il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Servono nuovi esami sui capi bovini ancora in vita prima di abbatterli per possibile brucellosi.

da Pietro Cusati

 

 

 

 

 

 

 

Roma , 4 maggio 2022. Prima di eseguire i provvedimenti di abbattimento totale disposti in seguito ai focolai di brucellosi, esplosi in alcuni allevamenti bufalini nel Casertano, Servono nuovi esami sui capi ancora in vita. Il Consiglio di Stat,sezione terza,con ordinanza del 3 maggio 2022,n.3450,ha disposto che, a causa di una “possibile erronea valorizzazione” di alcuni indicatori, in due aziende zootecniche  , dopo l’abbattimento dei capi trovati infetti, occorrono ulteriori controlli sulle bufale rimaste, prima di procedere alla drastica misura dello ‘stamping out’ per l’eradicazione totale. Il Consiglio di Stato ha disposto  la formazione di un apposito organismo di verifica, composto da tre esperti designati dal ministero della Salute, dal presidente dell’Istituto superiore di Sanità e dal preside della facoltà di Veterinaria dell’università La Sapienza di Roma. Secondo il ricorrente che ha promosso l’appello al Consiglio di Stato contro la  sentenza del TAR Campania , una misura così grave, qual è l’abbattimento totale, avrebbe dovuto necessariamente essere adottata sulla scorta di un effettivo accertamento definitivo della positività dei capi e della presenza nell’allevamento della patologia tubercolare, non potendosi assegnare rilevanza risolutiva alla sola prova diagnostica effettuata sull’animale in vita, i cui esiti vanno sempre riscontrati con gli esami post-abbattimento, specificamente quelli effettuati in laboratorio, i soli idonei a confermare, o meno, la malattia, come richiesto dalla normativa della Regione Campania.  L’appellante,inoltre, ha insistito sulla tesi che il test con il gamma-interferone non sia da considerare quale prova ufficiale. E’ pur vero ,riconosce l’appellante , che il Regolamento CE/1226/2002, allegato B, al punto 3.  rubricato “Prove supplementari” – dispone che “Per poter individuare il maggior numero possibile di animali contagiati o ammalati in un allevamento o in una regione, gli Stati membri possono autorizzare l’uso della prova del gamma-interferone descritta nel Manuale di norme per le prove diagnostiche e i vaccini dell’OIE (IV edizione, 2000), capitolo 2.3.3 (tubercolosi bovina)”; tuttavia nella medesima disposizione si precisa che le prove supplementare debba essere eseguita “oltre alla prova della tubercolina”, dunque giammai in modo esclusivo. Il Consiglio di Stato  ha disposto verificazione, chiedendo al verificatore di “eseguire analisi e controlli con metodi non limitati alle contestate analisi sierologiche, e quindi depositare analitica relazione sui risultati acquisiti, entro 60 giorni dalla pubblicazione della presente ordinanza”.  L’unico modo idoneo a garantire una delibazione giurisdizionale effettiva della ragionevolezza della prognosi effettuata ex ante dall’amministrazione, è quella di verificare la condizione dei capi residui ancora in vita, sì da comprendere se, come ipotizzato dall’amministrazione, la malattia si sia ulteriormente diffusa, e in che misura. Lo scopo non è quello di sindacare il “merito” della discrezionalità utilizzata dall’amministrazione nella scelta dello stamping out rispetto all’abbattimento di singoli capi (scelta tra l’altro guidata dalle previsioni dell’articolo 5 della O.M. 28 maggio 2015 recepita dalla delibera giuntale del 28 maggio 2019, n. 207 di approvazione del “Piano straordinario per il controllo delle malattie infettive della bufala mediterranea italiana per la Regione Campania”), quanto quello di verificare indirettamente, attraverso l’unico controllo ex post effettuabile (quello, appunto, sui capi residui rimasti in vita), la correttezza dell’istruttoria al tempo condotta dall’amministrazione attraverso esami – oggi irripetibili – sui quei 75 capi considerati infetti poi tempestivamente abbattuti. Correttezza istruttoria che, invero, è alla base della prognosi ex ante formulata, e ne condiziona la legittimità.

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