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direttore: Aldo Bianchini

Elezioni 2020: i terremoti della politica … Mimì e il sassosano nello stagno (2)

Aldo Bianchini

Nella foto di qualche anno fa: il primo a sinistra Gaetano Arenare, al centro Domenico Rubino; ai tempi della Valle delle Orchidee

SASSANO – La politica è strana, assolutamente imprevedibile e decisamente affascinante proprio per questa sua innata incontrollabilità che sfiora la libertà assoluta.

Insomma la politica non ti consente facili pronostici e per questo è ancora più attraente, meglio di qualsiasi tipologia di sport complicato e indecifrabile.

Incominciava così l’ultimo mio articolo dedicato alle prossime elezioni amministrative che si terranno a Sassano per il rinnovo dell’amministrazione comunale; articolo pubblicato il 25 febbraio 2020, e dopo appena 97 giorni tutto lo scenario politico locale sembra essere stato stravolto dalla tempesta virale che noi tutti e soprattutto il Vallo di Diano ha vissuto sulla sua testa.

L’unica cosa rimasta con certezza sul campo è la “fine dell’era Pellegrino”, non per caduta di consensi ma per imposizione di legge, difatti l’attuale sindaco e presidente del Parco Nazionale non potrà più ricandidarsi per la carica di sindaco; e lui avrebbe annunciato che probabilmente non intenderà nemmeno candidarsi alla carica di capolista della coalizione che dovrebbe supportare la candidatura a sindaco dell’ex sindaco Gaetano Arenare; mentre sullo sfondo si affacciava la possibilità concreta di una lista facente capo all’ex sindaco Domenico Rubino (detto Mimì) che qualcuno indicava come una lista abbastanza forte per aver compulsato alcuni nomi di una certa caratura politica con un seguito abbastanza corposo.

Questa la situazione, ripeto, ferma al 25 febbraio 2020.

Dopo pochi giorni, però, scoppia il coronavirus e il Vallo di Diano, come tutta l’Italia, precipita nel look-down; e da quel momento tutto cambia in politica come per grazia ricevuta, e chi è indietro nei sondaggi balza clamorosamente in testa.

E’ accaduto al governatore Vincenzo De Luca che al 25 febbraio si trovava in una situazione di disagio in quanto il suo antagonista Stefano Caldoro lo precedeva di almeno dieci punti nei sondaggi; da quel momento grazie anche alla corretta gestione della pandemia messa in piedi dalla regione il governatore svetta verso percentuali elettorali bulgare andando verso il 70% dei consensi, con la vittoria praticamente già in testa.

La stessa storia sembra essersi verificata, almeno al momento, a Sassano dove fino al 25 febbraio l’ex sindaco Gaetano Arenare partiva certamente, anche se non saldamente, in testa nelle preferenze dei cittadini-elettori, tallonato a breve distanza da un sempre crescente Domenico Rubino.

Ora, siamo al 31 di maggio, la situazione sembra essersi consolidata decisamente in favore di Mimì Rubino (medico primario a Polla e responsabile del centro Cvvid-19 attivato proprio nel nosocomio valdianese) che ha gestito al meglio la guerra anticoronavirus nei momenti drammatici che non solo Sassano ma l’intero Vallo di Diano hanno vissuto tra paure e incertezze.

Il municipio di Sassano

Ma sulla scena , subito dopo il 25 febbraio 2020, hanno fatto la loro irruzione la potenza di fuoco del coronavirus e degli avamposti ospedalieri del Covid-19; questo fatto ha sicuramente dato una spinta notevole ai consensi elettorali nei confronti di Domenico Rubino che, a mio avviso, è balzato decisamente in testa alle intenzioni di voto dei sassanesi, quasi tutti entusiasti del lavoro svolto così egregiamente da un loro concittadino che, ad onor del vero, ha sempre manifestato una assoluta disponibilità professionale nei confronti dei suoi compaesani.

Al successo di Rubino sta facendo da contraltare lo scoramento dell’altra parte politica che già sentiva la vittoria acquisita come dato di fatto; le distanze non sono nette e, quindi, ancora tutto è possibile anche se difficile.

Alle elezioni (se si voterà il 20-21 settembre) mancano ancora circa quattro mesi e tutto potrebbe accadere; bisogna fare un’attenta riflessione su quanto accaduto e su quanto potrebbe accadere.

Nella fase dell’emergenza tutta l’attenzione è stata accentrata sui problemi sanitari e sulle possibili soluzioni; chi gestiva l’emergenza ha goduto di un notevole vantaggio (vedasi caso De Luca), ma nei prossimi quattro mesi bisognerà dare alla gente risposte concrete in termini di lavoro, occupazione, reddito, sicurezza, ecc.; e il quadrimestre di De Luca inizia malissimo con lo scandalo dello scioglimento della AS-NA/1. Per questo rientra prepotentemente in gioco la politica che non concede sconti a nessuno e chi gestirà al meglio questa lunga fase sicuramente si avvantaggerà sugli avversari anche sul piano del consenso elettorale; l’elettore ricorda più facilmente quello che si fa oggi per domani, non certamente quello che è stato fatto anche soltanto qualche mese prima.

Ecco perché De Luca e i governatori in carica spingono per elezioni a luglio; ed ecco perché il sistema politico nazionale spinge per settembre; il gioco è tutto qui.

Questo però in una dimensione regionale e nazionale; a livello locale la gestione della ripresa inciderà molto poco e chi ha gestito bene l’emergenza potrà ancora cavalcare un consenso solido e inattaccabile.

Poi la parola spetterà soltanto agli elettori nel segreto delle urne.

 

 

 

 

 

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