il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

San Matteo e Piazza della Libertà: le due facce della città e le lacrime di Vincenzo

 

Aldo Bianchini

San Matteo 2021 - l'altare per il ontificale

SALERNO – Chiarisco subito di essere cattolico ma poco praticante e non sono neppure un deluchiano; quindi tutto quello che scriverò sulla doppia festa di San Matteo, quella laica per l’inaugurazione di Piazza della Libertà e quella religiosa per il pontificale del giorno dopo dovrà essere preso con il beneficio dell’inventario.

Per prima cosa non condivido l’affermazione del cardinale Pietro Parolin (segretario di Stato di Sua Santità) che “Salerno può rinascere nel segno di San Matteo”; Salerno rinasce, se è questa l’esigenza, soltanto in presenza di una buona politica che fino ad oggi ha assicurato per parte sua e con i suoi metodi soltanto Vincenzo De Luca.

Non condivido nemmeno l’evocata affermazione di Alfonso GattoNon date retta a chi si erge a maestro”, anche e non soltanto perché proprio il poeta si è elevato troppo spesso a maestro, fortunatamente poco seguito.

E, dulcis in fundo, non ho mai condiviso la storica affermazione del compianto arcivescovo Monterisi “Evitare il rischio del <si è fatto sempre così>”, soprattutto quando questa affermazione viene utilizzata (come ha fatto il Cardinale) per giustificare la mortificazione di una tradizione millenaria a tutto vantaggio di una struttura pubblica ma molto politicizzata.

 

Detto questo è giusto, però, precisare a chiare lettere che (nell’attesa del ritorno delle antiche abitudini) la cerimonia del pontificale è stata una cerimonia prettamente religiosa, ottimamente organizzata ed attentamente seguita da migliaia e migliaia di persone; insomma non c’è stata quella confusione politico-religiosa degli anni passati quando dalle scale del Duomo il sindaco/governatore arringava la folla e l’arcivescovo si sistemava un passo indietro per chiudere con poche parole e la benedizione.

Incontro tra il cardinale Parolin e il governatore De Luca

Martedì sera, nonostante la presenza nel parterre del governatore e della sua compagna, nonostante le impietose immagini (già in rete) di diversi politici succubi e proni ai piedi dei loro capi e con le mani tese verso Vincenzo con la speranza di un tocco anche sfuggente (il caso del presidente della Provincia, rimasto appeso ad uno sperato scambio di mano, è emblematico), nonostante sul palco ci fosse soltanto la statua del Santo Patrono (che per la prima volta nella storia ha avuto l’opportunità di guardare con le sue due facce verso il futuro e il passato <Crescent e mare> della città) tutto è filato liscio e nel migliore dei modi, con controlli non asfissianti alle barriere di ingresso, con le hostess (addirittura !!) che accompagnavano i fedeli ai loro posti e distribuivano bottigliette di acqua gratis, con una pedana riservata alla stampa (cosa inaudita nel passato), con riprese televisive di prim’ordine e con le stupende immagini riversate su due enormi megascreen a riempire scenograficamente una piazza grandissima e fantastica per il modo con cui è stata presentata in due giorni alla città.

A me le esibizioni di forza e le grandeur non piacciono, ma mi corre l’obbligo di raccontare quello che ho visto per rimanere fedele ai principi di questo mestiere; ebbene tutto quello che ho visto mi ha colpito per l’alto grado di allestimento e per la insperata comodità offerta ai fedeli attraverso una organizzazione capillare, semplice ed efficiente, nell’ottica di una perfezione inconsueta per una città poco incline alle file, all’ordine ed ai controlli. Insomma io che da decenni seguo con passione la festa di San Matteo sono rimasto basito di fronte a tanta efficienza e per la prima volta l’ho seguita comodamente seduto ed in piena sicurezza..

 

Il giorno prima, lunedì 20 settembre, c’è stata invece la cerimonia laica relativa all’inaugurazione di Piazza della Libertà; anche in quel caso una folla enorme, controlli e servizi efficientissimi e con un Vincenzo De Luca ovviamente in grande spolvero; per la prima volta si è commosso in pubblico fino alle lacrime e che per riprendersi subito ha fatto giustamente ricorso all’amore che prova verso i figli Piero e Roberto ed ai tanti sacrifici e pressioni, anche di natura giudiziaria, cui sono stati insieme sottoposti in questi lunghi anni.

Ha fatto emozionare anche me che, inutile ripeterlo, non sono un deluchiano convinto; e mentre seguivo il suo autoritario ed autorevole discorso ho rivisto, attraverso le sue parole, quasi tutta la vita politica del governatore che a disdoro dei suoi tanti detrattori e da grande comunicatore qual è ha messo in evidenza il suo vero carattere di lucano doc, ben sapendo che i lucani non fingono mai, che amano i figli e la famiglia e che sono pronti a mettersi in gioco per gli altri.

La folla dei fedeli in Piazza della Libertà

E mi è ritornato alla mente quello splendido articolo scritto dal compianto Luigi Del Pizzo, sulle pagine di Cronache del 4 ottobre 2006, quando il noto giornalista profetizzò per la piazza allora soltanto in embrione la denominazione di “Piazza De Luca” con un obelisco centrale ai piedi del quale (come affermato dallo stesso De Luca l’atra sera) sarebbero state depositate, a tempo debito ovviamente, le ceneri del capostipite della “Dinastia Deluchiana”. E Del Pizzo, nel 2006, ipotizzò la futura festa del 21 set 2393 (trecento anni dopo l’avvento alla carica di sindaco del suo capostipite Vincenzo) con una statua in più rispetto alle sei di oggi, la statua di “San Vincenzo da Ruvo del Monte” ovvero il “brunelleschi” di Bohigas, e con il sindaco Cosimo De Luca (discendente dinastico) che nel suo discorso ricorda anche alcuni personaggi della storia del deluchismo pro e contro: Rino Mele detto il principe salernitano, Paolo Apolito nipote di Carlo Petrone, Italo Gallo, Angelo Trimarco, Pino Cantillo, Emilia Vigliar, Guido Panico, Diego De Silva, Adolfo Zambelli, Maria Marinaro, e Mario Carotenuto il pittore della città.

E sempre il sindaco che rilegge e rilancia dai microfoni del futuro le parole incise sull’obelisco alto otto metri, le parole che Tucidide sussurrò e fece dire a Pericle: “Siamo capaci nello stesso tempo di rischiare e di valutare il rischio in anticipo. Altri sono coraggiosi per necessità e quando si soffermano a pensare cominciano a temere”; insomma, come dire che la capacità politico-amministrativa di Vincenzo De Luca è stata scolpita sulla roccia della storia. E non è poco.

 

 

 

 

 

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