrazioni si sono aperte con l’intitolazione del viale dei Caduti delle Quattro Giornate di Napoli e con la contestuale presentazione del prototipo della nuova segnaletica del parco, realizzata nell’ambito del più ampio Progetto Toponomastica del Real Bosco.Settantasei ore di ininterrotti combattimenti che videro protagonisti uomini, donne, giovani mossi dalla non più contenibile insofferenza verso la dittatura e l’occupazione militare germanica. Un’insurrezione che non ebbe connotazioni di classe o di genere. Sulle barricate, dalle case, nelle strade combatterono operai, studenti, intellettuali, ex militari; uomini e donne ugualmente impegnati negli scontri a fuoco, nelle altrettanto importanti e rischiose operazioni di sostegno tattico agli insorti, nell’aiuto ai feriti o nella pietosa opera di recupero dei caduti. Napoli non aspettò che arrivassero gli Alleati, decise di liberarsi da sola. Nell’autunno del 1943, una città stremata dai bombardamenti, dalla fame e dall’occupazione tedesca si sollevò contro il nazifascismo. In strada scesero uomini e donne, giovani e anziani, civili e militari: per quattro giorni combatterono tra barricate e scontri a fuoco, costringendo le truppe tedesche a lasciare la città. Quando il 1° ottobre arrivarono gli Alleati, Napoli era già libera.Sono passati 83 anni da quelle giornate, ma la rivolta del settembre 1943 continua a rappresentare uno dei momenti più significativi della Resistenza italiana: una sollevazione popolare che trasformò Napoli nella prima grande città europea a liberarsi autonomamente dall’occupazione tedesca.La popolazione fu costretta a cercare rifugio nei ricoveri, mentre la fame e la paura accompagnavano la vita quotidiana. Il consenso verso il regime fascista, già messo a dura prova dalla guerra, iniziò progressivamente a sgretolarsi di fronte all’incapacità del governo di garantire sicurezza e protezione.La caduta di Benito Mussolini, il 25 luglio 1943, non portò la pace. Nei 45 giorni che precedettero l’armistizio dell’8 settembre, Napoli continuò a subire bombardamenti e repressioni. Crescevano quindi il malcontento e le forme di opposizione al regime.Con l’armistizio, la situazione precipitò. Le truppe tedesche assunsero il controllo della città e misero in atto rastrellamenti e violenze. Il rifiuto di aderire ai bandi di reclutamento tedeschi, così come la protezione offerta a militari e civili minacciati dalla deportazione, divennero forme sempre più diffuse di resistenza.In occasione delle celebrazioni dell’83° anniversario, il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha sottolineato proprio il valore civile e attuale di quella esperienza. «Ottantatré anni fa il popolo di Napoli si rendeva protagonista di uno dei più coraggiosi atti di riscatto della nostra storia. Con un’insurrezione spontanea e popolare – prosegue – uomini, donne, anziani e giovanissimi unirono le proprie forze per respingere l’oppressione nazifascista». Fico ha poi richiamato il significato delle Quattro Giornate per il presente: «La spinta ideale delle Quattro Giornate di Napoli vive ancora oggi: è un richiamo contro qualsiasi forma di oppressione».«Custodire questa memoria è una precisa responsabilità istituzionale e di tutte le componenti della società», ha aggiunto il presidente della Regione. «Il sacrificio di chi combatté allora – conclude – ci affida il compito di coltivare quei valori, traducendoli ogni giorno in un impegno concreto per la democrazia e la tutela della libertà di tutti».