il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il Dott.Giuseppe Santalucia è il nuovo Presidente dell’ANM, l’associazione cui aderisce circa il 90% dei magistrati Italiani:’ “Non dobbiamo coprire ciò che è stato, ma ricostruire il tessuto etico’’.

 

Dr. Pietro Cusati

(Giurista – Giornalista)

 

Dr. Giuseppe Santalucia, presidente Associazione Nazionale Magistrati (ANM)

Roma, 9 gennaio 2020 “I magistrati sono gli interpreti della Costituzione’’:Il Consigliere Dott. Giuseppe Santalucia, esponente di Area, è il nuovo Presidente dell’ANM,l’Associazione Nazionale Magistrati, cui aderisce circa il 90% dei magistrati italiani. Tutela i valori costituzionali, l’indipendenza e l’autonomia della magistratura.Lo ha eletto il comitato direttivo centrale con 30 voti su 36 componenti. Magistrato della Corte di Cassazione,dove è in servizio alla prima sezione penale,il Dott. Santalucia, 56 anni,di Messina, esponente di Magistratura democratica, è stato capo dell’Ufficio legislativo del ministero della Giustizia,con il Guardasigilli Andrea Orlando .Le prime dichiarazioni del neo-Presidente : “Sento fortemente il peso della responsabilità di assumere questa presidenza per le recenti vicende che hanno sconvolto l’ordine giudiziario e per la pandemia che incombe. Il programma che seguirò non è a ribasso, ma di mediazione. Per me la mediazione non ha un’eccezione negativa, ma mediazione e compromesso sono i mezzi che ci consentono di raggiungere risultati. L’Anm è un attore importante della vita politica e della vita pubblica. Noi siamo interpreti della Costituzione”.“Non siamo un soggetto politico a tutto campo, né siamo un soggetto partitico, siamo però interpreti attenti dei valori che la Costituzione assegna all’ordine giudiziario. Saremmo miopi se volessimo privare del nostro contributo il dibattito pubblico sui temi della giustizia e della giurisdizione”. “Bisogna guardare in avanti e recuperare la credibilità. Non dobbiamo coprire ciò che è stato, ma ricostruire il tessuto etico”.Nel nuovo vertice entra una donna come vice presidente. È Alessandra Maddalena, giudice al tribunale di Napoli,mentre il segretario dell’Anm sarà Salvatore Casciaro, consigliere della Corte di appello di Roma. Con un documento del 6 gennaio 2021  la giunta dell’Unione nazionale  delle camere penali chiede al nuovo Presidente dell’Associazione nazionale magistrati dott.Giuseppe Santalucia se egli non reputi sia giunto il momento di aprire con coraggio ed umiltà una riflessione all’interno della magistratura associata. I penalisti italiani intendono  rilanciare con forza il dibattito civile, politico ed accademico sul tema della responsabilità, innanzitutto professionale, del magistrato, occorre restituire forza, credibilità ed autorevolezza all’esercizio della giurisdizione nel nostro Paese’’ ‘’Solo chi vive fuori dal mondo, o peggio ancora rivendica con arroganza la propria impunità, può non comprendere le devastanti conseguenze per la credibilità della giurisdizione agli occhi di una pubblica opinione che assiste a questo esercizio di una funzione non responsabile dei propri atti, nello stesso momento in cui vede quotidianamente sanzionate dagli stessi giudici -come è giusto che sia- carriere professionali di medici per interventi errati, di ingegneri per ponti mal costruiti,  di avvocati per patrocini infedeli, di imprenditori per patrimoni dissipati.Solo una politica ridotta ad una funzione ancillare non della magistratura, ma di alcune Procure ed anzi di alcuni Procuratori della Repubblica, intimorita e resa imbelle dal ricatto politico-mediatico che iscrive tra i favoreggiatori della criminalità comune e politica chiunque ponga il problema della responsabilità del magistrato, può ostinarsi a non comprendere come una democrazia nella quale dei tre poteri su cui essa si fonda, uno e solo uno è irresponsabile, è destinata alla rovina.Ma se il tema della responsabilità civile del magistrato, con i suoi indubbi profili di complessità e delicatezza, deve certamente essere rilanciato nel dibattito politico ed accademico, ciò che si può e si deve fare subito per restituire credibilità ed autorevolezza alla giurisdizione è riproporre con forza, già oggi in sede di progetto di riforma dell’ordinamento Giudiziario, il tema della responsabilità professionale del magistrato. Occorre infatti porre immediatamente rimedio a questo scandalo nostrano, non a caso unico al mondo, per il quale la carriera dei magistrati italiani progredisce automaticamente (il 99% delle c.d. “valutazioni di professionalità” sono positive), del tutto a prescindere da una valutazione di merito delle attività in concreto svolte dal singolo magistrato; uno scandalo imposto addirittura in nome della difesa della indipendenza della magistratura, qui declinata non come valore costituzionale da tutti noi condiviso e difeso, ma come inammissibile ed arrogante privilegio di impunità. Ed all’interno del tema della responsabilità del magistrato deve essere finalmente affrontato lo specifico problema di quella del Pubblico Ministero e della sua valutazione rispetto alla carriera: la solenne e reiterata bocciatura da parte dei giudici di teoremi accusatori non può più essere spacciata per fisiologia processuale, quando essa avvenga con gravi censure all’attività investigativa e si riproponga nel tempo. chiediamo al nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati dott. Santalucia se egli non reputi sia giunto il momento di aprire con coraggio ed umiltà questa riflessione all’interno della magistratura associata; chiediamo al Ministro di Giustizia on. Bonafede se vi sia una plausibile ragione per la quale egli abbia  ritenuto, e con lui la maggioranza di Governo, che questo inaudito privilegio professionale, impensabile per ogni altro comune cittadino, debba rimanere intatto e dunque estraneo alla indispensabile riforma dell’ordinamento Giudiziario, pur indicata come una assoluta priorità.L’Unione delle Camere Penali Italiane intende rilanciare con forza il dibattito civile, politico ed accademico sul tema della responsabilità, innanzitutto professionale, del magistrato, nella profonda convinzione che una simile riforma, al pari di quella della separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante, trovi la sua unica ragione ispiratrice nella esigenza, ormai indifferibile, di restituire forza, credibilità ed autorevolezza all’esercizio della giurisdizione nel nostro Paese’’.

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