il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

MAZZETTI: una vita per la verità e … per insegnare qualcosa !!

 

Aldo Bianchini

Prof. Massimo Mazzetti in una foto d'epoca

SALERNO – “Figlio d’arte”, Massimo Mazzetti (deceduto giovedì 27 giugno 2019 a Salerno) sicuramente non ha mai deluso il papà Roberto (n. 1908 dec. 1981 – vero fondatore e propulsore del Magistero di Salerno di cui è stato anche Rettore; a lui sono state intitolate due plessi di scuola primaria a Loiano in provincia di Bologna ed a Salerno) nel corso di tutta la sua vita ed ha altrettanto sicuramente trasmesso al figlio Alessandro (docente universitario anch’egli) la sicurezza del sapere e la certezza dell’autonomia, dell’indipendenza e della libertà.

Una linea di discendenza, quasi di successione, che molto verosimilmente non ha eguali non solo nel Magistero e nell’Università degli Studi di Salerno, ma in tutti i centri di studio e di approfondimento di tutto il Paese.

Tutti e tre assetati e forse anche un po’ condizionati dall’assoluta “libertà di pensiero” nell’ottica di quell’agire liberale che spesso viene confuso e/o strumentalizzato come un “un pensiero illiberale di destra”.

Alla notizia della morte di Massimo Mazzetti un suo collega docente presso l’Unisa mi ha scritto: “… Era comunque un brav’uomo, poco incline a certe battaglie accademiche che, se no le fai, alla fine ti schiacciano …”. Poche parole, una piccola frase che sintetizza molto efficacemente l’intera vita di un uomo; Lui non aveva battaglie accademiche da portare avanti, da liberale era anche stato candidato al posto di Rettore dell’Unisa; aveva, però, un difetto capitale che qualcuno, o più di qualcuno, glielo ha fatto pesare in maniera molto subdola nel corso di tutta la sua vita accademica: era di destra, Massimo Mazzetti, ed è rimasto sempre di destra. Ed essere di destra, oggi, in una università italiana è come dichiarare di essere fuori da quel mondo della cultura che ignavi sostenitori pensano debba rappresentare soltanto il pensiero della sinistra. Senza tener conto che la cultura non ha padroni e che, quindi, non è né di destra e né di sinistra.

Da parte dell’Università di Salerno, che Lui aveva servito con scrupolo e capacità professionale, soltanto un brevissimo comunicato a firma del rettore magnifico Aurelio Tommasetti e nulla più. Ai suoi funerali nemmeno una rappresentanza ufficiale dell’Ateneo per scortare il gonfalone che è rimasto chiuso ed impolverato nelle segrete stanze del rettorato.

E’ facile, quindi, pensare che Massimo Mazzetti è stato ostracizzato anche da morto da quell’Università cui aveva dato tantissimo donando l’intera sua vita accademica; era nato per l’Università, viveva per l’Università ed è morto per l’Università donando alla stessa un vero e proprio momenti di gloria in occasione del cinquantenario di “Salerno Capitale” che aveva organizzato nei minimi dettagli nel 1994 grazie ai suoi studi poderosi non solo sulle politiche nazionali ed internazionali a cavallo delle due grandi guerre, ma anche sui movimenti di liberazione e di ritorno alla democrazia con la sede del governo nazionale a Salerno.

Ho conosciuto Massimo Mazzetti all’epoca della mia direzione della testata giornalistica televisiva denominata “Quarta Rete Tv” con sede a Capezzano di Pellezzano; nel corso delle sue tante presenze televisive non ha mai evidenziato temperamenti caratteriali fuori dalla norma del buon vivere civile ed è stato sempre disponibile al dialogo e ad ogni tipo di domanda che affrontava in diretta senza la necessità di scoprire prima il senso e la direzione del dibattito in studio. Un uomo speciale che sapeva anche apparire tale, per via della sua innata umiltà che veniva sempre e prima di ogni titolo accademico o riconoscimento culturale.

Come il padre, era un liberale convinto, studioso accanito dell’era monarchica, e si rendeva giorno dopo giorno conto che l’insegnamento aveva necessità di una sostanziale riforma perché stava andando, come è andato, alla deriva.

Il cruccio più grande di Massimo Mazzetti, in perfetta continuità con quello del padre Ro berto era: “… a questi ragazzi qualcosa pur dovremo insegnare …”. Questo pensiero lo ha assillato fino alla morte, credo, non consentendogli di godere in pieno la poche ma intense passioni della sua vita terrena: la famiglia, lo studio, l’insegnamento, gli scout e il suo amore per la Patria ed il Re.

