il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FUSANDOLA: la parola all’ammiraglio Perillo

Aldo Bianchini

Piantina topografica della deviazione del Fusandola

SALERNO – Fra qualche mese, in luglio, ci sarà il processo a carico dei 12 presunti responsabili di reati penali nell’ambito del progetto di risistemazione delle parti finali e della foce del “torrente Fusandola”. Un processo penale con le solite fumose accuse come “falso in atto pubblico”, “falso ideologico e disastro colposo” (nella fattispecie molto presunto !!), “violazioni in materia idraulica”, e così via; accuse che, come in tante altre occasioni, non reggeranno in dibattimento, come ho già scritto nel precedente articolo. Nel contesto del quale ho chiarito che la stessa relazione tecnica del CTU dell’Ufficio del PM (ing. Vincenzo Rago) non svela molto e si rifugia nella solita formula del “rischio di esondazione, soprattutto nella parte scatolata” del torrente.

Tutti quelli che conoscono la città di Salerno, e non soltanto dal punto tecnico e idrogeologico, sanno benissimo che esiste e permane da sempre il problema serio e grave delle cosiddette “sette sorelle” che sarebbero i sette torrenti che, scendendo da i monti verso il mare, attraversano la parte pianeggiante della città e sono quasi completamente inscatolati. Esigenza questa che i tecnici urbanisti degli anni ’50 avvertirono e realizzarono per consentire uno sviluppo più lineare degli insediamenti abitativi che negli anni ’60 ebbero uno sviluppo tumultuoso e poco razionale.

Per non farla troppo lunga è bene ricordare che verso la fine degli anni ’80, in piena era politica socialista, venne conferito allo studio tecnico Amatucci-Galdi (il più esclusivo della city) l’incarico di sviscerare il problema delle sette sorelle, ma anche della rete fognaria, in relazione (soprattutto per la zona tra Via Ligea e Piazza della Concordia) all’esigenza della progettazione della subway  che doveva partire da dove ora c’è Piazza della Libertà per arrivare alla foce dell’Irno. Purtroppo la magistratura, come accadeva per tutto quello che facevano i socialisti, arrivò sull’incarico e sospese tutto.

E le sette sorelle sono rimaste lì, abbandonate a se stesse; in uno stato di quasi totale degrado.

 

25-26 ottobre 1954 - la "malanotte" di Salerno; il risveglio dopo l'alluvione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma oggi sono ritornato sul problema del Fusandola perché dopo la pubblicazione dell’ultimo articolo, pubblicato il 23 febbraio scorso, uno dei nostri lettori più attenti ha postato un commento davvero molto interessante, che vale la pena di riproporre, anche se a stralcio. Il lettore è l’Ing. Ammiraglio Gaetano Perillo, il quale tra l’altro scrive: “Vorrei dare atto al direttore Bianchini per questo suo ritorno sul “fatidico” rio Fusandola, divenuto ormai, come il porto commerciale, croce e delizia di molti cittadini salernitani …visto che si sta approssimando la data di un processo, mediaticamente reso ancora più appetibile dato il coinvolgimento dell’ arch. Cantisani nota per il suo legame con il Presidente De Luca. Ebbene, diversamente da quanto capita di leggere su altri mezzi di informazione, qui vengono giustamente riferiti nella loro corretta dimensione i motivi per cui non hanno ragione di essere le tante e ripetute argomentazioni di quanti vorrebbero attribuire tutte le disfunzioni del rio (fino ad una eventuale rovinosa esondazione) all’intervento eseguito in prossimità della foce dello stesso. Forte, perché emotivamente molto incisivo, è il richiamo all’alluvione del 1954, evento nel quale il rio Fusandola recitò un ruolo “negativo” molto importante … Ho motivo di ritenere che la situazione sia tuttora la stessa. Anche in presenza di una capillare, continua e periodica asportazione di detriti e vegetazione infestante distribuita lungo tutto l’alveo del rio, difficilmente la situazione potrebbe dirsi tranquillizzante …Allora è strumentale, per non dire fuorviante, addossare la causa di una eventuale disastrosa esondazione all’avvenuto intervento che ha modificato la geometria della foce e alla deviazione del percorso del Fusandola nelle adiacenze del Crescent e della Piazza della Libertà. La magagna era ed è rimasta a monte. In ogni caso, non credo che potrà dispiacere a qualcuno il definitivo affermarsi della verità”.

 

1 Commento

  1. Trovo che abbia una sua logica giustificativa la istintiva associazione che molti sono portati a fare indicando il Rio Fusandola come uno degli artefici della disastrosa alluvione che circa 70 anni fa interessò Salerno e in particolare una sua importante area nella zona occidentale, arrecando lutti e ingenti danni materiali, senza risparmiare neppure la chiesa della SS Annunziata, di cui furono “profanati” gli interni.
    Non è però altrettanto logica e accettabile una trasposizione automatica dei fatti per cui si determinerebbe una situazione similare, a causa dei noti lavori di modifica apportati di recente nel tratto terminale e alla foce dei rio.
    Devo ritenere che nel fare interventi di una certa invasività quali la deviazione di un corso d’acqua, sia pure di portata limitata e a carattere stagionale, i responsabili si siano posti il problema del prima e del dopo. Non mancano infatti gli strumenti teorici e pratici per valutare quale impatto vari tipi di interventi potranno arrecare successivamente.
    Se quindi a seguito dei lavori ipotizzati poteva risultare alterata la configurazione dell’alveo, si sarebbe verificata anche una significativa e preoccupante modifica del regime di deflusso delle acque?
    Nel caso specifico credo che debba essere stato questo uno dei punti focali messi a calcolo per evitare un eventuale confronto in negativo con il precedente percorso.
    Si tratta infatti di una verifica per fugare ogni dubbio in proposito e allontanare le accuse secondo cui si è creato una strozzatura a valle e quindi un tappo che creerebbe un pericoloso riflusso a monte e una conseguente esondazione verso valle.
    Confido che ogni cosa sia stata fatta a dovere e quindi, se – Dio non voglia – dovesse ripetersi la tragica congiuntura dell’ottobre 1954, non sarà certo la deviazione del Fusandola ad esserne la causa. Anzi, se per una ipotetica decisione, difficile da definirsi. se ne fosse nel frattempo ripristinato il precedente tracciato, le conseguenze purtroppo sarebbero le stesse.
    Non vorrei ripetermi, ma è imperativa la manutenzione ordinaria e straordinaria, a cominciare dalla foce dove le mareggiate provocano accumuli di sabbia (che occorre rimuovere al più presto possibile) e a monte e lungo l’alveo, per sgomberare da arbusti, rifiuti, vegetazione spontanea e quant’altro.

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