da Nunzio La Rocca
E’ venerdì e complice i cambiamenti climatici le sere di ottobre sono addolcite dal calore di una giornata di sole appena trascorsa e da una leggera brezza che porta con sé fresco, odori e sapori. Entro al Vestuti dal consueto portone laterale in ferro e lo sguardo va immediatamente alla curva che è colma di storia ed è stata fedele compagna di tante battaglie in supporto dei colori granata. Un pensiero va al 1982 e vedo un ragazzotto della periferia che, cantando e saltando, si ritrova a fiondarsi sotto l’inferriata alla rete di Zaccaro e sorrido pensando alle “mazzate” che Di Fruscia e Del Favero distribuivano agli avversari. Sul muro le targhe che accendono i ricordi dei tanti personaggi che hanno contribuito alla storia del cavalluccio. Mi avvicino al rettangolo di gioco e confesso a me stesso che lo spettacolo del prato verde è sempre affascinante. Mi fermo un attimo a pensare e, chiudendo gli occhi, riesco a sentire le voci degli attori di ogni maledetta domenica. Sull’anello che circonda il campo una freccia attraversa il mio sguardo e mi godo lo spettacolo di un giovane velocista impegnato in un allungo che è una sinergia di eleganza, forza e bellezza. Nel frattempo tanti piccoli e grandi sono impegnati nelle varie attività di atletica leggera agli ordini dei loro istruttori. Sotto la gradinata del gigante di cemento un’improvvisata segreteria di una delle tante società sportive che animano, con le loro attività, gli spazi dello stadio: un banchetto pieghevole, una sedia, scatoli poggiati a terra, elenco di atlete ed atleti a cui consegnare il materiale. Poco più avanti una decina di coppie di giovani pugili si affrontano seguendo le disposizioni del maestro e mi rendo conto che la presenza femminile in questa nobile disciplina è sempre più viva ed attiva. Mentre penso a questo, lo sguardo si posa su una giovane donna (mamma, amica, fidanzata) che, seduta sui gradini che portano alla tribuna, anziché “scrollare” il canonico melafonino, legge un libro: roba di altri tempi.
Mi faccio strada attraversando i pugili in azione, cercando di scansare qualche colpo, e mi dirigo verso quella che è la palestra dei pesi. Mi accoglie lo sguardo pulito di Vittorio, un quattordicenne di un metro e 90, che mi saluta con un largo sorriso mentre pedala sulla cyclette ed altri ragazzi sollevano pesi, si arrampicano sulla corda, parlano, scherzano ed il tutto in pochi metri quadri. Salgo le scale che portano al piano superiore di questo spazio ridotto dove in una porta ci sono gli attrezzi, in un’altra gli spogliatoi, tutto incastrato in questo labirinto di pietra. Lungo le scale un estrattore d’aria appena installato cerca di riciclare l’aria che ristagna ed appena mi affaccio sul tappeto vedo Stefano impegnato con due bambini, belli nei loro costumini da lotta, che ascoltano le indicazioni per le prese, mentre in fondo Alessio è impegnato con altri piccoli atleti. Lo spazio è poco, la voglia tanta ed enorme è la dedizione che si respira in ognuno di questi attori che quotidianamente abitano questi spazi, tenendo vivo lo spirito di un monumento allo sport, non solo calcistico. Un rapido briefing con tripla V sull’organizzazione del 25 ottobre per gli incontri di lotta a Tivoli. Mentre vado via incrocio lo sguardo scanzonato di mio figlio che lentamente si trascina verso il suo allenamento e mi fermo a chiacchierare un attimo con lui mentre altri due ragazzi che conosco bene, si allontanano verso la palestra di Taekwondo. Un microcosmo di sensazioni, di emozioni e di ricordi, nel cuore di una città che vive di questi sentimenti e che, con tenacia, mai rinuncerebbe ai propri sogni. Questo è lo Stadio Donato Vestuti.