Ma chi era o meglio chi è stato Massimo Mazzetti ?

  • Laureatosi in Giurisprudenza prima ed in Scienze politiche poi alla Federico II di Napoli diviene nel 1968 assistente volontario sulla cattedra di Storia Contemporanea tenuta dal prof. Renzo de Felice nella facoltà di Magistero a Salerno. Con il quale istaura un profondo rapporto scientifico e lavorativo.  Già nel 1969 inizia una lunga e duratura collaborazione con l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito (SME). Questa collaborazione trentennale porterà ad una lunga produzione scientifica di saggi ed articoli pubblicati sui Bollettini dello SME e su molte raccolte miscellanee.  Nel 1970 vince il concorso per assistente di ruolo e nello stesso anno assiste il prof. Gaetano Alfè sulla cattedra di Storia Contemporanea presso la facoltà di Lettere a Salerno e sulla cattedra di Storia Contemporanea come professore stabilizzato presso la facoltà di Magistero di Salerno. Divenuto ordinario nel 1980 diviene nello stesso anno direttore dell’Istituto di Studi Linguistici e letterari dell’università di Salerno. A metà degli anni ottanta entra a far parte del direttivo della commissione della Associazione Nazionale Combattenti Forze Armate Regolari Guerra di Liberazione dove intensifica lo studio e le pubblicazioni di articoli attinenti alla Guerra di Liberazione italiana 1943-1945 cogliendone ed enucleandone i numerosi aspetti politico-diplomatico-militare e le loro interconnessioni nel campo internazionale. Dal 1987 al 1989 diviene Direttore del Dipartimento di Scienze Storiche e Sociali ruolo che ricoprirà anche nel triennio 1990-1992. Tornato alla direzione del Dipartimento nel 2001 ricoprirà tale ruolo fino al 2006. Dal 1995 al 1997 assume la presidenza della Società Italiana di Storia Militare. La SISM è riconosciuta dal Ministero della Difesa e collabora con la Commissione Italiana di Storia Militare (CISM) e con il Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari (CISRSM). Fu questo un periodo che lo vide molto impegnato nell’organizzazione e la partecipazione a congressi, convegni, e numerosi seminari in diverse università italiane.
  • Produzione scientifica principale: – L’accelerazione storica come carattere della Storia Contemporanea, Armando Editore 1969 -Da Caporetto al Monte Grappa, Libreria Scientifica 1970 – L’Esercito Italiano nella Triplice Alleanza dal 1861-1918, ESI 1974 – La politica Militare Italiana tra le due guerre mondiali (1918-1940) Edizioni Beta, 1974 -della collana Storia dell’età contemporanea diretta da Renzo de Felice ha curato il Terzo (1978) ed il Quarto (1980) volume in collaborazione con Francesco Perfetti, ESI  – L’industria Italiana nella Grande Guerra, Roma Stato Maggiore Esercito, 1979 – Salerno Capitale d’Italia, Ed il Paguro 2000.
  • Gli studi di Mazzetti si sono concentrati su molteplici aspetti del diciannovesimo e del ventesimo secolo.  Dall’accelerazione storica dovute alle innumerevoli invenzioni scientifiche che avevano trasformato radicalmente e troppo repentinamente la società europea dalla seconda metà del diciannovesimo secolo in poi senza però concederle il tempo necessario per metabolizzare tali mutamenti.  Parte importante dei suoi studi è stata rivolta alle innumerevoli ed importanti implicazioni in politica estera delle Forze Armate italiane dalla loro costituzione alla vigilia della seconda guerra mondiale. Come nell’evidentissima decisione di Agostino De Pretis di traghettare l’Italia nella Triplice alleanza unica vera garanzia di sopravvivenza del neonato regno italiano. In questo contesto le forze armate svolsero un ruolo di fondamentale importanza visto che fu grazie ad esse che il trattato giunse ad essere equanime cosa che non era nella sua stesura primordiale. Per poi giungere alle trasformazioni che il regio esercito e il comparto industriale italiano ha dovuto affrontare a causa o, per meglio dire, grazie alla Grande Guerra, dove con Caporetto sono stati studiati i molteplici aspetti di una crisi non solo militare ma che coinvolse moltissimi settori nazionali. Argomento questo tornato recentemente alla ribalta nella storiografia nazionale. Gli aspetti militari con le tante implicazioni con nella struttura industriale nazionale e con quella politco-diplomatica sono stati analizzati anche nel periodo tra le due guerre mondiale dove il giovane regno italiano giocava però la partita internazionale accanto alle super potenze uscite vincitrici dalla prima Guerra Mondiale. Tutti questi elementi costituiscono poi il bouquet di strumenti con il quale e stata analizzata la relazione osmotica tra microstoria e macrostoria come nel caso di Salerno Capitale.

