il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

«La Storia» e «La lunga notte»: le due serie Rai che raccontano la guerra in Italia da angolazioni differenti

 

Alessio Boni

Tra la fine di Gennaio e l’inizio di Febbraio, la Rai ha proposto due serie tv interessanti e molto probabilmente tra le migliori della stagione seriale 2024: la prima è «La Storia», miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Elsa Morante uscito ben cinquant’anni fa, mentre la seconda è «La lunga notte – La caduta del Duce», ambientata durante le tre settimane che precedettero l’Ordine del Giorno di Dino Grandi che portò alla caduta e al conseguente arresto di Benito Mussolini.

Il minimo comune denominatore che hanno entrambe le serie è l’ultima guerra mondiale in Italia; tuttavia diverse sono le vicende: «La Storia» diretta da Francesca Archibugi rappresenta il dramma degli ultimi, dei vinti, della gente comune che vive il conflitto e ne subisce gli effetti, effetti che si ripercuotono spesso e volentieri nel periodo post-bellico.
Maggior parte delle scene dirette dalla Archibugi risentono molto dei film neorealisti come «Roma città aperta» di Rossellini, «Ladri di biciclette» e «Germania Anno Zero» di Vittorio De Sica; la vicenda della maestra Ida Ramundo (interpretata da Jasmine Trinca), affetta da epilessia e che cerca di tenere salda la mente fino alla fine mentre le persone vicino a lei, compresi i figli Ninuzzo e Useppe, scompaiono in modo tragico, è la vicenda di chi ha perso tutto a causa di una guerra e che difficilmente riesce a rialzarsi, portando con sé ferite fisiche e psicologiche, partendo dai bombardamenti di Roma del 1943 da parte degli Alleati.

Jasmine Trinca

Ne «La lunga notte – La caduta del Duce», diretta da Giacomo Campiotti, va a concentrarsi esclusivamente sulle dinamiche politiche di potere nelle tre settimane precedenti alla caduta di Mussolini e del fascismo. Dino Grandi (interpretato da Alessio Boni) è determinato a far decadere Mussolini da qualsiasi incarico, in un’Italia in guerra insieme alla Germania di Hitler e al contempo invasa dagli Alleati a seguito dello Sbarco in Sicilia. Grandi prova disgusto e delusione nei confronti di un Mussolini sempre esaltato, cinico, infedele, spietato e spregevole. Le scene de «La lunga notte» ricordano specialmente «Mussolini ultimo atto» di Carlo Lizzani, uscito nelle sale cinquant’anni fa, exempli gratia la scena nella quale Grandi dialoga con Umberto II di Savoia o dove la Principessa Maria Josè del Belgio conversa di nascosto con il Cardninale Montini, il futuro Papa Paolo VI, allora segretario di stato per conto di Papa Pio XII.
Nonostante la differenza degli eventi, da un lato la guerra vissuta sulla pelle degli ultimi e dall’altro dalle sfere alte del potere, «La Storia» e «La lunga notte» sono entrambe serie che riflettono la ricchezza e la varietà di prospettive offerte da queste produzioni, entrambe imperdibili per chi desidera comprendere a fondo un periodo cruciale della storia italiana.

Dott. Vincenzo Mele

 

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.