SCUOLA: sulla riapertura, dialogo a distanza tra una nonna ed un giornalista

Aldo Bianchini

Davanti alla scuola Matteo Mari di Salerno, una scena d'archivio

SALERNO – La scuola è stata appena riaperta, siamo a mercoledì 7 aprile scorso, i bambini di una signora lavorativamente impegnata scrive un whatsapp alla propria mamma (L. M.) che è in ansia a casa: “Mamma buongiorno, i bimbi sono a scuola e questa mattina che andava in bagno per l’ansia e a chi batteva il cuore … speriamo sia l’ultimo <primo giorno di scuola> per quest’anno”.

Questa comunicazione, in chiave moderna, tra figlia e mamma, e riferita ai due bambini, è sicuramente drammatica e stigmatizza al meglio la tensione che le famiglie in genere vivono per lo stillicidio delle aperture e delle chiusure delle scuole in tutto il Paese; uno sfogo molto comprensibile anche da parte di chi bambini piccoli non ne ha più e non può vivere questi momenti ad alta tensione socio-psicologico-familiare.

La nonna, docente di scuole superiori in pensione, che conosco ed alla quale (essendo inserita nella “lista broadcast” di questo giornale per la città di Salerno) avevo appena inviato un articolo sulla situazione di assoluto stallo della politica salernitana mi ha scritto: “Vedi cosa sta succedendo ai bambini e tu mi parli di una insulsa politica da schifo ? Non aprirò più un tuo link. Questi in che mondo vivono ? Io sono ancora umana per fortuna”.

Perplesso ho risposto: “Purtroppo la vita e la politica sono fatti così. Io racconto e commento quello che accade. Se vuoi ti tolgo, comunque, dalla lista broadcast”.

Conosciuta come una docente grintosa e come una sindacalista della scuola senza veli, la nonna dei due bimbi ha continuato: “Io ti parlo dei miei problemi e dei miei bambini e tu mi parli di lista … non mi hai proprio capita”.

Piglio, peso, incarto e porto a casa.

Ma riflettendo sulle parole scrittemi, da buon giornalista alzo i tacchi e mi porto dinanzi alla scuola Matteo Mari di Salerno per vedere e per capire cosa succede con il pericolo della promiscuità tra adulti e bambini.

Poco dopo mezzogiorno arrivo davanti alla scuola e quello che vedo è uno spettacolo squallido, macchine sui marciapiedi, ingorgo del traffico, nessun vigile urbano (almeno io non ne ho visti), assembramento colossale con genitori, nonni, fratelli ed anche zii e parenti vari; tutti insieme appassionatamente per aspettare all’uscita i bambini che escono da scuola uno per volta al comando di un signore con tanto di megafono che chiama i nomi, mentre le proteste dei genitori per il mancato arrivo dei loro bambini salgono di intensità.

Scorgo nella folla anche una coppia separata che conosco da molti anni; mi sorprendo (ma non più di tanto) nel vedere che da separati, quali sono, si sono presentati ai cancelli della scuola con i rispettivi compagni, semmai con due o addirittura quattro macchine diverse.

 

Sempre più sconfortato riprendo in mano il cellulare e scrivo un altro whatsapp alla nonna che proco prima aveva dialogato con me; le scrivo per raccontarle lo spettacolo a cui ho assistito e per porle una domanda finale: “E se la scuola in se, cioè dentro, non lo è tutto il resto. Non era meglio riaprire con l’anno nuovo ?”; una domanda che è in linea con il mio pensiero e con quanto ho sostenuto da un anno a questa parte come giornalista in tanti dei miei approfondimenti.

La risposta è stata immediata e senza possibilità di appello: “Ma che dici ? E’ ovvio che essendo reclusi da più di un anno abbiamo perso il senso della vita, il valore della libertà, i giusti comportamenti; e avendo il fiato sospeso dall’oppressione sempre sul collo … siamo pecore che, uscite dalla stalla, non hanno orientamento e corrono e saltano senza sapere dove andare … tu come giornalista puoi muoverti liberamente e … non puoi capire”.

In tutta buona coscienza credo di dover rivedere il mio punto di vista, almeno alla luce delle osservazioni fatte dalla mia lettrice che è portatrice di un’esperienza scolastica molto consolidata.

Alla fine, comunque, un solo consiglio sento di poter e dover dare; parlo del Prefetto di Salerno che ha bacchettato i sindaci “fai da te” mal quale suggerisco soltanto una maggiore cautela nell’affrontare il problema e di non riversare come un copia e incolla le disposizioni governative di carattere generale.

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