Prof. Massimo Mazzetti, in una vignetta del dr. Arnaldo Amabile

Per ricordare meglio Massimo Mazzetti, il professore, è giusto pubblicare la bellissima lettera che “don Franco Fedullo” (già notissimo direttore della Caritas salernitana) ha voluto dedicare alla sua memoria:

  • In memoria di Massimo Mazzetti -  Il professor Massimo Mazzetti. Massimo è per me un maestro di vita. Nel frequentare lui e i suoi amici ho imparato più che negli anni di liceo. Ma Massimo mi ha insegnato soprattutto criteri di vita e valori in azione. Massimo si è distinto per l’amore alla famiglia. I numerosi figli che sempre con gioia ha accolto, e sempre amati e – per me cosa curiosa – i suoi studi notturni. Quando i figli erano piccoli – piccoli e chiassosi – Massimo coltivava i severi studi di ricerca storica di notte mentre di giorno recuperava il sonno. Tutto ciò fu possibile per l’impegno generoso e amorevole della moglie, la signora Margherita. E Massimo ha nutrito e testimoniato un’immensa gratitudine per Margherita. Quando parlava di lei, era parte del suo grande amore l’immensa gratitudine. Massimo si è impegnato nella ricerca storica con rigore e profondità. E’ stato un autentico studioso: non si lasciava condizionare dalle filosofie della storia, né quelle dominanti e nemmeno le sue personali opinioni di filosofia della storia: non dimentichiamo che Massimo ben conosceva queste discipline. La sua prima opera fu, infatti: “L’accelerazione storica come carattere della storia contemporanea”. Né Massimo si lasciava condizionare da interessi e neanche dalle sue personali opzioni di pensiero nella scelta dei suoi collaboratori. Egli li sceglieva e valutava per i meriti nella ricerca e nello studio e non per le appartenenze. Questa libertà da monopoli culturali e ideologici, come coraggiosamente ha scritto un suo collega (Luigi Rossi) – Massimo l’ha pagata a caro prezzo. Tutto è stato per lui più faticoso. Vi è una circostanza occasionale che offre la possibilità di un approfondimento: oggi è la solennità del Sacro Cuore. Massimo coltivava la vita spirituale: non ho mai dimenticato, ad esempio, alcune sue riflessioni sulla Sindone. E nella sua vita spirituale era in adorazione del Sacro Cuore. Ne contemplava la maestà e insieme la bontà misericordiosa. E ciò in grande. Ma anche in piccolo il Sacro Cuore gli era caro: era il simbolo della Vandea. La Vandea: un popolo che alla fine del 1700 fu destinatario di feroci ingiustizie, vittima del primo genocidio del tempo moderno. Il suo simbolo era appunto il Sacro Cuore. E Massimo, nel silenzio colpevole di tanti, ci parlava della grandezza della Vandea. Concludo: Massimo mi raccontava che nella prigione di un soldato – non ricordo i particolari, ma si trattava di epoca moderna – fu trovata un’iscrizione. L’iscrizione di un soldato prigioniero. Era questa: “L’anima a Dio, la vita al Re, il cuore alla donna, l’onore a me”. Massimo è stato fedele a questa sbiadita ma potente iscrizione. Venerdì 28 giugno 2019, solennità del Sacro Cuore – Parrocchia di Santa Croce – Salerno                                                          don Franco Fedullo

2 Commenti

  1. Destra o sinistra, conta la nobiltà dei comportamenti. Posso pertanto condividere e sottoscrivere quanto è scritto nell’articolo in memoria di Massimo Mazzetti.
    Lo conobbi nei primi anni ’60, un Lunedì in Albis sulla collina di Agropoli vicino al Castello, per l’amicizia in comune con la famiglia di Dorotea Memoli.

    Eravamo studenti universitari.
    Lo avrei rivisto dopo quasi 60 anni nella chiesa di Santa Croce a Torrione. Dissi: “Professore !”. Rispose: “Ci conosciamo”, proprio nello scambiarci il segno della pace

  2. Onore a Massimo,
    quando, ahimè, pur essendo un giovane ricercatore di sinistra mi ha sempre onorato della sua affettuosa amicizia e stima.
    Vero e sincero liberale e cattolico.
    Scompare non solo un grande studioso che ha onorato Salerno ma un uomo di immensa umanità.
    Da prof. ordinario posso testimoniare che essere di destra in accademia non paga, ma questa era l’ultima delle preoccupazioni di Massimo.

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