il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo

Da Luca Roncolato
ROMA – Continuiamo a parlare di Laudato Si’, l’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco, o meglio, come lo stesso Pontefice ha precisato, sull’ecologia umana: il primo punto che tratta l’enciclica, infatti, è proprio la corrispondenza tra crisi ambientale e crisi sociale. Stiamo vivendo infatti in un periodo nel quale non solo abbiamo dimenticato di proteggere l’ambiente, ma abbiamo anche dimenticato di proteggere le stesse persone: non è un caso che queste due cose siano accadute contemporaneamente, avvisa il Papa.
L’uomo e l’ambiente sono interconnessi ed è fondamentale comprendere questo per giungere a comprendere anche che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. – come ha scritto Bergoglio – Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura“.
La natura, precisa Bergoglio, ci insegna quale sia il modello industriale da seguire: quello basato sul ri-uso delle cose, sul reciclo. “le piante sintetizzano sostanze che alimentano gli animali erbivori; questi a loro volta alimentano i carnivori, che forniscono importanti quantità di rifiuti organici, i quali danno luogo a una nuova generazione di vegetali. – ha scritto il Vescovo di Roma – Al contrario, il sistema industriale, alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie“.
La soluzione? Cambiare il modello industriale e cambiare il modo in cui utilizziamo e consumiamo le cose: non si tratta solo di usare energia prodotta da risorse rinnovabili, ma soprattutto di “adottare un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future“, ha aggiunto Papa Francesco.
Si rende necessario un cambiamento, dunque, un cambiamento che prima di tutto è culturale: dobbiamo superare la cultura dello scarto. Invece “osserviamo che i progressi in questa direzione sono ancora molto scarsi“: l’umanità rimane sorda agli inviti a cambiare di stili di vita, di produzione e di consumo.
Al posto di accettare che è giunto il momento, in alcune zone del pianeta, di accettare una certa decrescita, ovvero al posto di accettare che “è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo, raccogliere gli sviluppi positivi e sostenibili, e al tempo stesso recuperare i valori distrutti da una sfrenatezza megalomane“, si propongono come soluzione della povertà e della fame nel mondo gli organismi geneticamente modificati (OGM), vegetali o animali.
Il risultato però non è la riduzione della povertà, bensí l’aumento della stessa, con “la concentrazione di terre produttive nelle mani di pochi, dovuta alla progressiva scomparsa dei piccoli produttori, che, in conseguenza della perdita delle terre coltivate, si sono visti obbligati a ritirarsi dalla produzione diretta“, ha scritto il Papa, “l’estendersi di queste coltivazioni distrugge la complessa trama degli ecosistemi, diminuisce la diversità nella produzione e colpisce il presente o il futuro delle economie regionali“.

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