il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SCUOLA:1 STUDENTE SU 3 (32%) SENZA DAD NELLE CAMPAGNE. SI ALZA LA PROTESTA DEGLI STUDENTI E DELLE FAMIGLIE

 

Dr. Michele D’Alessio

(Giornalista – Agronomo)

Quasi 1 famiglia su 3 (32%) che vive in campagna non dispone di una connessione a banda larga con difficoltà quindi di accesso alle lezioni on line con i propri insegnanti. È quanto emerge da una elaborazione di Coldiretti su dati Istat in riferimento ai 3 milioni e 700 mila studenti che secondo Tutto Scuola saranno in didattica a distanza integrata per effetto dell’ultimo DPCM entrato in vigore con l’estendersi dell’emergenza Covid. Solo il 76 % delle famiglie italiane dispone di un accesso internet e appena il 75 % ha una connessione a banda larga ma la situazione peggiora notevolmente nelle aree rurali con appena il 68% dei cittadini che dispone di connessione a banda larga nei comuni con meno di duemila abitanti, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi al 2019.                                                                                                                                                                                                   Facciamo i conti ogni giorno con insostenibili ritardi sulle infrastrutture telematiche ed è quindi strategico superare il digital divide che spezza il Paese fra zone servite dalla banda larga e altre invece no, fra città e campagne, per far esplodere le enormi risorse che il territorio può offrire La disponibilità di accessi Internet ad alta capacità per consentire la didattica on line è importante per ridurre l’isolamento delle aree rurali e al tempo stesso rendere più efficaci le misure anti contagio considerato che proprio dalle zone di campagna ogni giorno i ragazzi si spostano su autobus e treni locali per raggiungere i centri più grandi dove trovano scuole e servizi spesso assenti nei piccoli comuni. A conferma di questo c’è anche la protesta degli studenti contro la DAD, che affermano “La Dad, che sta per didattica a distanza, non è didattica. Non è didattica perché dimentica troppe cose: dimentica gli studenti, che da persone diventano nomi su uno schermo, dimentica che non tutti hanno le stesse possibilità, che non tutti hanno un computer personale e che possono usufruire di una connessione ultraveloce, di pc tecnologicamente avanzati per poter seguire le lezioni in maniera omogenea. Inoltre diverse materie sono difficili da poter studiare a distanza come il disegno oppure come la matematica”.                                                                              “Il pesante digital divide italiano va quindi colmato – sottolinea la Coldiretti – per poter utilizzare al meglio anche nelle campagne tutto il potenziale delle nuove tecnologie: dalla scuola on line ai corsi di aggiornamento a distanza fino all’agricoltura 4.0 per ottenere un incremento di produttività accompagnata dalla riduzione dei costi e a favore della sostenibilità ambientale ma anche cogliere le opportunità del turismo nelle aree interne e del commercio on line in questo momento di difficoltà. Dai droni che verificano in volo lo stato delle colture ai sistemi informatizzati di sorveglianza per irrigazioni e fertilizzanti, dall’impiego di trappole tecnologiche contro i parassiti dannosi alla blockchain per la tracciabilità degli alimenti sono solo alcune delle innovazioni possibile con la digitalizzazione dei borghi italiani. Le nuove tecnologie digitali sono uno strumento strategico per ripartire da un presente che deve fare i conti con l’emergenza coronavirus che ci sta mettendo a dura prova ma che ha fatto anche scoprire l’importanza dell’innovazione per un Paese come l’Italia che sconta pesanti ritardi rispetto agli altri partner europei.

 

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