IL VALLO DI DIANO AL TEMPO DEI ROMANI. LE MISURE AGRARIE E LE TRASFORMAZIONE DEL PAESAGGIO RURALE E AGRICOLO.

Dr. Michele D’Alessio (giornalista-agronomo)

Sempre dal lapide di Polla (detta anche marmo di Polla, cippo di Polla), in latino lapis Pollae, è un’epigrafe in lingua latina incisa su una lastra in marmo di 70 cm di altezza per 74 cm di larghezza, il cui nome deriva dal luogo del rinvenimento, avvenuto nella località di San Pietro di Polla (Salerno). Ribadiamo che il reperto è la più importante testimonianza scritta sulla strada romana che univa CapuaReggio Calabria, comunemente nota come Via Capua-Rhegium (o Via Annia Popilia). Dallo studio del contenuto e della sua rilevanza storica, fatto dal Dottor Vitantonio Capozzi di Polla,accanto all’analisi paleografica ed epigrafica che la collocano con certezza nella prima metà del II sec. a.C., rileviamo che le misurazione delle Centuriazioni venivano fatte da professionisti autorizzati come ci conferma lo stesso dottor Capozzi “…. I gromatici ci dicono che per il decumano massimo ed il cardine massimo era prescritto che fossero strade, così anche i quintari (cioè i limites che cadono ad ogni quinto intervallo, detti anche actuari; mentre gli altri limites (detti subruncivi) dovevano essere soltanto linee di confine; avveniva di fatto però che anche questi, almeno in Italia, fossero strade. Oltre che alla delimitazione delle centurie, si doveva procedere anche alla suddivisione interna per ottenere le aliquote di assegnazione (acceptae o sortes) per mezzo dei limites interiectivi. Igino Gromatico ci ricorda come “Si nota frequentemente nelle tracce rimaste una divisione interna della centuria in quattro quadrati misuranti ciascuno 50 iugeri (la misura è nota dalle fonti come aliquota delle assegnazioni triumvirali ed è detta, impropriamente, centuria triumviralis).”. Un quadrato di 25 centurie veniva definito con la parola saltus, che in Latino significa anche salto. E quindi, per quanto riguarda il “saltus”, sembra doveroso ricordare la sentenza latina: natura non facit saltus, ossia la natura non fa salti, con ciò volendo affermare che ogni cosa in natura avviene secondo leggi fisse e per gradi; “la formula, di origine scolastica,” si trova in C. Linneo, Philosophia botanica (1751), ma veniva citata anche in G. W. Leibniz, Nouveaux essais (1704). Possiamo dire che la stessa sentenza è applicabile al terreno, poiché è vero che la natura non ha suddivisioni in lotti. Se nella maggior parte dei casi, come nel Vallo di Diano, le centurie assumevano la forma di quadrati di 20 actus, notiamo che a Benevento, Velia e Vibo assumevano la forma di rettangoli di 16 x 25 actus, equivalenti alle centurie normali, invece ad Aeclanum (in Irpinia) di 20 x 24 actus, ad Emerita in Spagna di 20 x 40 actus e a Cremona di 20 x 21 actus. Questi esempi sono stati dedotti dagli scritti degli agrimensori, ma altri ancora si possono aggiungere a questi per via delle tracce di centuriazione conservate nei terreni agricoli. Fenomeno questo che in molti punti della pianura del Vallo di Diano è ben visibile. I gromatici ci informano che oltre alla divisione in centurie si procedeva anche alla divisione in forme rettangolari disposti nel senso della lunghezza, detti strigae, cioè col lato corto lungo l’asse principale del sistema della divisione del terreno, e scamna (in direzione perpendicolare). Possiamo anche affermare che la principale differenza rispetto alla centuriazione consisteva nel fatto che in questo secondo sistema non si avevano limites ma semplici rigores, ovvero linee ideali di confine tra le singole proprietà. In fondo, anche nel gioco del calcio abbiamo delle linee a dividere il campo, ed una fondamentale è quella che delimita l’area di rigore. I termini strigae e scamna sono usati anche per indicare le centurie rettangolari. Oltre alle suddivisioni ricordate dalla letteratura gromatica, c’è anche un sistema di divisione del terreno che si ottiene per mezzo di soli limites paralleli non tagliati da cardini…”. Lo strumento utilizzato per realizzare le Centurie era laGroma, che possiamo benissimo affermare, che era un antenato degli attuali strumenti topografici  come il Tacheometro, il Teodolite o l’attuale GPS, ma sentiamo il dottor Capozzi nel dettaglio “…Lo strumento usato dagli agrimensori per tracciare i limites era detto groma ed era a forma di croce. Esso si sospendeva ad un sostegno (ferramentum). La croce aveva appesi alle estremità dei bracci, quattro fili a piombo che permettevano il traguardo in verticalità. Lo strumento è descritto dagli agrimensori, e così si trova rappresentato sui rilievi delle lapidi funerarie dei mensores. Una di queste lapidi si trova all’Antiquarium di Boscoreale. Essa porta al centro l’iscrizione col nome del defunto, Nicostrato e della sua compagna Ecdocle; ai lati sono raffigurati gli strumenti della sua attività di Mensor, ossia di agrimensore: la groma, il filo a piombo e due paline. Le due paline erano ovviamente necessarie per tirar le linee rette sul terreno. Era necessaria anche la presenza di alcuni assistenti che posizionassero le paline. Le linee erano controllate col traguardo della groma. Tale semplice strumento permise di tracciare i limites con la più perfetta regolarità anche per molte decine di chilometri, superando in tal modo ostacoli rappresentati da fiumi e da monti (in questo caso era necessario il riporto su verticali della misurazione, cioè la cultellatio). Dal nome dello strumento gli agrimensori erano detti anche gromatici….”

