il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

LA MORTE DI RAFFAELE CUTOLO

Giovanni Falci

(Avvocato – giornalista)

 

Raffaele Cutolo, già capo della NCO

Caro Aldo quando ci siamo sentiti ieri mi hai chiesto di scrivere qualcosa per la morte di Raffaele Cutolo, cosa che non condivido perché così facendo andrei a fare da cassa di risonanza per una persona che non merita memoria.

Però siamo amici e non posso esimermi dall’accontentarti e perciò voglio parlare di Raffaele Cutolo attraverso le vittime che costui ha seminato nell’arco della sua miserabile esistenza.

Voglio, cioè, dare voce a quelle migliaia di poveri disgraziati che hanno avuto la sventura di incontrare questo criminale nel corso della loro vita.

Proprio ieri, nel mentre Cutolo moriva nel carcere di Parma la I Sezione Penale della Cassazione poneva la parola fine a uno degli episodi collegati a quella persona. Veniva confermato l’ergastolo per Umberto Adinolfi per il duplice omicidio di Vincenzo Marandino e di Antonio Sabia avvenuto il 30 luglio 1986 a Capaccio. Uno dei tanti omicidi legati a quella faida bestiale tra clan camorristici e in particolare tra la NCO e la NF.

Però le vittime di questo omicidio non erano camorristi erano semplicemente il figlio di un camorrista, il Marandino, e una persona che non c’entrava niente con questi scenari e questi contesti e che però è caduta sotto i colpi di pistola esplosi da Adinolfi e tale Mercurio Pasquale perché era nell’automobile con il bersaglio prescelto dai sicari.

Mi va, perciò, di ricordare la vedova, all’epoca ventitreenne di Sabia, e il figlio di quest’ultimo di appena un anno quando gli fu ucciso il padre.

Voglio ricordarlo attraverso lo sguardo buono e gentile di Anna Maria Torre a cui Cutolo ha sottratto un padre affettuoso e amoroso.

Voglio ricordarlo attraverso tutte quelle persone che sono rimaste orfane e vedove per causa sua.

Avv. Giovanni Falci - notissimo per aver affrontato in nun'aula di tribunale, nel corso di un pubblico dibattimento, il famigerato Raffaele "o' professore"

Perché qui non si tratta di parlare solo delle vittime “dirette” di Raffaele Cutolo, qui si tratta di parlare di quelle “indirette”, di chi è rimasto in vita e ha partecipato ai funerali del proprio congiunto che forse sarà stato anche lui un camorrista ma che era ciò nonostante un compagno di vita di quella vedova. E che dire poi dei bambini rimasti orfani; se per le vedove si potrebbe fare un discorso cinico del tipo “te lo sei scelto così e quindi sapevi di correre il rischio”, per quei bambini non vale.

Quei bambini non hanno scelto di nascere in quel contesto, loro non hanno voluto correre rischi quando sono venuti al mondo.

E allora questo è Cutolo e nient’altro.

Un criminale esaltato e farneticante nelle sue esternazioni e a volte perfino delirante.

Non è stato padre nonostante avesse avuto da più donne dei figli perché non ha mai potuto “esercitare” il ruolo di padre; non è stato marito nonostante avesse avuto relazioni con alcune donne per la stessa ragione.

Egli è stato padre e marito nello stesso modo in cui è stato camorrista: dal carcere. Ha trascorso la vita in carcere che è diventata la sua casa.

E allora in questa situazione, di fronte a questa persona la domanda che sorge è la seguente: esercitare il diritto all’oblio ovvero il dovere della memoria?

La risposta, caro Tommaso, non può che essere una: bisogna collocare Cutolo nell’oblio perché certe persone e certi fatti vanno dimenticati e non vanno raccontati a chi potrebbe subirne il fascino.

Attraverso il racconto che pure c’è già stato con il film “il camorrista” si evidenziano parti singole e episodiche della vita di questa persona; non appare lo squallore dei giorni, delle settimane, dei mesi e degli anni trascorsi da solo tra 4 mura nel più completo degrado esistenziale.

Si dirà che si è trattato di un trattamento inumano, di una sorta di tortura e forse è anche vero, ma quale sarebbe potuta essere l’alternativa?

Cutolo non si è mai pentito di quello che ha fatto e allora non c’era altra soluzione “legale” per la sua vita.

Chiudiamola qui e dimentichiamocene.

 

 

 

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