il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Baronissi: “Il sogno della dama ignota”

Da uff.stampa comune

BARONISSI – 200 anni di storia svelati ne “Il sogno della dama ignota” di Carmelo Currò presenta il suo ultimo libro per il Bicentenario di Baronissi. Giovedì 29 dicembre 2011 Ore 18,00 Aula Consiliare. Intervengono: Giovanni Moscatiello, Sindaco , Giuseppe Acocella,vice presidente CNEL e l’autore Carmelo Currò. Storia e storie: un incantevole viaggio di Carmelo Currò che conduce il lettore in un’autentica avventura nel tempo. Si tratta della seconda opera che l’autore dedica alla località campana, dopo il volume “Ritrovarsi” del 1998, in cui scrisse la storia di Baronissi dall’Unità d’Italia al secondo dopoguerra. Questa volta la fascinosa esplorazione del territorio e dei suoi antichissimi abitanti è spinta fino ad epoche remote e passa attraverso la scoperta delle origini etniche, delle attività economiche, delle devozioni, dei modi di vivere. Ampie finestre si aprono su argomenti quanto mai attuali e avvincenti, come il clima, le patologie, le abitudini alimentari, la durata della vita. L’indagine procede da lontano. Dal nome stesso di Baronissi (e poi da quello delle altre frazioni dell’attuale Comune) che è spiegato con il potere sul territorio detenuto da una signora feudale di cui è sconosciuto il nome. E’ la dama ignota cui si riferisce il titolo del libro: una donna i cui sogni più belli avrebbero forse voluto una comunità numerosa, ricca, prospera, felice. Procede, il libro, dalle vicende più antiche, dalle descrizioni dei più antichi insediamenti, dall’indagine perfetta sulla diffusione del Cristianesimo, di cui Currò rivendica una origine locale più antica di quel che comunemente si crede, individuando nell’area del Comune la patria dei famosi tre Santi martiri salernitani le cui effigi vengono portate in processione in occasione della festa di S.Matteo. E ancora una volta, come ha ricordato Ronald Ward nella sua prefazione al libro, Carmelo Currò sfata e demitizza alcuni fra i tanti luoghi comuni delle nostre convinzioni, dopo aver infinite vole (e con largo anticipo sui tempi) demolito la favola sul risorgimento, sulla rivoluzione francese, su Galileo o sull’Inquisizione. Con l’esame capillare ed inconfutabile dei registri dell’epoca, l’autore conferma il dato sulla demografia che aveva già lanciato nel 2009 con la pubblicazione del libro su Pastorano. Ossia che le nostre comunità erano estremamente giovani perché breve era la durata della vita nei secoli passati e la media dell’età nel XV-XVII secolo si aggirava intorno ai 22-24 anni. La cattiva alimentazione, le malattie, le carenti condizioni igieniche fanno molto meditare sull’efficacia e la conoscenza delle tanto pubblicizzate regole sanitarie; probabilmente un affare per ricchi, queste, anche prima che la scienza medica fosse mescolata agli inutili teoremi filosofici ampiamente insegnati nella Scuola di medicina, e prima che la sperimentazione passasse definitivamente a Napoli. Nonostante i problemi di questa società, i suoi comportamenti erano tuttavia in grado di sperare e di pregare, di guardare avanti nella loro quotidianità, di sostenere lavori faticosi e inventare nuovi metodi per la loro conduzione. Il pascolo, la lavorazione della lana e delle stoffe, lo sfruttamento delle risorse naturali, l’uso dei corsi d’acqua, riescono a rendere conosciute ed apprezzate le antiche comunità di Baronissi, a far richiedere i loro prodotti, frutto di una geniale inventiva. Le vicende sugli antichi feudatari, sulla regina Margherita, sulla decifrazione delle loro devozioni costituiscono autentiche aree di interesse vivissimo per i lettori. Si pensi alla decodificazione del culto di S.Agnese, il cui nome evoca la presenza sul territorio di tanti greggi di pecore e agnelli, indispensabili per il sostegno dell’economia locale. O il ricordo della devozione per S.Rocco e S.Sebastiano, patroni contro la temutissima peste. Tutte le vicende e i fatti conducono alla vita di tanti uomini e donne ignoti alla grande storia ma di cui si tracciano infinite figure. E arricchiscono il patrimonio culturale della città, dimostrando ancora una volta l’affetto tenace che Carmelo Currò è in grado di nutrire per le comunità oggetto delle sue indagini.

 

 

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