Moody’s migliora il suo giudizio sull’Italia: ma davvero la situazione è cambiata?

Filippo Ispirato

L’agenzia americana di rating Moody’s la settimana scorsa ha migliorato la sua visione globale sul debito a medio lungo termine del nostro paese, confermando il suo giudizio a Baa2 con prospettive future stabili.

Il rating esprime un giudizio sintetico sulla capacità di un paese, nel nostro caso l’Italia, di riuscire nel medio lungo periodo a rimborsare il proprio debito: tale valutazione dipende da numerosi variabili, tra cui le prospettive macroeconomiche, la situazione politica, le riforme strutturali in corso, il saldo annuale tra entrate e spese e la situazione fiscale generale.

Secondo l’agenzia il miglioramento delle prospettive economiche future del nostro paese, che sono passate da negative a stabili, sono da ricercarsi in fattori sia interni che esterni.

I fattori interni che hanno portato ad una migliore prospettiva sul debito italiano sono da ricercarsi in particolare:

– sulla capacità del nostro paese di aver mantenuto un rapporto deficit/Pil attorno al 3% per gli ultimi due anni consecutivi, nonostante la grave recessione in corso,

– il minor costo del finanziamento del debito, grazie alla riduzione dello spread tra Bund e Btp che in poco più di due anni si è ridotto dai 550 punti base ai circa 190 di oggi; ciòconsentirà allo stato italiano di pagare meno interessi in futuro sul suo debito pubblico

– il ritorno alla crescita economica, seppure a tassi ancora bassi

– il miglioramento dei conti degli istituti di credito italiani, che ha ridotto fortemente il rischio di un eventuale ricapitalizzazione del sistema bancario finanziato dallo stato

I fattori esterni che hanno portato l’agenzia Moody’s a migliorare il rating dell’Italia sono legati essenzialmente al miglioramento generale delle altre nazioni periferiche ed economicamentefragili dell’Eurozona (Irlanda e Spagna in particolar modo), coinvolti nel programma di aiuti dell’Unione Europea e della Trojka, con conseguente minori probabilità di nuovi esborsi a carico degli altri paesi membri per la messa in atto di piani di salvataggio finanziari.

I principali vincoli che ancora gravano sul sistema paese, secondo l’agenzia di rating, riguardano il quadro politico nazionale, che ancora non ha avviato le riforme strutturali necessarie per aumentare la competitività e favorire una crescita economica più stabile e duratura.

Questo, a nostro parere, è uno dei principali limiti che, sebbene sia migliorato il giudizio globale, sul nostro paese, non ci consentono di uscire in maniera definitiva dalla difficile situazione economica che stiamo vivendo.

Una diminuzione dello spread così forte dal 2012 ad oggi non sembra corrispondere ad un sostanziale ed effettivo miglioramento dei conti pubblici e della situazione economica, quanto piuttosto ad una manovra speculativa finanziaria. Non a caso il numero dei disoccupati in Italia ha raggiunto livelli elevati, arrivando recentemente a superare il massimo storico toccato nel 1977; non solo, ma la percentuale di giovani che hanno terminato gli studi e sono senza occupazione è secondo solo a quello di Spagna e Grecia, mentre si assiste ormai quotidianamente alla chiusura di stabilimenti industriali e di aziende.

Il nostro quadro politico rimane incerto e, nonostante i programmi e le promesse elettorali, non sono state ancora apportate modifiche sostanziali ed efficaci a favore dell’occupazione e della crescita competitiva. Riforme strutturali che non devono tradursi in un mero annientamento dei diritti dei lavoratori, ma in una diminuzione dei costi della macchina burocratica, della tassazione sulle imprese e sul costo del lavoro, che è uno dei più alti in Europa.

Recuperare la competitività attraverso il semplice taglio degli stipendi dei lavoratori si traduce in un circolo vizioso per il sistema economico, in quanto con minore reddito disponibile il ceto medio ridurrà i propri consumi, generando una contrazione dell’economia ancora maggiore rispetto ai benefici finanziari generati dal taglio dei salari.

Se la politica vuole rendere più efficiente e competitivo il proprio sistema economico dovrà diminuire la tassazione sul costo del lavoro e sulle aziende, alleggerendo in maniera consistente il fardello burocratico per la classe imprenditoriale.

Nulla di tutto questo è stato ancora fatto…. Siamo sicuri, allora, che sia davvero cambiata in meglio la situazione del nostro paese?

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