MONTE S.G.: là dove esiste il REZZO

 

Aldo Bianchini

VALLO di DIANO – Nel bel mezzo del Vallo di Diano c’è un paese dal nome semplicemente suggestivo: Monte San Giacomo, amena località con una popolazione molto ospitale e dai tratti assolutamente protagonisti di una certa ostinata proiezione verso tutto ciò che rappresenta il futuro, la modernità e la libertà di maschi e femmine fin dai tempi remoti dell’immediato secondo dopo-guerra; con radici anche negli anni ’30.

E in quel paese (oggi amministrato dalla giovane sindaca Angela D’Alto), che gode di una visione panoramica su buona parte del Vallo ed ha alle spalle le falde del Monte Cervati, esiste da oltre quarant’anni il mitico, e forse impareggiabile, ristorante dalla denominazione altrettanto affascinante: “il REZZO” che prende il nome dalla tipicità dei capelli del suo proprietario che vanta i famosi capelli rezzi (termine regionale o arcaico utilizzato per indicare i capelli ricci, crespi o molto fitti) noti in tutto il comprensorio.

Ma non è solo la caratteristica dei capelli che ha determinato il prestigioso successo de “il Rezzo”; c’è ben altro, e quell’altro è costituito essenzialmente da un’ottima cucina che in gergo moderno passa sotto il nome di “eccellente enogastronomia” accompagnata da una straordinaria sensibilità nell’accoglienza grazie al personale ben formato, culturalmente molto preparato nel settore di competenza e sempre umilmente disponibile ad ogni richiesta, anche la più fantasiosa. A cominciare dall’impareggiabile piatto di “patan’ e cicc” ovvero “patan’ e cicci” (un composto, ben  pestato, denso e asciutto di patate di montagna e fagioli), che da decenni i vari ristoratori della zona cercano inutilmente di imitare, è una valanga di buon gusto.

Perché questa improvvisa e neppure tanto inaspettata apparizione sulle cronache locali e nazionali del ristorante montesangiacomese ?  La storia è notissima ed è rimbalzata un po’ su tutti i giornali e in tutti gli ambienti: il famoso “Gambero Rosso” (l’indicatore della qualità enogastronomica per eccellenza) in una citazione di merito lo ha riportato all’attenzione di tutti, e quando si muove il Gambero Rosso vuol dire proprio che il successo è già stato conquistato da tempo.

  A ricordarlo a noi oggi, in sede locale, è l’ex sindaco di Monte San Giacomo arch. Raffaele Accetta con un post su fb del 18 ottobre scorso:

  • ACCETTA – (fb 18.10.26) – Desidero esprimere le mie più vive congratulazioni al ristorante “Il

Rezzo”, alla famiglia e a tutto il personale per il prestigioso e meritato riconoscimento ricevuto dalla guida “Gambero Rosso”. I numerosi attestati di stima di questi giorni confermano l’eccellenza di una splendida realtà della ristorazione, nata agli inizi degli anni Ottanta, che ha saputo conquistare nel tempo la fiducia di una vasta e affezionata clientela. Di questo successo dobbiamo essere tutti orgogliosi, poiché ormai il nome di Monte San Giacomo è indissolubilmente legato a quello del locale. Noi residenti possiamo vantarci di avere nel nostro piccolo paese un richiamo così straordinario, paragonabile per importanza a un vero e proprio monumento. Ritengo pertanto che i tempi siano ormai maturi affinché vengano promosse iniziative volte a conferire al ristorante ulteriori e ufficiali riconoscimenti al merito, che vadano oltre la pur prestigiosa recensione del Gambero Rosso.

 

IL PATRON – Ha un nome ed un cognome: Antonio Calabrese (80anni suonati) che dopo una non breve permanenza in Svizzera come muratore e cameriere decide di ritornare nel paese natio e cambiare radicalmente mestiere mettendo su un piccolo ristorante, quasi un avamposto culinario in una zona in cui stava crescendo, giorno dopo giorno, la cultura della ristorazione. Insieme a lui la moglie (Antonietta) e i figli (Rosalba e Sabatino) hanno costruito una realtà imprenditoriale che fa invidia a tanti ed è diventata il fiore all’occhiello dell’intera comunità. Ovviamente con la devota e professionale collaborazione di tanti specializzati, a cominciare da Gerardo. Ancora oggi don Antonio (così è chiamato dagli amici) è sempre presente nel “suo laboratorio culinario” e personalmente si interessa della spesa quotidiana con l’acquisto selezionato di prodotti locali. Il suo motto è “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Il patron conosce tutti e con tutti si intrattiene, con innata affabilità, per consentire ad ognuno il fatto di potersi sentire a suo agio, quasi come un padrone di casa.

 

L’OSPITE ILLUSTRE – Tra i tantissimi ospiti politici (sindaci, presidenti, senatori, deputati, ambasciatori e finanche ministri), e non, spicca sicuramente il nome di Giorgio Napolitano, meglio noto come “Re Giorgio”; diversi anni fa nel corso della permanenza a Monte San Giacomo per la presentazione di un libro mangiò per tre giorni consecutivi dal Rezzo; qualche tempo dopo fu eletto Presidente della Repubblica. E quelli furono giorni molto particolari per “don Antonio” che impegnò tutto il suo tempo, tutta la sua professionalità e tutto il suo amore per il paese arroccato sulle pendici del Cervati per imprimere nella memoria di Re Giorgio e della storia la completezza certosina delle squisitezze culinarie a disposizione della numerosa clientela. Napolitano non c’è più, ma nel suo ex entourage spesso ancora si sussurra delle tante volte che il Presidente ricordava a tutti la laboriosità nella gestione dell’arte culinaria di “don Antonio”, un umile ex imbianchino assurto alla nomea di uno chef stellato e celebrato dal Vallo di Diano fin nelle segrete stanze del “Gambero Rosso”.

I PIATTI – Sono tantissimi i piatti serviti quotidianamente dal Rezzo: tortellini panna e prosciutto, penne all’arrabbiata e fusilli alla boscaiola. Piatti che sembrano usciti da un menu degli anni Ottanta, con prezzi molto contenuti. A sorvegliare attentamente sulla loro preparazione  è  lo stesso Antonio Calabrese (don Antonio !!) in prima persone; 80 anni, ex imbianchino emigrato in Svizzera che ha trasformato la passione per la cucina in un ristorante-azienda agro-artigianale di famiglia. Ancora oggi va personalmente al mercato a scegliere i migliori prodotti, a volte aiutandosi anche con un bastone durante le passeggiate più lunghe. Spesso vengono evocati le radici che si richiamano alla mente e sui tavoli gli spaghetti aglio e olio, le penne all’arrabbiata, i bucatini all’amatriciana o i fusilli alla boscaiola con piselli, funghi porcini e pancetta, il risotto alla pescatora e gli immancabili tortellini panna e prosciutto con una spolverata di prezzemolo a stemperare l’apparente grassezza del piatto. Senza dimenticare i grossi ravioli con la pettola (splendidamente preparati dalla sig.ra Antonietta) e la mitica baccalà (servito in vari modi, tutti gustosissimi) e l’invenzione della porchetta artigianale. Il gusto non conosce età o epoca e neppure il prezzo a giudicare dal listino che sui primi piatti ammonta davvero a pochi euro.

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