In realtà la centuriazione, attraverso la trasformazione di un paesaggio naturale in un territorio “normato”, fu, anche un atto di rilevante progresso economico e sociale: attraverso lo sfruttamento agricolo, infatti, molte zone, prima incolte e infruttuose, iniziano una nuova vita e la loro struttura economica si trasforma radicalmente. Da primitiva diventa in seguito sapientemente organizzata, grazie alla precisa lottizzazione e al controllo delle acque che permettono una lavorazione della terra più accurata. Un miglioramento delle colture e, come conseguenza, un maggior utile. Incontro di uomini significa comunione di spiriti: quando verranno le cosiddette popolazioni barbariche tutti questi coloni saranno “i Latini”. L’arrivo in un territorio di tanti coloni provoca anche un sensibilissimo aumento demografico che diviene uno degli elementi fondamentali della colonizzazione e del futuro sviluppo del territorio stesso. Ma c’è ancora un altro e, a mio parere, importantissimo aspetto da tenere in considerazione quando noi parliamo di centuriazione. La natura che in molti luoghi fino ad allora aveva potuto manifestarsi nella sua incontrollata forza vitale, viene ora piegata alle necessità dell’uomo che abbatte e spiana, disbosca e prosciuga, stende vie, regola e argina le acque, delimita i terreni e ne rompe le zolle con gli strumenti del suo lavoro, costruisce le sue case e i ricoveri per i suoi animali, semina e vede nascere e maturare le messi. All’antico quadro di un paesaggio pressoché intatto nei suoi naturali e liberi contorni, succede un ordinato disegno, tracciato, in ogni suo particolare, dalla mente e dalla volontà dell’uomo che riesce a dominare la natura, a porla al suo servizio e a darle una nuova “forma”.

 

 

 

2 thoughts on “IL VALLO DI DIANO AL TEMPO DEI ROMANI. LE MISURE AGRARIE E LE TRASFORMAZIONE DEL PAESAGGIO RURALE E AGRICOLO.

  1. Il Vallo di Diano, presenta un bellissimo paesaggio rurale, forse unico, con i suoi piccoli appezzamenti di terreno , sembra un grande puzzle, con i suoi colori verde- oro, dell’erba e del grano… difendiamolo da qualsiasi i reato ed inquinamento ambientale….

  2. L’amore è più intenso tra la terra e chi la lavora da millenni. Il rapporto dell’uomo con la terra è stato storicamente complesso e tale da produrre conoscenza utile all’umanità.
    La terra si è fatta conoscere dai contadini e ha rivelato per prima agli stessi tanta conoscenza, come quella delle rotazioni. L’utilità di alternare la coltivazione di un cereale con una leguminosa non è stata scoperta in un
    laboratorio, ma dall’esperienza pratica di coltivazione.
    (di CARMINE NARDONE)

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