Tangentopoli (21): il sequestro clamoroso

 

Aldo Bianchini

I primi cantieri della strada a scorrimento veloce "Fondovalle Calore"

SALERNO – Nel trentennio dall’inizio della rivoluzione dei magistrati, passata alla storia come “tangentopoli”, è giusto continuare (come sto già facendo) a ricordare le tappe e le date fondamentali della cosiddetta “tangentopoli salernitana”, nata non a caso e non per caso sull’opera pubblica più rappresentativa dell’epoca: la strada a scorrimento veloce “Fondovalle Calore”.

Siamo nel 1992 e il potere della giunta comunale laica e di sinistra, capeggiata dall’allora sindaco Vincenzo Giordano, sovrastava in maniera forse anche asfissiante l’intera comunità salernitana, non solo della città capoluogo ma anche di tutta la provincia. Per i vincitori socialisti delle elezioni dl 1990 con un clamoroso 33% si trattava dell’esercizio di un normale diritto scaturito dall’esito elettorale, per i pochi ma agguerriti avversari c’era invece prevaricazione e strapotere strafottentemente esercitato ad ogni angolo di strada.

Da tempo sui marciapiedi di Corso Vittorio Emanuele a Salerno, anche per via dei contrasti politici nati in seno al CdA della Comunità Montana Alburni, non si faceva altro che parlare della “Fondovalle Calore”, una strada a scorrimento veloce che nell’ottica dei tecnici socialisti doveva innanzitutto collegare più velocemente tutte le comunità del Calore con la piana del Sele e con l’autostrada ad Eboli, per poi continuare con due bretelle ad hoc dalla zona Magliano-Piaggine verso Vallo della Lucania e Atena Lucana. Un riammagliamento stradale straordinario che avrebbe, poi, evitato anche i lavori costosissimi per l’ampliamento della Sa-RC tra Eboli e Polla.

Il dominio socialista su quelle scelte era chiarissimo, e come è accaduto in questi ultimi trent’anni con l’epopea deluchiana era difficile contrastare quelle scelte che pochi avversari giudicavano scellerate ed anche piene zeppe di tangenti per l’enorme quantità di denaro pubblico da investire, anche grazie alla posizione di ministro per le aree urbane dell’on. Carmelo Conte.

Su questi eccessi di scontri politici si infilava, ovviamente, la magistratura che grazie ad appositi esposti (alcuni addirittura pilotati dai servizi segreti pesantemente coinvolti e dalla magistratura) agguantava la grande occasione della vita per spezzare l’egemonia socialista.

Anche chi, come me, ha un passato e un presente da socialista, non può non riconoscere che all’epoca il potere contiano era asfissiante e che proprio quel modo di fare è storicamente da annoverare tra le cause della successiva inevitabile disfatta; una disfatta sorretta, è bene ricordare, dal clima di terrore creato intorno al Partito Socialista in tutta Italia.

Parco Arbostella di Salerno - Luogo di residenza di tanti inquisiti durante la tangentopoli

Ma più che la strada a scorrimento veloce la materia del contendere era rappresentata da due ottimi tecnici: gli ingegneri Franco Amatucci e Raffaele Galdi, socialisti convinti, che gestivano lo studio tecnico associato più accorsato che questa città ricorda; i due, molto osteggiati anche nelle file socialiste, vennero definiti “compassi d’oro” per la loro inattaccabile vicinanza al ministro Conte.

La storia, quindi, parte proprio da lì; difatti tra il 1990 e 1991 gli ispettori dello Scico della Guardia di Finanza piombarono a Salerno per setacciare da cima fondo soltanto quello studio tecnico; si narra che i rapporti conclusivi dell’ispezione furono illegittimamente trafugati dai computer centrali della GdF e trasferiti nelle mani più sicure della Procura della Repubblica di Salerno che, con il pm Michelangelo Russo, cominciava a muoversi contro il PSI di Conte. La narrazione di quei momenti fissa il passaggio dei documenti in un incontro segreto tenutosi a Salerno in Via SS. Martiri tra un PM, un giornalista, la vice zarina dei servizi (nativa di Agropoli) e un uomo dell’apparato politico salernitano. L’incontro venne immortalato di nascosto su alcune fotografie, ma questa fetta di storia è lunga e coinvolse pesantemente anche il quotidiano Il Mattino (direttore Pasquale Nonno); ma avremo tempo per raccontarla.

Oggi l’interesse è concentrato sullo studio tecnico Amatucci-Galdi che allora si trovava al Parco Arbostella; è l’alba del 16 aprile 1992, giovedì, quando gli uomini della GdF di Salerno, agli ordini del pm Russo, piombano nello studio tecnico e sigillano i locali. Nella stessa mattinata vengono anche effettuate severe e radicali perquisizioni nelle rispettive abitazioni di Amatucci (dove accade un fatto significativo che racconterò in seguito) e di Galdi poste sempre al Parco Arbostella..

Clamorosa l’eco mediatica ma anche la caccia ai socialisti da parte di un’opinione pubblica rancorosa e vendicativa; si pensa a tutto ed al contrario di tutto, anche che nello studio sequestrato era stato rinvenuto un timbro del comune di Salerno e che dallo stesso studio sigillato era partito un fax verso Roma: dai Servizi ai Servizi o da chi a chi ?

Comincia così la tangentopoli ufficiale salernitana.

 

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