Co.Fa.Ser.: come, fare, servizi … nuova tempesta sulle farmacie comunali ?

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Innanzitutto spieghiamo a chiare lettere che cosa significa, o meglio che cosa è, il CO.FA.SER. perché le sigle, almeno per me, diventano spesso una vera e propria ossessione interpretativa.

Il Co.Fa.Ser. è un Consorzio di Enti Pubblici, dotato di personalità giuridica e di autonomia imprenditoriale costituito tra i Comuni di Mercato San Severino e Sarno “ai sensi della legge 392/91 e dell’art. 25 della Legge 8.6.1990 n. 142, e a seguito della specifica Convenzione di cui all’art. 24 della Legge n. 142/90” (art. 1 dello Statuto dell’Ente).

Ancora meglio sarebbe dire che il CO.FA.SER. altro non è se non un “Consorzio Farmacie e Servizi” con uno spiegamento, sul territorio comunale di Mercato San Severino e Sarno di diverse “farmacie comunali” che tante speranze avevano offerto alla gente comune di spaccatura della monolitica casta delle intoccabili “farmacie private” e di consequenziali migliori servizi in termini economici e di relazione con gli utenti.

Un Ente pubblico, quindi, che insieme al C.F.I. (Consorzio Farmaceutico Intercomunale) tra i Comuni di Agropoli, Ascea, Eboli, Cava de’ Tirreni, Scafati, Salerno, Capaccio, Baronissi e Lioni (anche se Scafati sembra essere uscito definitivamente dal Consorzio, almeno a livello amministrativo decisionale, mentre le farmacie sono ancora attive) avrebbe dovuto rilanciare un “nuovo sistema farmaceutico” in grado di rivaleggiare con quello privato e, addirittura, di superarlo in tempi brevi per qualità di servizi.

Così, invece, non è stato e tutto si è trasformato nella costituzione di Consorzi utili più all’espansione del potere politico che al cambiamento di rotta utile allo sbarramento del sistema farmaceutico privato che è andato sempre più assumendo, come dicevo, le sembianze di una casta autonoma e indipendente.

In passato, ma anche in tempi recenti, abbiamo assistito alle numerose, disdicevoli e truculente battaglie consumate all’interno del C.F.I. nel quale (essendo presente il Comune di Salerno) il potere politico ha avuto un peso preponderante.

Sull’altra sponda del fiume c’era il Co.Fa.Ser. che, almeno sulla carta, appariva come un consorzio capace di assicurare innanzitutto i servizi farmaceutici agli utenti mettendo in secondo piano le battaglie di potere politico per la conquista di poltrone ben remunerate.

Oggi non è più cosi, e non soltanto per le ipotesi di reato lanciate dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Nocera Inferiore (p.m. Anna Chiara Fasano) con l’accusa in capo all’ex direttore generale dr. Luigi Napoli (già vice sindaco di Cava de’ Tirreni) di aver intascato nel 2018  illegalmente, anche se con un mandato ufficiale, la somma di 23mila euro attinta dalle casse del Consorzio quale corrispettivo delle “indennità premianti accessorie”.

Ma al di là dell’accusa tutta ancora da provare, rimane in piedi una considerazione di carattere politico-organizzativo-contabile sul merito della definizione data alla concessione del corrispettivo; si parla, difatti, di indennità premianti accessorie  che se ben letta e interpretata è una definizione che spiega al meglio che dette indennità dovrebbero essere attribuite qualora la conduzione dell’azienda sia stata virtuosa.

Si scopre, però, grazie a Domenico Crescenzo (capo gruppo di Forza Libera nel consiglio comunale di Sarno) che il Cofaser avrebbe accumulato tra il 2017 e il 2018 una perdita di oltre 1.200.000 euro pur gestendo sette farmacie comunali; una perdita che sembra essere destinata a diventare di 2.400.000 euro a fine 2019.

Orbene, se questi dati dovessero essere confermati e certificati (da seguire il dibattito aperto da Crescenzo) si dovrà pensare, gioco forza, ad una cattiva gestione del Consorzio; e se il Consorzio è stato gestito male come si fa a far maturare le “indennità premianti accessorie”. Questa è la domanda principale alla quale la politica, e per essa Luigi Napoli, dovrà rispondere.

Le accuse della Procura potranno anche cadere (e sinceramente lo auguro al dr. Napoli) ma rimarrebbe sempre in piedi una concessione premiante per una gestione fallimentare del Consorzio di Enti pubblici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *