Amato/44: spaccatura tra Procura e Guardia di Finanza ? ?

Aldo Bianchini

SALERNO – Dopo l’udienza del 30 settembre scorso qualche domanda si impone sull’ancor più intricata vicenda del “crac Amato”. Premetto di non aver assistito all’udienza in questione e di aver letto soltanto alcuni report giornalistici che essendo univoci mi forniscono gli elementi utili per questo approfondimento giudiziario. Da addetto ai lavori e dopo aver letto attentamente i resoconti sull’udienza mi sono posto io stesso una domanda preliminare: <<Ma questa Città è ostaggio di interpretazioni soggettivo/suggestive e di silenzi inquietanti ?>>.  In pratica sulla vicenda Amato/Del Mese/Mussari/Ceccuzzi/Labonia (per citare solo cinque grandi protagonisti) hanno, finora, indagato quattro persone, tre finanzieri (col. Antonio Mancazzo, mar.lli Giuseppe Sabatella e Attilio Acconcia) e un magistrato (Vincenzo Montemurro); i marescialli si contraddicono e svelano in aula l’esistenza di un’altra inchiesta (forse molto più importante e delicata di quella madre) e il pm <<sobbalza in aula perché intendeva tenere segreta lan notizia>> (fonte Cronache del salernitano del 1 ottobre 2013). Ma andiamo con ordine cominciando dai marescialli agli ordini di Mancazzo che fa il pari con l’Arma dei Carabinieri per il “caso Gambino”. Sconcertante la deposizione dei due finanzieri che per quanto riguarda il prestito a Paolo Del Mese affermano <<che l’operazione era formalmente corretta ma, poiché avvenuta in circostanze particolari per la società, anche questa ingiustificata>>; in pratica i finanzieri danno un giudizio di merito e quasi da processo alle intenzioni su un fatto assolutamente e formalmente corretto. Cose veramente dell’altro mondo, invece di attenersi ai fatti, sparano sentenze personali prima ancora di quella ufficiale e pubblica.  Ma c’è di più, gli stessi finanzieri nella loro attività investigativa utilizzano un doppio metro di valutazione (messo che la valutazione non deve essere di loro competenza !!) quando in merito alle condizioni di salute di Peppino Amato senior dicono  << … di aver visto i certificati ma di non essere in grado di poter eseguire loro una perizia sullo stato di salute …>>. Sempre più allucinante, da un lato i finanzieri ammettendo di avere poteri divinatori entrano nel merito anche psicologico di un’operazione (cosa mai vista o sentita !!) e dall’altro ritornano ad essere individui/investigatori normali. Delle due l’una, o si hanno sempre poteri speciali o non si hanno. Punto. Ha ragione da vendere, quindi, l’on. Paolo Del Mese che parla giustamente di “pregiudizio nei suoi confronti”. Il secondo momento inquietante dell’udienza di lunedì scorso chiama in causa direttamente il pm Vincenzo Senatore che, alla domanda dei difensori sull’esistenza di un filone d’indagine sulla “”variante al piano regolatore che avrebbe dovuto consentire la riconversione del vecchio pastificio””, <<sobbalza perché intendeva tenere segreta la notizia che apre nuovi scenari politici>> (fonte Cronache del salernitano). Orbene, se ho capito qualcosa in circa trent’anni di cronaca giudiziaria mi corre l’obbligo di attribuire a questo passaggio in aula una importanza fondamentale per la stessa architettura ed economia del processo. Anzi arrivo a dire che senza il chiarimento su questo passaggio è addirittura inutile anche il processo, messo che i processi dovrebbero servire a chiarire tutti gli aspetti di una vicenda giudiziaria per meglio e più serenamente giudicarli. Insomma, premesso che la vicenda del <<cambio di destinazione>> porterebbe direttamente nella stanza principale del Comune di Salerno la domanda è questa: “”Fino a che punto la Procura della Repubblica vuole che sia fatta chiarezza ?”” su una vicenda che riguarda tutta la Città perché la storia del pastificio Amato è in buona parte anche la storia della Città. In pratica senza il troncone sulla variante tutta la vicenda giudiziaria è destinata a sgonfiarsi in aula come un pallone gonfiato. Questo passaggio nodale l’hanno capito, secondo me, anche i finanzieri che in aula potrebbero aver scelto la “linea della rivelazione” per non passare come investigatori incapaci e parziali di fronte all’incalzare delle difese; un modo come un altro per dire a tutti <<Vedete che noi abbiamo indagato anche sul Comune e su tanto altro !!>>. Ed a questo punto mi chiedo come sia possibile cercare di tenere segreto un filone d’indagine così importante che potrebbe portare addirittura ad una nuova e più forte incriminazione effettiva di tutti i soggetti a processo perché a quel punto dovrebbero davvero dimostrare la loro totale estraneità di rapporti con il Comune di Salerno e dei suoi esponenti. Filone che si aggraverebbe se ad esso venissero sommate anche la “famigerata fattura” pagata dalla Spa Amato per un palco elettorale di De Luca e la “famigerata valigetta” piena di soldi che Amato junior avrebbe visto nella mani di Mario Del Mese e da consegnare al figlio di De Luca (fonte Il Mattino del 2 ottobre 2013), con l’aggiunta delle “famigerate buste gialle piene di soldi” (fonte Il quotidianodisalerno.it). Per fare questo, però, bisognerebbe “sospendere il processo in corso” e richiamare in causa, in un nuovo grande faldone processuale, i personaggi che hanno patteggiato o che sono ancora a processo e coinvolgere i soggetti che finora sono stati tenuti al riparo ed i cui nomi la Città sussurra da tempo, da molto tempo. Veramente si aprirebbero “nuovi scenari politici” (come dice Cronache del salernitano) ed anche prettamente giudiziari. Sarebbe finalmente ora, un po’ di coraggio in più da parte di tutti non guasterebbe, senza più bisogno delle serenità e della predisposizione all’ascolto fin qui dimostrati dal collegio giudicante. Per amore della giustizia spero che la palese spaccatura del fronte unito (Procura – Guardia di Finanza) venga ricomposto nel nome e per il bene della stessa giustizia. Alla prossima.

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