BRUSCOLOTTI e il NAPOLI: un rapporto intoccabile

 

Aldo Bianchini

VALLO di DIANO – Una cosa va subito detta in premessa, prima ancora che qualcuno possa travisare il seguito di questo articolo: Giuseppe Bruscolotti, detto “Beppe” – “Ngiulino” o anche “Pal ‘e fierr”, è stato senza alcun dubbio uno dei calciatori che più di ogni altro ha inciso nella storia recente e passata dell’ASC Napoli; è stato, in pratica, una leggenda della squadra che ad oggi ha vinto ben 4 scudetti, ed è stato il capitano-morale di quella squadra che vinse il suo primo scudetto con il mitico Diego Armando Maradona. Ed era stato preso, Bruscolotti, proprio da “El Pibe de oro” sotto una speciale ala protettiva tanto da far ritenere “Pal ‘e fierr” il migliore amico dell’argentino nel suo tormentato percorso sportivo e umano in Italia.

Nel luglio del 2021, dopo una cerimonia in Piazza Umberto 1° di Sassano, condotta dai giornalisti Gianfranco Coppola e Pierino Cusati, con premiazione di Bruscolotti per i suoi trascorsi di calciatore e il lustro che con la sua carriera ha donato al suo paese di origine, ebbi modo tra l’altro di scrivere quanto segue, uno scritto che è tuttora validissimo:

  • Parlare o scrivere di Giuseppe Bruscolotti, detto Beppe, non è assolutamente facile; anzi fino a qualche anno fa era assolutamente difficile. Vuoi per la riservatezza dell’uomo e del personaggio (perché Bruscolotti, lo si voglia o no, è non soltanto un uomo ma anche un personaggio del calcio giocato), vuoi per le sue umili origini che lui ricorda spesso con forza e garbo, vuoi per la sua maturità culturale (non è laureato come Giorgio Chiellini, capitano della Nazionale Italiana) che comunque è migliorata negli anni, vuoi infine per la sua concreta assenza da oltre cinquant’anni dalla vita quotidiana di un paese di provincia (seppure bello, ospitale e produttivo) tranne un breve periodo in cui l’ex sindaco dr. Tommaso Pellegrino lo candidò e lo nominò assessore allo sport, non c’è mai stato (a mio opinabile avviso !!) un feeling molto robusto tra l’ establishment locale e il giovane ragazzo di umile ma onesta e laboriosa famiglia salito all’improvviso sul palcoscenico nazionale e internazionale del calcio di “Serie A” con il Napoli Calcio.

Bruscolotti, personaggio di grande e innata umiltà ha sempre attivamente schivato gli eccessi di un presenzialismo televisivo e/o giornalistico, e la stessa cosa ha rilanciato con la sua comunità di nascita (quella sassanese) che, in verità, al di là di qualche sporadica negatività lo ha accolto sempre e comunque con grande calore.

Ha avuto, però, nel corso di questi ultimi sessant’anni periodi di lungo silenzio alternati a brevi periodi di grande visibilità in cui ha dimostrato anche un particolare “appeal” che ha sempre profondamente colpito l’immaginario collettivo.

Da un po’ di tempo a questa parte è riemerso dai flutti dell’oblio ed ha riproposto alla pubblica attenzione alcune sue personali convinzioni calcistiche che, in assoluto, vanno doverosamente rispettate.

L’ultima di queste uscite, in senso temporale, risale al mese di luglio scorso (2026) quando ha ricevuto l’’ex vice-sindaco di Sassano ing. Antonio D’Amato che, non so quanto involontariamente, lo aveva fatto uscire e riemergere (la foto è stata scattata dinanzi all’ingresso dell’attività commerciale napoletana di Bruscolotti) da un lungo periodo di silenzio in cui l’uomo Bruscolotti si era rifugiato per sottrarsi, forse, alle fuorvianti cronache quotidiane.

L’ing. Antonio D’Amato, nel luglio 2026, ha dedicato quasi un’intera giornata all’amico Beppe Bruscolotti che nel paese di Sassano ha tuttora diversi ganci familiari di tutto rispetto e una vasta platea di ammiratori.

Ben sedici campionati di Serie A disputati nel Napoli con 511 presenze in maglia azzurra, per i napoletani di tutto il mondo rimane come un calderone di passione in ebollizione con le sue mitiche azioni difensive di forza muscolare genuina come dimostrato a tutti nell’epico scontro fisico con un Rob Rensenbrink letteralmente abbattuto sul prato del San Paolo in una partita di Coppa Europea perché aveva osato scavalcare l’immaginaria linea che Beppe aveva indicato come insuperabile all’avversario (il povero Rob non volle rientrare in campo per il secondo tempo); un difensore tra i migliori in circolazione in un’epoca che gli fu preclusa la nazionale soltanto per il fatto che davanti a lui c’erano veri giganti.

 

Ora è ritornato sulla scena nazionale del calcio, con titoloni su tutti i grandi quotidiani sportivi del Paese, per via della sua ragionata – assennata e giustissima reprimenda nei confronti del Napoli di oggi che, a cominciare dal suo capitano Giovanni Di Lorenzo, appaiono a tutti gli spettatori e tifosi un po’ svogliati e stanchi:

  • “Questo Napoli non ha carattere, lo dimostra il campo. Anche il nostro capitano, che in campo va benissimo, ma fuori è poca roba …” – aveva dichiarato il capitano dei capitani;

Molto piccata e immediata la risposta dell’attuale capitano Di Lorenzo che senza alcun sentimento di rispetto nei confronti di una bandiera come Bruscolotti ha così risposto:

  • “Una cosa è certa: sarò poca roba, ma quando avrò 75 anni da ex capitano non mi metterò di certo a sparare a zero sullo spogliatoio del Napoli non sapendo niente dall’esterno alimentando critiche inutili. Ti ricordavo diverso al nostro incontro alla festa del Centenario. Un abbraccio, caro Bruscolotti”.

Il calcio di oggi è davvero molto strano; è vero che dai tempi di Bruscolotti sono ormai passati più di quarant’anni ma è altrettanto vero che l’educazione e lo stile non appartengono ai calciatori moderni; Di Lorenzo prima di aprire bocca avrebbe fatto meglio a contare fino a tredici ed a pensare alle poco lusinghiere partite fin qui disputate e infine a rispettare, comunque, la bandiera che tutta Napoli ama ancora oggi e lo fa sentire come fosse a casa sua.

Ovviamente Beppe Bruscolotti, da signore qual è, ha chiuso subito ogni strascico polemico offrendo le sue scuse pur precisando che il suo parlare non voleva essere offensivo per nessuno.

 

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